Avventurandosi nei misteri di Flores, isola di frontiera tra vulcani, riti ancestrali e mari primordiali

Abbastanza lontana dai circuiti di massa, Flores è un'isola che svela vulcani preistorici, tradizioni millenarie e mari primordiali in grado di sorprendere chiunque

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Isolata, ruvida, ma paradisiaca, Flores è un’isola dell’Indonesia abbastanza distante dall’idea edulcorata di Sud-est asiatico che spesso domina l’immaginario collettivo. Parte delle Piccole Isole della Sonda, rappresenta infatti una frattura netta rispetto alla vicina Bali. Se l’isola degli dei appare armoniosa e levigata, Flores è spigolosa e magnetica.

Il suo nome si deve ai portoghesi (non va confusa con l’omonima isola delle Azzorre) e significa “fiori”, proprio perché i navigatori del XVI secolo rimasero abbagliati dalla vegetazione rigogliosa della sua zona orientale. Dal punto di vista geografico, Flores occupa una posizione cruciale lungo la Linea di Wallace, confine biologico tra il mondo asiatico e quello australasiano.

Tale collocazione ha favorito una biodiversità marina tra le più ricche al mondo, con una concentrazione impressionante di coralli duri e molli, pesci tropicali e specie endemiche. Sulla terraferma, invece, il paesaggio alterna coni vulcanici attivi, aree interne secche e spoglie, foreste montane e villaggi che conservano architetture rituali uniche.

Cosa vedere a Flores

L’isola è puntellata di foreste pluviali e pendii scoscesi in cui la vita scorre seguendo ritmi dettati dai cicli agricoli e dalle divinità della terra. Oltre ai parchi naturali celebri, Flores racconta se stessa attraverso centri urbani carichi di memoria storica, insediamenti tribali rimasti fedeli a sistemi simbolici millenari e paesaggi modellati da forze geologiche ancora attive.

Laghi di Kelimutu

Il Monte Kelimutu è uno dei diversi vulcani che formano la spina dorsale di questa terra emersa. A differenza di altri, questa non è una vetta che sbuffa zolfo, ma nei suoi 1.639 metri di altitudine nasconde tre laghi acidi dai colori cangianti e sacri ai locali della tribù Lio: Tiwu Ata Mbupu appare scuro blu e rappresenta gli anziani saggi; Tiwu Nuwa Muri Koo Fai sfoggia un turchese brillante per i giovani; Tiwu Ata Polo assume tonalità rosso ruggine per gli spiriti malvagi (le tonalità, tuttavia, mutano in base alle reazioni dei gas vulcanici).

La scienza attribuisce il fenomeno a reazioni chimiche tra i minerali vulcanici e l’ossigeno, mentre secondo la cosmologia locale ciascun lago accoglie le anime dei defunti a seconda dell’età e della condotta morale.

Villaggio di Bena

Ai piedi dell’Inerie, un vulcano imponente dalla forma perfettamente conica, sorge Bena, uno dei villaggi megalitici meglio conservati di Flores. L’insediamento appartiene al gruppo etnico Ngada ed è strutturato secondo un preciso schema rituale. Vi basti pensare che le case sono tutte disposte in cerchio intorno a un cortile con megaliti (legati al culto degli antenati e alle cerimonie comunitarie).

Al centro dell’abitato è impossibile non notare i Ngadhu (totem maschili a forma di ombrello) e i Bhaga (piccole case in miniatura dedicate alle antenate femminili), ovvero strutture simboliche connesse alla distinzione rituale tra uomini e donne del clan.

Wae Rebo

Ben 1.100 metri di quota caratterizzano Wae Rebo, villaggio raggiungibile soltanto attraverso un sentiero forestale che richiede 3 ore di cammino e sì, anche un po’ di fatica. L’arrivo però fa passare lo sforzo in secondo piano: le abitazioni tradizionali, chiamate Mbaru Niang, presentano una struttura conica a più livelli realizzata in bambù e fibra vegetale e ogni edificio ruota attorno a un pilastro centrale che rappresenta il legame tra cielo, terra e antenati.

Ancora oggi, quindi, rappresenta un esempio vivente di armonia tra comunità e ambiente.

Risaie Lingko

Nei pressi della piccola città di Ruteng il paesaggio viene stravolto da una visione quasi aliena: le risaie a tela di ragno. Questo sistema di divisione delle terre, tipico dei Manggarai, prevede che i campi si diramino da un centro comune chiamato lodok. La dimensione degli spicchi di terra assegnati a ogni famiglia dipendeva storicamente dal prestigio sociale dei capi clan.

Viste dall’alto creano un pattern ipnotico che testimonia un’ingegneria rurale raffinatissima, volta a ottimizzare l’irrigazione in un territorio dalle pendenze estreme.

Grotta di Liang Bua

A 14 chilometri dalla stessa città, Liang Bua è imperdibile: nota come “grotta fresca”, si apre in una collina calcarea formata milioni di anni fa da erosione fluviale. Una scoperta archeologica del 2003 rivelò che proprio qui ci fossero i fossili dell’Homo floresiensis, specie umana estinta vissuta 50.000 anni fa, alta solo un metro e soprannominata “hobbit” per la somiglianza con le creature mitiche.

La caverna misura 50 metri di larghezza e 30 di altezza, con stalattiti e un fiume sotterraneo che modella l’interno. A disposizione c’è anche un museo che espone repliche in strutture di bambù, mentre la cavità stessa rimane naturale con sentieri per visitatori.

Le spiagge più belle di Flores

Sono le caratteristiche cromatiche e sensoriali, senza dubbio, a emozionare il visitatore che esplora Flores. L’isola, infatti, vanta segreti minerari che trasformano la battigia in una tavolozza artistica, distanziandosi dalle classiche distese di sabbia bianca tipiche dei tropici (ma non per questo meno eccezionali):

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L’affascinante Pink Beach

Come arrivare

Flores risulta accessibile attraverso voli interni dall’Indonesia occidentale, con collegamenti principali da Bali, Giava e Lombok verso gli aeroporti di Labuan Bajo, Maumere ed Ende. In alternativa, esistono servizi marittimi che uniscono l’isola a Sumbawa e Lombok tramite traghetti a lunga percorrenza.

Il periodo ideale per la visita coincide con la stagione secca, che inizia a maggio e prosegue fino a settembre. In questi mesi il cielo resta limpido, facilitando le escursioni sui vulcani e garantendo una visibilità subacquea eccellente. Durante la stagione delle piogge, da novembre a marzo, le precipitazioni possono essere torrenziali, rendendo i sentieri fangosi e limitando i trasporti marittimi a causa del mare mosso.

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