Lasciate dietro di voi le tipiche immagini della Spagna dalle piazze assolate, dei centri storici affollati e delle città monumentali. Perché l’angolo di cui vi stiamo per parlare mostra un volto molto diverso del Paese e che la maggior parte dei turisti (ancora) non conosce. Nel nord, per la precisione ai margini dei Pirenei aragonesi, c’è un pullulare di pinete, gole scavate dal tempo, altopiani erbosi e pareti di calcare chiaro che sembrano custodire segreti antichi. Tanto che, quasi all’improvviso, appare lui: San Juan de la Peña.
Si tratta di un complesso monastico eccezionale, in quanto parte della struttura sparisce letteralmente sotto una gigantesca roccia, una massa minerale tanto ampia da trasformarsi in tetto naturale. Per la tradizione locale questo sito rappresenta la culla del Regno d’Aragona, un appellativo che pesa quanto una dichiarazione identitaria. Tra queste pareti, infatti, prese forma una parte decisiva della storia medievale della regione.
Poi ci sono (chiaramente) le leggende, come quella che collega San Juan de la Peña al Santo Calice, il Graal della tradizione cristiana (che pare sia rimasto protetto qui per oltre 300 anni).
Indice
Breve storia del Monastero di San Juan de la Peña
Le origini di San Juan de la Peña si perdono nell’alto Medioevo, in un periodo ancora avvolto da fonti frammentarie e racconti monastici. La tradizione parla di piccoli eremi nascosti tra i boschi, rifugi spirituali scelti da religiosi in cerca di raccoglimento. Le testimonianze storiche più solide conducono però al X secolo, quando attorno all’anno 920 venne consacrata una piccola chiesa in stile mozarabico, oggi conosciuta come chiesa inferiore.
Un primo nucleo spirituale che crebbe rapidamente, fino a quando nel 1025 entrò in scena Sancho III di Navarra, figura centrale della politica medievale iberica. L’uomo rifondò il complesso monastico introducendo la regola di San Benedetto e trasformando San Juan de la Peña in uno dei principali centri religiosi del nord della penisola.
Durante l’XI secolo venne edificata la chiesa superiore, consacrata nel 1094, insieme a nuove strutture destinate alla vita monastica. Nel 1071 accadde un episodio di portata storica straordinaria: proprio qui venne introdotta per la prima volta in questa zona di mondo la liturgia romana, sostituendo l’antico rito ispano-visigoto. Un passaggio religioso che segnò l’ingresso definitivo della Chiesa aragonese negli standard dell’Europa occidentale.
Tra XI e XII secolo il monastero raggiunse il suo massimo splendore: sì affermò come pantheon reale, custode delle sepolture dei sovrani aragonesi e riferimento spirituale per la monarchia nascente. Poi arrivarono secoli più complessi che comportarono la perdita di privilegi, contese patrimoniali, debiti, deterioramento delle strutture e incendi ripetuti.
Il colpo più duro giunse nel 1675, anno in cui delle fiamme divamparono per 3 giorni lasciando il tutto in condizioni tali da rendere impossibile la vita monastica. La comunità prese allora una decisione radicale: qualche centinaio di metri più in alto sarebbe nato un secondo monastero, oggi semplicemente chiamato Monastero Nuevo.
Cosa vedere e cosa fare al Monastero di San Juan de la Peña
Il cuore emotivo della visita di questa meraviglia è senza dubbio il Monastero Viejo, ovvero quello costruito sotto una gigantesca parete rocciosa che sembra appoggiarsi sulle arcate. Appena superato l’atrio, il visitatore si accorge che luce si abbassa, la temperatura si fa più fresca e l’odore della pietra umida accompagna i passi.
La prima meraviglia appare nella chiesa inferiore del X secolo. Gli spazi raccolti, le forme preromaniche e l’impianto mozarabico raccontano una spiritualità essenziale. Poco più avanti si incontra il Pantheon dei Nobili, con file ordinate di nicchie funerarie decorate da archi semicircolari e dal celebre motivo a scacchiera tipico dell’arte di Jaca.
Poi arriva il punto che da solo giustifica il viaggio: il chiostro romanico. Tra i più preziosi di tutta la Spagna medievale, venne scolpito da maestranze differenti, tra cui il celebre Maestro di Agüero. I capitelli narrano scene bibliche, episodi del Nuovo Testamento, creature simboliche, figure umane, animali fantastici e dettagli vegetali.
Alzando lo sguardo c’è, invece, la sorpresa definitiva perché sopra le arcate romaniche compare la gigantesca volta naturale della montagna. Un’immagine che ha davvero dell’irreale. Merita attenzione anche la cappella gotica di San Victorián, aggiunta nel XV secolo, insieme ai resti del Pantheon Reale successivamente rinnovato in età neoclassica.
A breve distanza sorge il Monastero Nuevo, costruito dal 1676 in avanti sul pianoro di San Indalecio. L’architetto Miguel Ximénez progettò un complesso barocco di grande equilibrio geometrico, con facciate simmetriche, chiostri multipli e un’organizzazione razionale peculiare per l’epoca.
Oggi ospita un moderno centro interpretativo, con tanto di pavimento in vetro grazie a cui poter osservare gli ambienti originari tra cucine, refettori, dispense, cantine e antiche infermerie ricostruite con grande precisione. Chi desidera completare l’esperienza può raggiungere i belvedere del complesso. Il più celebre, chiamato Balcone dei Pirenei, fa correre lo sguardo per chilometri tra foreste, vallate e creste montuose.
A 7 chilometri merita una deviazione anche la Chiesa di Santa María de Santa Cruz de la Serós, uno dei migliori esempi di romanico aragonese.
Dove si trova e come arrivare
San Juan de la Peña si trova nella comunità autonoma dell’Aragona, nella provincia di Huesca, all’interno del paesaggio protetto di San Juan de la Peña e Monte Oroel. Il borgo di riferimento più vicino è Santa Cruz de la Serós, piccolo centro montano dal profilo medievale, mentre la città più importante nei dintorni è Jaca, distante più o meno 23 chilometri.
Da quest’ultima la strada sale tra curve dolci, boschi di pino silvestre, prati aperti e scorci sulle prime cime pirenaiche. Il tragitto richiede approssimativamente 30 minuti in auto, mentre per chi parte da Saragozza occorrono poco meno di 2 ore. L’ultimo tratto regala il momento più scenografico, con il bosco che si apre, la roccia che compare e il silenzio che è l’unica cosa che si può udire.
Poi San Juan de la Peña entra nel campo visivo, e in quell’istante si comprende perché questo posto, da più di 1000 anni, continui a essere ricordato con un rispetto quasi sacrale.