Il papiro dell’Iliade nascosto in una mummia: nuova scoperta sorprendente in Egitto

A Ossirinco, un team spagnolo ha trovato dentro una mummia un raro frammento dell'Iliade di Omero. Una scoperta che riscrive la storia

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Le scoperte archeologiche non smettono di farci sognare e l’ultima meraviglia sembra quasi uscita da un film: i ricercatori a El- Bahnasa, nella zona centrale dell’Egitto, hanno avviato uno scavo nel deserto e mentre hanno aperto una mummia di oltre 2.000 anni fa hanno trovato al suo interno un frammento dell’Iliade di Omero avvolto assieme ai resti.

È questo che ha restituito l’antico sito di Ossirinco (a circa 160 km a sud-ovest del Cairo) nelle ultime settimane, grazie alla missione spagnola dell’Università di Barcellona e dell’Istituto del Vicino Oriente Antico, guidata dalle dottoresse Maite Mascort ed Esther Pons Mellado. Una scoperta che sta già facendo discutere nelle comunità scientifiche internazionali e che merita la vostra attenzione.

La scoperta del papiro dell’Iliade

Il sito di scavo si trova a est di una tomba tolemaica d’Egitto già nota, la numero 67, individuata nella stagione precedente. Aprendo una trincea, il team ha portato alla luce 3 camere funerarie in calcare, ormai quasi completamente deteriorate, in parte per l’età, in parte perché saccheggiate nell’antichità.

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Quello che restava, però, era più che sufficiente a stupire. Nella prima camera: una grande giara contenente resti umani cremati di un adulto, assieme a ossa di neonato e un cranio felino, il tutto avvolto in tessuto. Nella seconda, una storia simile: altri resti bruciati, altri animali. Una pratica funeraria che mescola cremazione e sepoltura tradizionale in un modo abbastanza insolito per l’antico Egitto, e che racconta di una società in trasformazione, sospesa tra tradizioni millenarie e influenze greche e romane sempre più pervasive.

Poco più a sud, figurine in terracotta e bronzo: Arpocrate raffigurato come cavaliere, una statuetta di Cupido. Oggetti piccoli, ma carichi di significato: la prova concreta di un sincretismo religioso che a Ossirinco doveva essere la norma, non l’eccezione.

Poi c’è la tomba 65: un ipogeo (cioè una camera sotterranea) dove il team ha trovato diverse mummie romane. Alcune avvolte in bende decorate con motivi geometrici, alcune accompagnate da sarcofagi lignei dipinti. E 3 lingue d’oro, più una di rame, collocate nelle bocche dei defunti. Un rituale ben documentato in Egitto: il morto doveva poter parlare nell’aldilà, presentarsi davanti a Osiride, difendersi. Per farlo, aveva bisogno di una voce che costava oro e questo ci dice già molto su chi fosse sepolto qui.

L’importanza della scoperta

La notizia delle lingue dorate è affascinante. Ma è il papiro a cambiare le carte in tavola. All’interno di una delle mummie, i ricercatori hanno trovato un frammento di papiro con testo del secondo libro dell’Iliade: il cosiddetto Catalogo delle Navi, la lunga lista dei contingenti greci che salparono verso Troia. Un testo notissimo agli studiosi ma trovarlo dentro una mummia egiziana dell’epoca imperiale romana, è qualcosa di straordinario.

Ossirinco è già famosa nella storia dell’archeologia per la quantità straordinaria di papiri recuperati tra la fine dell’Ottocento e i decenni successivi: testi letterari, documenti amministrativi, corrispondenza privata.

Il dottor Hisham El-Leithy, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, ha parlato di una dimensione letteraria e storica del tutto nuova per il sito. E la domanda che gli studiosi si pongono adesso è quella giusta: perché? Era un segno di cultura, di status? Aveva un significato rituale? Il defunto era un insegnante, un appassionato di letteratura greca, qualcuno che voleva portarsi Omero nell’aldilà?

Non lo sappiamo ancora. Ed è esattamente questo che rende la scoperta così potente. Viviamo in un’epoca in cui tendiamo a pensare alle civiltà antiche come a entità separate, distinte, impermeabili l’una all’altra. Ossirinco ci ricorda che non è mai stato così. Qui convivevano cremazione e mummificazione, divinità egizie e culti romani, riti funebri millenari e un poema greco che aveva già seicento anni quando quella mummia fu preparata.

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