Non è Roma, non è Milano e nemmeno la cartolina più prevedibile della Toscana. A sorprendere è un’altra scelta: l’Emilia-Romagna. A eleggerla meta numero uno in Italia è stata la firma di Business Insider, dopo aver visitato tutte e venti le regioni del Paese. Un viaggio lungo anni, fatto di ritorni continui, degustazioni, tappe gastronomiche e deviazioni fuori rotta. Alla fine, racconta, una regione si è distinta nettamente dalle altre. La storia ha colpito così tanto da essere stata persino riportata sul Mirror.
La motivazione non riguarda solo i paesaggi o le città d’arte, ma qualcosa di più concreto e quotidiano: il cibo, la cultura dell’ospitalità e quel mix quasi naturale tra tradizione e vita contemporanea che, secondo la giornalista dell’articolo, qui funziona meglio che altrove.
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Perché l’Emilia-Romagna è la miglior regione italiana
Il motivo per cui l’Emilia-Romagna è stata eletta la miglior regione italiana è molto semplice ed è legata alle specialità territoriali. Eccellenze quali il Parmigiano Reggiano, il delizioso prosciutto di Parma e l’aceto balsamico di Modena o la mortadella e i tortellini sono da batticuore. La zona conta ben 44 prodotti certificati DOP e IGP, un numero da record che batte tutto il resto d’Italia.
E poi ci sono i ristoranti che hanno contribuito a costruire la reputazione internazionale della zona. La stampa estera ha sottovalutato la varietà gastronomica spaziando da salumi e formaggi alla pasta fresca ripiena fino ai tartufi. Insomma, in pochi chilometri il menù cambia radicalmente.
Non solo gastronomia. L’Emilia-Romagna è anche terra di motori e sport. Il circuito di Imola, l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari, continua ad attirare appassionati da tutto il mondo, anche dopo l’uscita recente dal calendario di Formula 1. E proprio questa combinazione tra eccellenze culinarie e cultura motoristica contribuisce, secondo Rosati, a rendere la regione unica.
Le tappe imperdibili in Emilia-Romagna
Il viaggio della stampa estera attraversa città e borghi molto diversi tra loro. Bologna è una delle prime fermate obbligate: portici infiniti, torri medievali e un centro storico vivo, dove la cucina tradizionale resta parte della quotidianità. La giornalista, racconta, vale la pena fermarsi dalle sfogline storiche per un piatto di tortellini in brodo, senza troppe pretese estetiche ma con sostanza.
A Modena il ritmo cambia. Tra acetaie storiche e ristoranti contemporanei, la città unisce tradizione e sperimentazione. Nei dintorni si visitano caseifici di Parmigiano Reggiano e cantine dove nasce il balsamico tradizionale, spesso guidati da famiglie che tramandano lo stesso mestiere da generazioni.
Non va dimenticata Parma con la sua anima elegante e discreta; fermarsi per gustare un tagliere di prosciutto al coltello accompagnato da Lambrusco e mostarda locale è un’esperienza da non perdere. Se ci si sposta verso l’Appennino, invece, immancabile uno stop a Savignano, conosciuto come la città del tartufo. Durante la stagione si può andare per boschi con cercatori esperti e cani e vivere un’avventura prima di gustare le specialità nel piatto.
Ultima citazione degna di nota per Ferrara, che sorprende per il wine bar tra i più antichi al mondo datato 1435 e per un’atmosfera informale. Il piatto tipico? I cappellacci alla zucca: un’esplosione di sapore che coccola le papille gustative.