Su una scogliera di 80 metri a picco sul Mar Egeo c’è il Monastero di Dionysiou, accessibile solo agli uomini

Sopra scogliere scure battute dal mare sorge un luogo dove il tempo segue regole antiche, conservando affreschi rinascimentali e manoscritti preziosi

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Il blu del Mar Egeo lambisce una parete di roccia alta 80 metri, ai cui piedi c’è un edificio che sembra svilupparsi direttamente dalla montagna, con balconi di legno affacciati sul vuoto e possenti mura di pietra. Quello è il bellissimo Monastero di Dionysiou, che si distingue per un aspetto talmente insolito da ricordare una cittadella medievale costruita per sfidare le leggi della gravità.

Simo in Grecia, per la precisione sul Monte Athos, territorio autonomo della Chiesa ortodossa che custodisce 20 monasteri e un patrimonio religioso riconosciuto dall’UNESCO. E Dionysiou è indubbiamento uno dei più spettacolari, al punto che se osservato dal mare lascia distinguere un intrico di finestre, terrazze e torri disposte su più livelli.

Possiede persino un secondo nome, Nea Petra, ovvero Nuova Pietra, ed è un complesso religioso dalla storia travagliata al cui interno sono preservati tesori artistici di straordinario valore e, soprattutto, che continua a ospitare una comunità di monaci fedele a tradizioni secolari. Una delle particolarità più controverse del Monte Athos riguarda il divieto di ingresso alle donne, una regola che coinvolge anche questo posto. La penisola è infatti soggetta all’Avaton, un’antica disposizione religiosa che riserva l’accesso al territorio esclusivamente agli uomini, indipendentemente dalla fede professata.

Breve storia e leggende del Monastero di Dionysiou

Le origini del Monastero di Dionysiou risalgono al XIV secolo, precisamente al periodo compreso tra il 1356 e il 1366. A fondarlo fu San Dionisio di Korissos, un monaco originario della regione di Kastoria, in Macedonia, che aveva precedentemente vissuto nei pressi del Monastero di Philotheou.

Stando alla tradizione, sarebbe stato scelto proprio tale sperone roccioso a causa di una visione. Dionisio, infatti, avrebbe osservato per due volte una colonna luminosa innalzarsi sul (e dal) punto occupato attualmente dall’edificio, interpretando il fenomeno quale segno divino per la fondazione di una nuova comunità monastica.

Realizzare una costruzione tanto imponente richiedeva però risorse considerevoli. Grazie all’intervento del fratello Teodosio, divenuto metropolita di Trebisonda, il religioso ottenne il sostegno dell’imperatore Alessio III Comneno, che finanziò i principali edifici. Nel 1374 il sovrano concesse un importante documento imperiale, chiamato crisobolla, decorato con le immagini dello stesso Alessio e della moglie Teodora.

Nel 1389 Dionysiou ricevette il riconoscimento di monastero patriarcale, consolidando il proprio prestigio nel mondo ortodosso.
I secoli successivi furono segnati da incursioni piratesche, terremoti e alluvioni, seguite però anche da ricostruzioni. Alle vicende documentate si accompagnano racconti tramandati dai monaci.

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Il Monastero di Dionysiou visto da vicino

Uno riguarda San Giovanni Battista, che sarebbe apparso lungo la salita dal piccolo porto per fermare un attacco dei pirati. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che è presente anche un santuario a ricordare ancora l’episodio. Un’altra storia ha per protagonista l’anziano monaco Isacco, che per 2 anni avrebbe condiviso il forno del monastero con un serpente lungo circa 1,5 metri. L’animale riceveva del cibo e, in cambio, teneva lontani i topi. Quando Isacco cambiò incarico, il suo insolito compagno scomparve.

Visita al Monastero di Dionysiou e cosa vedere

La superficie disponibile sulla roccia del Monastero di Dionysiou è talmente ridotta da aver imposto una distribuzione degli ambienti molto diversa rispetto ad altri complessi del Monte Athos. E questa, senza dubbio è la prima cosa che colpisce. Del resto, ci si rende subito conto che manca un grande cortile centrale e che gli edifici si stringono intorno alla chiesa principale (occupando quasi tutto lo spazio).

L’ingresso conduce a un piccolo cortile lastricato, attraversato da passaggi stretti, con una fontana ottocentesca dalle forme neoclassiche. La sensazione è quella di trovarsi in un minuscolo insediamento arroccato, sviluppato più in altezza che in larghezza. C’è poi il Katholikon, la chiesa principale dedicata alla Natività di San Giovanni Battista, con ben cinque cupole e affreschi realizzati nel 1547 da Tzortzis, importante pittore della scuola cretese.

Vi sono figure di santi, episodi biblici e composizioni monumentali che riempiono pareti e volte, mentre al centro di una cupola domina Cristo Pantocratore, circondato dalle schiere angeliche. Particolarmente elaborata è l’iconostasi in legno intagliato e dorato, realizzata nel 1796 e dorata nel 1803, che va a separare il santuario dallo spazio destinato ai fedeli ( sì, custodisce preziose icone).

Accanto alla chiesa si trova la cappella della Vergine dell’Akathistos, sede di una delle immagini sacre più venerate da questo particolare angolo di Grecia. Secondo la tradizione, l’icona avrebbe emanato mirra e sarebbe stata restituita da alcuni pirati dopo una tempesta interpretata quale intervento della Madonna.

Fra i tesori più singolari di Dionysiou vale la pena menzionare un ciclo pittorico dedicato all’Apocalisse di San Giovanni, conservato nel portico coperto che collega la chiesa al refettorio. Le rappresentazioni illustrano episodi inquietanti del testo biblico, tra creature mostruose, angeli, distruzioni e scene del Giudizio.

Altrettanto interessante è il refettorio a forma di T, lo spazio destinato ai pasti comunitari, arricchito da dipinti di epoche differenti. Sulle pareti compaiono episodi evangelici, il Giudizio Universale e scene della vita di San Giovanni Battista. Ma non è dei certo finita qui, perché Dionysiou custodisce persino una delle biblioteche storiche più importanti del Monte Athos, con circa 1.100 manoscritti, codici e rotoli, oltre a migliaia di volumi stampati.

Tra le opere più preziose figura il cosiddetto Vangelo Imperiale dell’XI secolo, arricchito da 80 miniature. Gli archivi conservano inoltre documenti bizantini, concessioni imperiali e testimonianze fondamentali per ricostruire la storia della comunità. Infine, tra queste mura è protetta una reliquia particolarmente venerata: un resto della mano destra di San Giovanni Battista, mentre un raffinato reliquiario del 1515 custodisce le spoglie di San Nifone, già patriarca di Costantinopoli.

Come già accennato, per entrare occorre rispettare le norme del Monte Athos, che consente l’accesso soltanto ai visitatori di sesso maschile. È inoltre necessario ottenere il Diamonitirion, uno speciale permesso rilasciato dall’Ufficio dei Pellegrini.

Dove si trova e come arrivare

Il Monastero di Dionysiou sorge sulla costa sud-occidentale della penisola del Monte Athos, nella regione greca della Calcidica, tra i monasteri di Grigoriou e San Paolo. Il complesso occupa uno sperone roccioso verticale, affacciato direttamente sulle acque del Mar Egeo.

La principale porta d’accesso è Ouranoupoli, cittadina raggiungibile in automobile o autobus da Salonicco. Da questo porto partono le imbarcazioni dirette alla penisola monastica, con fermate presso gli approdi serviti dalle compagnie marittime. Occorre verificare preventivamente la possibilità di sbarcare all’arsanas di Dionysiou e gli eventuali collegamenti successivi.

Per i pellegrini autorizzati, l’organizzazione del viaggio comprende la richiesta anticipata del Diamonitirion, la prenotazione del trasporto marittimo e il contatto con la comunità religiosa. Chi è escluso dall’accesso al Monte Athos può comunque ammirare Dionysiou dal mare: da Ouranoupoli partono infatti escursioni in battello lungo la costa occidentale che sono aperte anche alle donne.

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