Šćedro, l’Isola Benevola dell’Adriatico che custodisce baie paradisiache e rovine antiche

Un meraviglioso lembo di terra che rappresenta l’antitesi del turismo di massa, un affascinante segreto della Croazia custodito gelosamente

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Di fronte al versante sud di Hvar (Croazia), nel canale che guarda Korčula, c’è un’isoletta lunga appena 6 chilometri e mezzo che sembra aver scelto una traiettoria tutta sua. Il suo nome è Šćedro e, pur essendo piccola sulla carta geografica, è vastissima nelle sensazioni. Questo minuto territorio, infatti, custodisce una Dalmazia rimasta integra, lontana dal rumore delle località celebri e dalle geometrie del turismo veloce.

Il nome, nelle antiche lingue slave, richiama l’idea di generosità e misericordia. Il motivo (secondo le teorie più diffuse) è da ritrovare nel fatto che per secoli marinai, mercanti, pescatori e flotte intere cercarono riparo qui durante i cambi improvvisi del vento adriatico. Šćedro, che in italiano chiamiamo anche Torcola, conta pochissimi residenti stagionali, è quasi priva di urbanizzazione invasiva e non sfoggia nemmeno insegne luminose.

Anzi, la tutela ambientale ha fermato la speculazione edilizia e salvato il paesaggio, oggi fatto di pinete, lentisco, salvia selvatica, rosmarino, muretti a secco, pietra calcarea cretacea e sentieri che tagliano antichi campi terrazzati. Sotto la superficie del mare (bellissimo, va detto) riposano anfore, relitti e frammenti di commerci antichi, mentre sulla terraferma emergono resti monastici, cumuli preistorici, tracce romane e villaggi quasi deserti.

Cosa vedere e fare a Šćedro

Se siete i tipi da lista con monumenti da spuntare, rilassatevi e mettete via il vostro elenco. Questa perla della Croazia, infatti, invita a rallentare e a dimenticare qualsiasi tipo di fila o corsa. È uno di quei (pochi) posti in cui il piacere nasce dal passaggio tra epoche diverse raccolte in pochi chilometri.

Mostir e il monastero domenicano del ‘400

Nella baia di Mostir sorgono i resti del monastero domenicano fondato nel XV secolo, con annesso ospizio per marinai. I religiosi scelsero questo approdo per la posizione strategica sulle rotte adriatiche e per la presenza di acqua dolce nella zona.

Le murature superstiti raccontano una costruzione sobria, robusta e pensata per resistere al sale e al tempo. Accanto si trova la chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, legata ancora oggi a una celebrazione estiva molto sentita dagli abitanti di Hvar. Al tramonto il complesso cambia volto, con la pietra che assorbe toni dorati.

Nastane, il villaggio abbandonato

Sulla collina interna vi attende Nastane, antico insediamento rurale ormai quasi deserto. Le case in pietra, addossate l’una all’altra, conservano tetti bassi, cortili essenziali e scale esterne tipiche dell’Adriatico contadino.

Raggiungerlo equivale a poter leggere la fatica agricola di un tempo. Šćedro, più umida rispetto a Hvar grazie alla rugiada notturna, favoriva cereali, vigne e ulivi.

Vela Glava, il punto più alto

Con i suoi 113 metri, Vela Glava rappresenta la cima dell’isola. Certo, i numeri sono modesti, ma nonostante questo il panorama è enorme. Vi basti pensare che dall’alto si leggono le insenature frastagliate di Hvar vicinissima, di Korčula in lontananza e la trama dei canali marini che resero Šćedro così importante.

Nei dintorni sorgono antichi tumuli in pietra, testimonianza di frequentazioni preistoriche distribuite in decine di siti.

Archeologia sommersa

Le acque attorno a questa graziosa terra emersa custodiscono una delle sue identità più affascinanti. Nei fondali, infatti, sono state rinvenute anfore, ancore, resti navali e tracce di traffici millenari. Alcuni studiosi collegano quest’area agli scontri tra le fazioni di Cesare e Pompeo durante la guerra civile romana.

Ma, al di là del dibattito storiografico, una certezza rimane: tali abissi furono attraversati intensamente sin dall’antichità.

Sentieri tra macchia e terrazze agricole

I percorsi interni attraversano vecchi campi delimitati da muri a secco, fichi, olivi e vegetazione profumata. Servono scarpe adatte, acqua abbondante e passo tranquillo per scoprire l’anima terrestre di Šćedro, spesso trascurata da chi arriva soltanto in barca.

Le spiagge più belle di Šćedro

È meglio saperlo subito: stabilimenti, file ordinate di ombrelloni o passerelle a Šćedro non ci sono. In cambio, però, si trovano ghiaie chiare, rocce levigate, pini inclinati verso il mare e acqua decisamente trasparente. Tra le spiagge da non perdere consigliamo:

Dove si trova e come arrivare

L’isola di Šćedro si raggiunge soprattutto via mare. Il punto più vicino è Zavala, sulla costa meridionale di Hvar, distante circa 2,7 chilometri. Durante la bella stagione partono piccole barche e taxi boat giornalieri, anche se molti visitatori arrivano con barche private, yacht o velieri lungo le rotte tra Hvar e Korčula.

Per giungere ad Hvar si passa normalmente da Spalato con traghetti o catamarani diretti a Jelsa, Stari Grad oppure Hvar città, proseguendo poi su strada verso Zavala. Il periodo migliore va da maggio a ottobre. Giugno e settembre rappresentano l’equilibrio ideale tra temperature piacevoli, mare già caldo e presenza contenuta. Luglio e agosto regalano energia estiva piena, giornate lunghissime e vita nautica più intensa. Primavera avanzata e inizio autunno valorizzano invece il lato contemplativo dell’isola.

Šćedro viene spesso descritta dai viaggiatori come una delle isole più pacifiche del Mediterraneo e, dopo qualche ora trascorsa tra baie silenziose, pietre antiche e sentieri aromatici, si capisce che il soprannome nasce da un fatto semplice: qui il tempo smette di comandare.

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