Sembra quasi che qualcuno si sia divertito a scavare centinaia di piccoli crateri nella pietra, scegliendo con estrema cura la profondità e la forma di ciascuno. Alcuni di questi “buchi”, infatti, sono perfettamente circolari, mentre altri si allungano, si incontrano e si sovrappongono, fino a trasformare intere pareti rocciose in una sorta di alveare gigantesco (o pure un colossale formaggio). Sì, stiamo parlando di uno spettacolo talmente bizzarro da apparire come il frutto di una follia umana, quando invece è il risultato di una storia geologica lunga milioni di anni.
Le Grotte di Soprasasso, nell’Appennino bolognese, sono una delle curiosità naturali più sorprendenti dell’Emilia-Romagna. Si trovano nel territorio di Vergato, tra boschi, antichi nuclei rurali e rilievi, a circa 50 chilometri da Bologna. In totale sono tre cavità naturali modellate nell’arenaria, con superfici talmente tanto elaborate da ricordare un paesaggio lunare, una spugna pietrificata oppure il fondale di un mare scomparso (insomma, chi più ne ha più ne metta).
Indice
Origine e formazione delle Grotte di Soprasasso
Queste meraviglie dell’Emilia-Romagna affondano le proprie radici in un passato remotissimo: circa 27 milioni di anni fa, durante l’Oligocene. In quel periodo i sedimenti trasportati dalle correnti si accumulavano in profondità, formando progressivamente degli strati destinati a diventare le arenarie visibili oggi.
Le rocce appartengono al Membro di Anconella della Formazione di Antognola, una successione geologica costituita, in questo settore, da potenti banchi di arenaria ricchi di granuli di quarzo e feldspato. Con i movimenti della crosta terrestre e la formazione della catena appenninica, quegli antichi depositi marini furono sollevati, deformati ed esposti agli agenti atmosferici.
A rendere il tutto ancor più emozionante è soprattutto il fenomeno dei tafoni, termine geologico utilizzato per indicare particolari cavità prodotte dall’alterazione e dalla disgregazione delle superfici rocciose. L’acqua, l’umidità e gli agenti atmosferici agiscono sulla struttura granulare dell’arenaria, favorendo il distacco progressivo di piccoli frammenti.
Alcune superfici sembrano ricoperte da bolle, altre mostrano nicchie concentriche, bordi arrotondati e sottili separazioni rocciose. La luce radente accentua le ombre all’interno dei fori, facendo apparire il rilievo ancora più articolato. I tafoni sono spesso associati a paesaggi costieri, desertici e ambienti aridi. Ritrovarli tra le montagne bolognesi rende Soprasasso particolarmente interessante.
La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto quest’area quale geosito di rilevanza locale, e il territorio rientra anche nel sito della rete Natura 2000 denominato Soprasasso, Montecavalloro, esteso per circa 279 ettari (rilevante anche dal punto di vista della biodiversità vegetale e faunistica).
Visitare le Grotte di Soprasasso
Chiaramente per raggiungerle occorre indossare scarpe comode e intraprendere un’escursione, tramite cui ammirare un progressivo cambiamento del paesaggio. L’itinerario attraversa un ambiente appenninico ancora legato alla sua storia rurale, con vecchi edifici in pietra, tracce di coltivazioni e sentieri utilizzati per collegare gli insediamenti sparsi sui versanti.
Le protagoniste della visita sono tre formazioni, ciascuna contraddistinta da una propria fisionomia. La prima si chiama proprio Grotta di Soprasasso, ed è un’ampia rientranza che forma una specie di riparo naturale. Colpisce per le dimensioni della parete e per una curiosa conformazione della pietra alla sua base: l’erosione ha infatti modellato una sorta di seduta, spesso paragonata a un trono.
Alzando lo sguardo si distinguono strati sovrapposti, sporgenze e piccoli incavi, mentre la diversa inclinazione della luce valorizza le sfumature dell’arenaria, dal beige al giallo ocra. Poi c’è la Grotta dei Piatti che è forse la più curiosa. Vi basti pensare che il suo nome deriva dalle cavità circolari che caratterizzano le pareti, con incavi dal fondo relativamente piatto e profili arrotondati, simili proprio a piatti di pietra.
Dalla conformazione grossomodo triangolare e uno sviluppo interno limitato, permette di osservare da vicino l’eccezionale concentrazione di tafoni. La roccia appare infatti punteggiata da decine di piccole ombre. La terza meraviglia è la Grotta Buia, che già con il suo nome ci introduce un’atmosfera differente: rispetto alle altre cavità presenta uno sviluppo maggiormente simile a un cunicolo, con uno spazio interno più profondo e meno illuminato.
L’ingresso conduce verso una zona in cui la luce naturale diminuisce e le pareti assumono tonalità più scure. Il contrasto con l’apertura esterna crea un effetto particolarmente scenografico, soprattutto nelle giornate luminose. Per apprezzarne i dettagli può essere utile portare una torcia, tenendo presente che il breve accesso presenta un tratto ripido, con terreno sabbioso e potenzialmente scivoloso.
Le grotte rappresentano certamente il momento centrale dell’escursione, ma anche il paesaggio circostante non è da meno. Dalle balze arenacee lo sguardo segue il corso della valle del Reno, riconosce i rilievi dell’Appennino bolognese e, nelle giornate limpide, raggiunge il massiccio del Corno alle Scale, una delle principali montagne della zona.
Lungo alcuni itinerari si incontra anche la vecchia chiesa di San Giorgio di Montecavalloro, testimonianza religiosa legata agli insediamenti storici di questo territorio.
Dove si trovano e come arrivare
Le Grotte di Soprasasso si trovano nel comune di Vergato, in provincia di Bologna, sulle alture che dominano l’abitato di Riola e la valle del Reno. Da Bologna si raggiunge Riola percorrendo la strada statale 64 Porrettana, mentre chi preferisce il treno può utilizzare la linea ferroviaria Bologna-Porretta Terme, scendendo alla stazione di Riola.
Per l’escursione è possibile partire dalla località di Montecavalloro, seguendo il percorso panoramico segnalato che attraversa l’area delle grotte. L’ufficio turistico dell’Appennino bolognese indica un anello percorribile in circa 2 ore, alle quali aggiungere le soste. Gli itinerari più articolati presentano invece distanze differenti, generalmente comprese tra 6 e 8 chilometri.
La difficoltà è escursionistica, quindi con tratti ripidi, gradini ricavati nella roccia e passaggi esposti che richiedono passo sicuro. Scarpe da trekking con buona aderenza, acqua e una torcia sono una parte dell’equipaggiamento caldamente consigliato. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri e scegliere la traccia adatta alla propria preparazione.
Per chi desidera prolungare la giornata, nei dintorni si trovano anche le Grotte di Labante, celebri per le particolari formazioni calcaree associate all’acqua, e la Rocchetta Mattei, singolare costruzione ottocentesca caratterizzata da elementi architettonici medievaleggianti e moreschi.