Kate Middleton arriva a Reggio Emilia e scopre la Sala del Tricolore

La principessa Kate arriva in Italia e visita Reggio Emilia partendo dalla Sala del Tricolore, il luogo dove è nata la bandiera italiana

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

C’era bisogno di una principessa per far accendere un riflettore su Reggio Emilia. La visita ufficiale di Catherine, Principessa del Galles, nella città emiliana il 13 maggio è la prima uscita istituzionale all’estero da quando ha reso pubblica la diagnosi di cancro. Una scelta che non è casuale, e che per la città italiana vale più di qualsiasi campagna turistica. La prima tappa? La Sala del Tricolore, una meraviglia da scoprire.

Kate Middleton a Reggio Emilia

L’itinerario della principessa parte dall’aeroporto di Parma, con un protocollo di sicurezza strettissimo. Da lì, Reggio Emilia. Prima tappa: il Municipio, con una cerimonia a porte chiuse che coinvolgerà le più alte cariche istituzionali della città. La Sala del Tricolore sarà il primo luogo del viaggio reggiano della principessa.

Ma il cuore della visita è altrove. Il vero obiettivo è il Centro Loris Malaguzzi, sede internazionale del Reggio Emilia Approach, il metodo educativo nato qui nel dopoguerra e oggi studiato in tutto il mondo. In programma anche il Remida, il centro di riciclaggio creativo di via Gioia, e due scuole dell’infanzia. Curiosità: nonostante le aspettative, l’asilo Diana, spesso definito il più bello del mondo, non è tra le mete previste.

Il filo che lega Kate a questa città è la visione dell’infanzia. Nel 2021 la principessa ha fondato il Royal Foundation Centre for Early Childhood, con l’obiettivo di valorizzare i primi cinque anni di vita.

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La Sala del Tricolore, dov’è nata la bandiera italiana

La visita alla Sala del Tricolore

Pochi lo sanno, ma la bandiera italiana è nata qui. Il 7 gennaio 1797, in quello che allora si chiamava Palazzo Comunale, i rappresentanti di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara si riunirono in Congresso e approvarono una mozione presentata da Giuseppe Compagnoni di Lugo: il tricolore verde, bianco e rosso veniva adottato come bandiera della Repubblica Cispadana.

La bandiera simbolo del popolo e della libertà è diventata quella nazionale ma ci vollero circa 50 anni e il Risorgimento.

La sala dove avvenne tutto questo era stata progettata dall’architetto bolognese Ludovico Bolognini nel 1772, concepita come archivio generale del Ducato. Rimase inutilizzata per anni, poi venne allestita in fretta per ospitare il Congresso.

Ugo Foscolo non era tipo da elogi facili, eppure definì Reggio “città animatrice d’Italia” e i reggiani “primi veri italiani e liberi Cittadini”. Dedicò loro la sua Ode a Bonaparte Liberatore.

Oggi la Sala del Tricolore è la sede del Consiglio Comunale. Ospita matrimoni civili, conferenze, cerimonie istituzionali. Custodisce il Gonfalone della città, decorato con medaglia d’oro: da un lato la Madonna della Ghiara con i santi Prospero, Crisanto e Daria; dall’altro lo stemma del Comune, con la croce rossa in campo bianco e la scritta S.P.Q.R., che qui sta per Senatus PopulusQue Regiensis, il Senato e il Popolo Reggiano.

Come visitarla

La buona notizia, per chi desidera visitare la Sala del Tricolore di Reggio Emilia è che l’accesso è gratuito: si entra dal portone principale del palazzo comunale in piazza Prampolini 1 e segue gli orari del museo del Tricolore.

Siccome la sala viene spesso usata per eventi, matrimoni o sedute consiliari si consiglia una telefonata per verificare la visibilità. Chi si muove in gruppo deve prenotare e se si desidera una guida storica si può contattare l’Associazione Nazionale Comitato Primo Tricolore con cui il comune ha una convenzione attiva.

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