Guardate la cartina geografica: l’Italia si estende come una proboscide, o lo stereotipato stivale, dalla massa continentale europea dentro il grande bacino del mar Mediterraneo. Questa posizione centrale in mezzo a uno specchio d’acqua unico nel suo genere ha regalato al nostro paese un clima particolare e caratteristiche uniche, che si riflettono nella vegetazione delle regioni più esposte all’influsso del mare. Caratteristiche da scoprire laddove la natura viene irregimentata e guidata da canoni scientifici ed estetici insieme: i giardini. Quelli storici, che raccontano secoli di scienza e cultura. Quelli nati da una passione privata diventata patrimonio collettivo. Quelli dove la primavera regala bellezza.
Colori accesi, profumi particolari, piante rare e uniche caratterizzano i giardini mediterranei più belli. Oltre ai più noti, tra quelli che si distinguono nelle regioni meridionali d’Italia, ce ne sono molti che rimangono lontano dai circuiti più battuti, ma che meritano parimenti di essere scoperti.
Indice
Giardino di Torre Tabaia, Procida
Procida, piccola isola del Golfo di Napoli: colori pastello di case e barche di pescatori che si accendono baciate dal sole. Il limone è il prodotto tipico numero uno del luogo: qui, per via di caratteristiche climatiche e del terreno, crescono agrumi enormi, dalla buccia molto spessa e dolce, che viene utilizzata in maniera massiccia in cucina.
Avventurandosi dai vicoli di Terra Murata, l’antica fortificazione sul lato sud dell’isola, verso la propaggina orientale di Punta della Lingua si può scoprire il Giardino di Torre Tabaia, un piccolo eden privato aperto alle visite del pubblico. È uno spazio piccolo, mantenuto dal proprietario, un procidano che si dedica anima e corpo alla cura del proprio orto e del giardino.
Qui è possibile scoprire da vicino il limoneto, che forma una sorta di pergola ombreggiata dalla quale pendono come lampade i grossi frutti gialli degli alberi. Un profumo intenso di agrumi ondeggia nell’aria, mentre ci si può riparare dall’ostinato sole mediterraneo godendo della compagnia del proprietario del Giardino di Torre Tabaia, sempre disponibile a raccontare la propria storia e quella del suo piccolo paradiso verde.
Orto Botanico di Palermo
Fondato nel 1779 come istituzione della Regia Accademia degli Studi di Palermo, l’Orto Botanico del capoluogo siciliano è oggi un museo a cielo aperto tra i più ricchi in Italia nel suo genere. La sede attuale, nel quartiere Kalsa, fu inaugurata solennemente il 9 dicembre 1795 dopo che il primo orto, troppo angusto, fu abbandonato. Il complesso monumentale fu progettato dall’architetto francese Léon Dufourny e include il gymnasium, un edificio neoclassico di grande eleganza e di stampo classicista.
In oltre duecento anni di attività, l’Orto Botanico di Palermo ha ospitato e diffuso specie di ogni provenienza: all’istituzione palermitana si devono, tra le altre cose, l’introduzione in Europa del mandarino e del nespolo del Giappone, oltre alle prime esperienze europee su piante utili come la soia.
Oggi l’Orto accoglie più di 12mila specie differenti e una delle sue attrazioni più spettacolari è certamente il gigantesco esemplare di Ficus magnolioides importato dalle Isole Norfolk nel 1845. In primavera, quando tutto è in fiore, il giardino esplode di colori. Rispetto a tanti altri giardini, ha un aspetto estremamente improntato ai climi tipici dell’area mediterranea, con le foglie affilate delle palme e le esotiche cicadee. Malgrado la sua importanza scientifica e storica, rimane un luogo relativamente tranquillo, fuori dai circuiti turistici di Palermo.
Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro
Più recente ma non meno importante è il Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro, inaugurato nel 2004. Sessanta ettari di verde nel pieno del capoluogo calabrese, nati dalla riqualificazione di un’area degradata, un tempo dedicata alla Scuola di Agraria. Quello che era un terreno abbandonato, dunque, è diventato in poco più di vent’anni un affascinante ecosistema capace di unire natura, storia e arte in un parco cittadino aperto a tutti.
Il giardino botanico che sorge all’interno del parco si estende su circa undici ettari, solcati da viali, canali e laghetti artificiali, con oltre 20mila piante tappezzanti, duemila alberi d’alto fusto e cento specie di piante acquatiche.
All’interno del parco si trova anche una delle più importanti collezioni europee di scultura contemporanea all’aperto, con opere di artisti del calibro di Antony Gormley, Mimmo Paladino, Mauro Staccioli e Jan Fabre. Accanto alle sculture si incontrano un labirinto di verzura, il laghetto dei cigni, il centro di recupero degli animali selvatici e la Valle dei Mulini, un bosco di quarantotto ettari di macchia mediterranea percorso da sentieri sterrati, vecchi mulini ad acqua e le rovine di una miniera.
Giardini della Minerva, Salerno
Dicono che i Giardini della Minerva di Salerno siano il primo orto botanico del mondo occidentale. Quel che è certo è che questo luogo ha una storia di lungo corso e che ancora oggi sono capaci di un fascino eccezionale.
Le origini del giardino affondano le radici nel quattordicesimo secolo: il maestro Matteo Silvatico, celebre medico della Scuola Salernitana, prese l’iniziativa di trasformare questo podere di famiglia alle pendici del colle Bonadies in un vero e proprio giardino dei semplici. Qui Silvatico coltivava e classificava le piante officinali utili alla terapia, insegnava agli studenti a riconoscerle e ne codificava le proprietà nel suo Opus Pandectarum Medicinae, una delle opere di medicina e botanica più importanti dell’epoca. A questo luogo, dunque, si fa risalire il modello che avrebbe ispirato gli orti botanici di Padova, Pisa, Firenze, Pavia e Bologna.
I Giardini della Minerva sono stati restaurati nel 2000 grazie a fondi europei, e poi ampliati nel 2025. Oggi si sviluppano su cinque terrazzamenti collegati da una lunga scalea seicentesca con pilastri e pergola in legno, costruita sulle antiche mura medievali della città. Ospita oltre 300 specie vegetali, tra cui alcune dal sapore tipicamente medievale come la mandragora, la digitale, la belladonna e il tasso. L’orto botanico è arricchito da una tisaneria, dove è possibile fermarsi a sorseggiare una tisana con vista sul porto di Salerno.
Giardino Botanico La Cutura, Giuggianello
Giuggianello è il più piccolo comune della provincia di Lecce. Si trova nell’entroterra salentino, a una quindicina di chilometri da Otranto. Qui, al confine con la vicina Palmariggi, si nasconde un luogo da non perdere per gli amanti dei giardini: La Cutura è un giardino botanico privato di trentacinque ettari che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni attorno a un’antica tenuta rurale del Settecento.
Aperto a visite guidate con prenotazione, il giardino botanico de La Cutura ha una grande ricchezza e varietà, e si snoda tra ambienti tematici molto diversi tra loro. La visita parte dal Borgo Antico, nucleo originario della masseria settecentesca con le sue architetture di sapore rurale spagnolo, per poi attraversare il giardino roccioso con oltre ottanta varietà di agavi e cactacee, il laghetto naturale con papiri, ninfee e bambù, il bosco di lecci con querce di oltre 250 anni, il giardino dei semplici con le piante aromatiche e officinali, il roseto con più di cento varietà di rose in fiore.
Il momento clou della visita è però quello che porta alla visita della grande serra tropicale, dove si trovano oltre 2mila varietà di piante grasse e succulente provenienti da Messico, Africa e Sud America. C’è anche un Giardino Segreto, raggiungibile attraverso una scalinata scavata nella roccia, dove trovano rifugio le piante più rare e delicate. La primavera, con la fioritura del roseto e il risveglio della macchia mediterranea, è il momento perfetto per perdersi in questo angolo di Salento nascosto.