Sì, vi stiamo per raccontare un luogo unico al mondo e in cui nulla è casuale, parole comprese. Vi basti pensare che il nome, Bora Bora, deriva dal tahitiano Pora Pora, ovvero primogenito: stando alle leggende tramandate oralmente, il dio supremo Ta’aroa, dopo aver creato il mondo, “pescò” l’isola dalle profondità oceaniche subito dopo la nascita di Raiatea (considerata sacra e madre di tutte le terre circostanti). Bora Bora, dunque, sarebbe la prima figlia emersa dalle tenebre marine per volere divino.
Parte delle Isole della Società, nel Pacifico meridionale, dall’alto appare come un cerchio irregolare di corallo che abbraccia un nucleo montuoso scuro e frastagliato. Ma del resto proprio qui, tra 7 e 12 milioni di anni fa, ribolliva un vulcano. Oggi resta il suo scheletro di basalto, spezzato in vette aguzze che si alzano al centro di una laguna. Attorno, una barriera corallina quasi continua disegna un anello naturale.
L’atmosfera, invece, si satura del profumo dei fiori di Tiaré, una fragranza che si mescola al sale marino definendo l’identità sensoriale di un posto che i navigatori del passato, come quelli di oggi, chiamavano la Perla del Pacifico.
Indice
Cosa vedere e fare a Bora Bora
Occorre subito smontare un falso mito: la fama di Bora Bora come meta perfetta per i viaggi di nozze è reale, ma anche altamente riduttiva. Quest’isola del Pacifico possiede una trama culturale e paesaggistica da cercare con curiosità e rispetto, e che permette anche di comprendere la fatica dei popoli antichi nel colonizzare le sue vette impervie.
Vaitape
Vaitape corrisponde al centro abitato principale di questo magnifico angolo del nostro pianeta, e si sviluppa lungo la strada costiera, tra il porto e piccole botteghe. Qui si viene soprattutto per comprare frutta, assaggiare il poisson cru marinato nel latte di cocco e lime e osservare la vita quotidiana lontana dai resort.
Tra le vie secondarie compaiono però anche chiese protestanti in legno chiaro, eredità dei missionari del XIX secolo. L’atmosfera è informale e concreta, quelle sensazioni che fanno davvero bene all’anima (soprattutto quando si è in vacanza).
Monte Otemanu
Con i suoi 727 metri, domina il centro dell’isola. Monte Otemanu è il residuo più spettacolare dell’antico vulcano, ed è pieno di sentieri che risalgono i suoi fianchi attraversando vegetazione fitta, ibisco, felci, e alberi tropicali.
L’ascesa completa richiede preparazione e guida esperta, ma già dalla quota intermedia si apre una vista ampia sulla laguna e sui motu che punteggiano la barriera.
Monte Pahia
Meno celebre del vicino Otemanu, il Pahia raggiunge 661 metri (che comunque non sono poi così pochi). Il tragitto sembra quasi volerci far sfidare la gravità, in quanto presenta tratti ripidi e qualche passaggio tecnico.
Dalla cima si abbraccia l’intero anello corallino, al punto che in giornate terse si distinguono Raiatea e Taha’a all’orizzonte.
Marae Fare-Opu
Le strutture architettoniche tradizionali, chiamate Marae, costituiscono l’anima spirituale di Bora Bora. Sono delle piattaforme cerimoniali costruite con pietre laviche nere, dove un tempo i capi tribù invocavano la protezione degli antenati.
Quello di Fare-Opu è discreto e quasi nascosto. Eppure racconta una spiritualità radicata e precedente a croci e campanili.
Pointe Fiti’u’u
Una pista sterrata sale verso due grandi cannoni americani della Seconda Guerra Mondiale. Accanto, un bunker in cemento armato. Il contrasto tra artiglieria e laguna è potente, anche perché qui la storia globale ha lasciato segni tangibili.
Le bocche da fuoco, arrugginite, guardano ancora verso l’oceano.
Laguna di Bora Bora
No, non state sognando: siete “semplicemente” arrivata alla Laguna di Bora Bora, con squali pinna nera e razze che si muovono in acque basse con una naturalezza disarmante.
Heiva i Bora Bora
Se avete l’opportunità di viaggiare da queste parti nel mese di luglio non dovete perdervi Heiva i Bora Bora, periodo in cui la piazza Tuvavau a Vaitape si copre di sabbia. Inizia infatti una celebrazione che dura settimane, con danza, canto, percussioni, costumi elaborati con fibre vegetali e piume.
I gruppi rappresentano i diversi distretti dell’isola e con coreografie raccontano miti, genealogie e imprese di navigatori.
Le spiagge più belle di Bora Bora
La composizione dei sedimenti e la protezione offerta dai motu (i piccoli isolotti perimetrali) creano microclimi marini differenti e spiagge che non sono tutte uguali tra loro. È importante tenere a mente, però, che c’è una distinzione tra spiagge pubbliche sull’isola principale e tratti sabbiosi riservati ai resort sui motu. L’accesso cambia e l’atmosfera pure, ma quello che resta è la bellezza.
- Spiaggia di Matira: è l’unica vera spiaggia aperta a tutti ed estesa dell’isola principale. Sabbia chiara, fondale che degrada lentamente e vegetazione fitta alle spalle. Qui termina la gara di piroghe Hawaiki Nui Va’a, evento che richiama equipaggi da altre isole. Al tramonto la luce colpisce frontalmente la riva occidentale, creando riflessi caldi sull’acqua bassa.
- Motu privati lungo la barriera: gli isolotti sabbiosi che formano l’anello esterno ospitano molti resort. Le spiagge risultano curate, con accesso diretto alla laguna. La vista verso il Monte Otemanu è frontale e decisamente scenografica.
- Pointe Tereia e Farepiti: tratti meno frequentati, il top per chi desidera tranquillità lontano dai flussi principali. La sabbia si alterna a zone erbose, con scorci verso motu minori e canoe ancorate.
Come arrivare
L’accesso avviene quasi sempre in aereo. Il volo internazionale atterra a Papeete, sull’isola di Tahiti, da dove poi parte un collegamento domestico di circa 50 minuti per l’aeroporto costruito sul Motu Mute. Il trasferimento finale si svolge in barca, spesso organizzato dalle strutture ricettive.
In alternativa, traghetti come l’Apetahi Express collegano Bora Bora ad altre isole dell’arcipelago, tra cui Raiatea e Taha’a. Una soluzione certamente più lenta, ma che si rivela utile per chi esplora la Polinesia per tappe successive.
Il clima presenta due stagioni principali. Da maggio a ottobre prevale un periodo più secco, con temperature intorno ai 26-28 gradi e mare generalmente calmo. È alta stagione, con tariffe elevate e disponibilità ridotta. Tra dicembre e marzo aumentano piogge e umidità e quindi la vegetazione appare più intensa. Contemporaneamente, però, i prezzi scendono. Aprile, maggio e novembre rappresentano mesi di transizione interessanti, con eventi culturali e condizioni ancora favorevoli.