Margherita di Savoia, viaggio sulle tracce della prima regina d’Italia

Sulle tracce di Margherita di Savoia tra castelli, ville reali e montagne che hanno segnato la sua vita

Pubblicato:

Flavia Cantini

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Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.

Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.

Villa Reale di Monza, la dimora simbolo

Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.

Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.

Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.

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La toccante Cappella Espiatoria a Monza

Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.

La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.

All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.

Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa

Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.

Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.

Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.

Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.

Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.

La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser

A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.

Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.

Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.

Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean

Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.

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