L’emozionante abbraccio di pietra tra Apollo e il tramonto: Portara di Naxos, affacciata sul blu dell’Egeo

Sull'isolotto di Palatia, davanti alla Chora, una porta antica racconta ambizioni, miti e tramonti tra le pietre di uno dei simboli più celebri delle Cicladi

6 min di lettura

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Ancor prima di mettere piede a Naxos, può capitare di vederla: la sagoma della Portara compare davanti alle navi dirette verso la Chora, la principale città dell’isola, piantata su un piccolo lembo di terra che si protende nell’Egeo. Sembra quasi un enorme ingresso pronto ad accogliere chi arriva dal mare, solo che dietro quella soglia non c’è più alcun tempio.

Resta una porta monumentale, solitaria e sorprendentemente integra, costruita con enormi blocchi di marmo locale. Attorno si apre il mare, mentre alle spalle si riconosce il profilo della città di Naxos, con le case bianche e le costruzioni del quartiere storico che salgono verso il castello veneziano.

La scena ha qualcosa di insolito: una costruzione pensata per far parte di un grande edificio religioso è diventata, attraverso i secoli, un monumento autonomo. Il tempio è scomparso, la porta è rimasta. Ed è proprio questa incompletezza ad aver trasformato la Portara nel simbolo più riconoscibile di questa splendida isola ellenica.

Breve storia e leggende della Portara

La vicenda della Portara comincia nel VI secolo a.C., in una fase di grande prosperità per Naxos. Intorno al 530 a.C., il tiranno Lygdamis promosse la costruzione di un santuario monumentale destinato a esaltare la potenza dell’isola. Il progetto prevedeva un edificio di proporzioni imponenti, realizzato secondo i principi dell’architettura ionica.

Le ricostruzioni degli studiosi permettono di immaginare un tempio rettangolare lungo circa 50 metri e largo 25, oppure, vicino ai 60 metri per 28. Un colonnato avrebbe circondato l’edificio, con 6 colonne sui lati brevi e 12 su quelli lunghi.

Dietro il progetto c’era anche un’ ambizione politica: Lygdamis voleva fare di Naxos una potenza in grado di competere, almeno sul piano monumentale, con i grandi centri della Grecia antica. Il sogno, però, si interruppe prima della conclusione dell’opera, perché mutamenti politici e conflitti portarono alla caduta del tiranno e il gigantesco cantiere venne abbandonato.

Rimane una questione affascinante sulla destinazione del santuario: l’interpretazione più diffusa lo collega ad Apollo, divinità associata alla musica, alla profezia e alla luce. La posizione della Portara offre un indizio importante, perché l’apertura è orientata verso Delo, isola sacra considerata dalla mitologia greca luogo di nascita di Apollo.

Un’altra ipotesi chiama in causa Dioniso, divinità del vino, della festa e della fertilità profondamente legata alla tradizione di Naxos. L’isola occupa infatti un ruolo centrale nel mito di Arianna e Dioniso, tanto da essere considerata una delle terre più strettamente associate al culto del dio.

Proprio Arianna porta con sé la leggenda più famosa legata a Palatia. Secondo il mito, Teseo, dopo aver ucciso il Minotauro a Creta grazie all’aiuto della principessa cretese, partì con lei verso Atene. Durante il viaggio i due raggiunsero Naxos e si fermarono sulla penisola di Palatia. Al risveglio, Arianna si ritrovò sola. Da questa vicenda deriva l’espressione italiana “piantare in asso“, nata dalla trasformazione dell’antico modo di dire “piantare in Nasso”, cioè abbandonare qualcuno proprio sull’isola.

Il racconto, però, presenta anche una seconda versione: Dioniso avrebbe visto Arianna sull’isola, se ne sarebbe innamorato e l’avrebbe poi presa in sposa. La tradizione lega così Palatia a una storia fatta di abbandono, amore e trasformazione, aggiungendo una dimensione mitologica a un luogo già carico di memoria.

Nei secoli successivi il sito subì ulteriori trasformazioni. Parte del complesso fu riutilizzata in epoca cristiana, mentre durante le dominazioni veneziana e ottomana molte pietre del tempio vennero recuperate per nuove costruzioni. La Portara, invece, rimase al suo posto soprattutto per una ragione: spostare blocchi di quelle dimensioni era un’impresa enorme.

Visitare la Portara, cosa vedere e cosa fare

La visita è breve, ma il contesto merita tempo. Dalla Chora si raggiunge Palatia attraverso una stretta strada rialzata che attraversa il mare e il percorso regala già una delle prospettive più belle sulla Portara, soprattutto avvicinandosi all’isolotto e lasciandosi alle spalle il porto.

Una volta raggiunta la penisola, il sentiero conduce verso il monumento. Il terreno è semplice, con pietra, gradini e superfici irregolari, perciò conviene scegliere scarpe comode.

Osservare da vicino la struttura

La prima cosa da fare è fermarsi davanti ai blocchi di marmo. La Portara è costruita con materiale proveniente dalle cave di Flerio, nell’entroterra di Naxos, una zona conosciuta fin dall’antichità per l’estrazione del marmo.

La superficie delle pietre racconta ancora la loro lavorazione. Guardandole da vicino si percepisce la quantità di materiale necessaria per realizzare un ingresso di simili dimensioni e si comprende meglio l’ambizione del progetto originario.

Ricostruire mentalmente il tempio

Attorno alla porta rimangono le fondamenta e altri elementi archeologici grazie a cui capire l’impianto previsto. Il colonnato ionico avrebbe dato al santuario una presenza monumentale, mentre la posizione sul mare avrebbe reso l’edificio immediatamente riconoscibile per chiunque fosse giunto a Naxos via nave.

Fermarsi al tramonto

Il momento più spettacolare arriva quando il sole scende verso l’orizzonte. La posizione della Portara crea una scenografia naturale potentissima: il disco solare passa attraverso l’apertura del portale e il marmo assume sumature calde, mentre il mare cambia colore minuto dopo minuto.

In alta stagione conviene raggiungere Palatia con un certo anticipo, soprattutto per scegliere con calma il punto migliore. Il tramonto attira molti visitatori e il piccolo spazio intorno alla porta può diventare affollato.

Dove si trova e come arrivare

La Portara si trova sull’isolotto di Palatia, immediatamente davanti alla Chora di Naxos, sul lato occidentale dell’isola. La distanza dalla città è minima e il collegamento con la terraferma avviene tramite una strada rialzata.

Chi soggiorna nella Chora può raggiungere l’area direttamente a piedi partendo dal lungomare e seguendo il percorso verso Palatia. La passeggiata è uno degli aspetti più piacevoli della visita, perché il paesaggio cambia progressivamente. Alle spalle restano il porto e le case della città, mentre davanti si apre il tratto di Egeo che circonda l’isolotto.

Questa meraviglia si presta anche a una visita nelle ore precedenti il tramonto, magari dopo aver esplorato la Chora e il quartiere veneziano. Dal monumento, lo sguardo torna verso la città e permette di cogliere Naxos da una prospettiva particolare, con il profilo urbano raccolto ai piedi della collina.

iStock
La meravigliosa Portara di Naxos

Forse la Portara avrebbe dovuto raccontare la grandezza di Lygdamis e di un santuario destinato agli dèi. Oggi, invece, racconta qualcosa di diverso: mostra quanto possa diventare potente anche un’opera rimasta a metà.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963