Le location di Rosa elettrica sembrano scelte per accompagnare i protagonisti in un viaggio che è, sì, fisico da un capo all’altro dell’Italia ma soprattutto interiore, alla ricerca del sé. La serie in sei episodi liberamente ispirata ai romanzi di Giampaolo Simi e disponibile in esclusiva su Sky e NOW dall’8 maggio 2026 è, infatti, quello che in gergo si definisce un thriller on-the-run.
Indice
Di cosa parla
La protagonista, Rosa (Maria Chiara Giannetta), è una giovane poliziotta del Nucleo Operativo Protezioni Testimoni. Nonostante sia al suo primo incarico le viene assegnato il trasferimento di Cocìss (Francesco Di Napoli), baby boss della famiglia Incantalupo accusato di aver ucciso la figlia del boss del clan camorristico rivale e consapevole di avere, per questo, le ore contate.
Durante l’operazione Rosa si convince, basandosi sul proprio istinto, che c’è qualcosa che non torna e di non potersi fidare dei propri superiori e di colleghi che pure credeva amici. Pur di salvare la vita di Cocìss e scoprire la verità decide, così, di scappare con lui da un capo all’altro dell’Italia: mentre forze dell’ordine e camorristi li inseguono, i due impareranno a conoscersi e fidarsi l’uno dell’altro.
Dov’è stata girata
La fuga di Rosa e Cocìss nella nuova serie thriller Sky tocca tre regioni, Emilia Romagna, Campania e Trentino Alto Adige, ed è qui che si trovano le principali location di Rosa elettrica (per quanto non manchino scene girate in studio nel Lazio).
Nella scelta delle ambientazioni la produzione non ha guardato solo alla bellezza e alla forza visiva dei singoli luoghi, ma anche e soprattutto alla capacità che questi avevano di entrare in risonanza con i tratti principali del carattere dei personaggi. Una delle sfide più grosse per l’Art Department, come si legge nel materiale stampa, è stata trovare location inedite e che fossero ancora «poco frequentate» dalla serialità italiana, specie quella che racconta storie di malavita organizzata.
Napoli
A Napoli, così, i luoghi dov’è stata girata Rosa elettrica non sono – solo – quelli che ci si aspetterebbe da una serie con protagonisti boss e clan di camorra. Sullo schermo compare la collina di Posillipo con le sue insenature nascoste e i suoi punti panoramici con vista sul Golfo.
Spostandosi verso il centro di Napoli la produzione ha scelto Piazza Matteotti come simbolo degli affari politico-economici della città: inconfondibili i suoi edifici razionalisti come il Palazzo delle Poste, Palazzo Matteotti, Palazzo Troise, la Casa del Mutilato.
Poco distante Piazza Monteoliveto è, sia nella realtà e sia nella finzione cinematografica, luogo di movida e di una vivace vita notturna: la piazza, che è circondata da edifici di notevole importanza storico-artistica come la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi e Palazzo Orsini di Gravina, ha come elemento più caratteristico la fontana con statua bronzea di Carlo II di Spagna.
Tra le location di Rosa elettrica c’è anche Piazza Mercato: cuore del commercio cittadino al tempo degli Angioini, poi luogo d’origine della rivolta di Masaniello a fine Seicento, oggi è al centro di diversi progetti di riqualificazione urbana.
Poco vista sugli schermi, in alcune scene del nuovo thriller on-the-run di Sky compare anche Piazza Grande ai Ponti Rossi: un complesso residenziale progettato da Aldo Loris Rossi e altri ispirandosi al brutalismo e all’architettura organica di Frank Lloyd Wright che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di città nella città con alloggi, uffici, negozi, attività per lo svago.
Il ferrarese
La sede dell’ufficio Protezione Testimoni, da dove parte l’azione nella serie, è il Palazzo Municipale di Ferrara. L’edificio quattrocentesco che per molto tempo fu la residenza ducale degli Este, non è l’unica location di Rosa elettrica in Emilia Romagna e nel ferrarese.
Seguendo le diramazioni del Po, che hanno un ruolo narrativo non secondario nella fuga dei due protagonisti, le riprese hanno interessato anche i comuni di Copparo e Comacchio. Il primo è oggi uno dei più importanti centri economici del ferrarese, non privo di luoghi d’interesse storico-artistico come la Delizia Estense, un sontuoso complesso con torri e portici oggi sede del Comune, il Teatro De Micheli in stile liberty e, appena fuori dal centro cittadino, Villa La Mensa che fu un tempo un’importante residenza vescovile.
Più famosa, e spesso considerata una “piccola Venezia”, Comacchio è celebre per le sue dodici isole collegate da ponti e passaggi.
Fuori dalla città, le Valli di Comacchio sono una meta perfetta per dedicarsi a trekking, birdwatching e altre attività outdoor.
Il Parco del Delta del Po, dove sono state girate alcune scene di “Rosa elettrica”, è una delle oasi naturali più suggestive d’Italia con i suoi oltre 66mila ettari in cui si alternano macchia mediterranea, boschi idrofili, zone salmastri, rovine etrusche e romane e villaggi di pescatori dove ancora si tramanda la tradizione della pesca di vongole e anguille.
La produzione ha girato anche a Ravenna.
Merano e il Trentino Alto Adige
Se la fuga di Rosa è Cocìss si spinge fino al Trentino Alto Adige è per ragioni narrative, certo, ma anche per segnare con uno stacco visivo importante un prima e un dopo nelle esistenze dei due protagonisti della nuova serie Sky diretta da Davide Marengo. A Merano tra le location di Rosa elettrica ci sono il Castello di Rubein e Villa Hartungen.
Schloss rubein è una dimora nobile fatta costruire nel 1200 dai Signori di Ruvina e poi abitato, nel corso dei secoli, da numerose famiglie aristocratiche della zona che ne hanno impreziosito gli interni con arazzi, soffitti cassettonati, specchiere dorate e altre importanti opere d’arte.
Villa Hartungen è, invece, una villa in stile liberty completamente in legno fatta realizzare, agli inizi del Novecento, da un famoso dottore in una delle valli trentine più remote: la Val d’Ultimo, un tempo raggiungibile solo a cavallo. Immerso nel verde, oggi l’edificio, privato, è utilizzato come «casa della salute naturale». I panorami della Val d’Ultimo fanno spesso capolino nelle scene della serie.
Altre vedute inconfondibili sono quella della Passeggiata d’Inverno: un percorso che si snoda tra il Ponte della Posta e il Ponte Romano a Merano perfetto per godersi una passeggiata panoramica all’aria aperta anche nei mesi più freddi dell’anno perché soleggiato per gran parte della giornata e riparato dal vento. Percorrendo la Passeggiata ci si imbatte nella Wandelhalle, un edificio in stile liberty concepito in origine per ospitare concerti e spettacoli.