L’Isolino degli Innamorati, l’isola sul Lago Maggiore che nessuno conosce

Sul Lago Maggiore non ci sono tre isole, bensì cinque e una, quasi uno scoglio, nasconde una meravigliosa leggenda

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

Sul Lago Maggiore, c’è un piccolo arcipelago con tre isole molto famose e visitate da migliaia di turisti ogni anno: l’Isola Madre, la più grande, l’Isola Bella, la più popolata, e l’Isola dei Pescatori. Ma non tutti sanno che delle Isole Borromee fanno parte anche due isolotti, uno, l’Isolino di San Giovanni, privato (ci visse anche Toscanini), l’altro, il più curioso, di fatto è uno scoglio, lo Scoglio della Malghera, ma è anche il più curioso.

Le Isole Madre, Bella e San Giovanni sono di proprietà privata e appartengono alla famiglia Borromeo da secoli, vi si trovano palazzi e giardini meravigliosi che si possono visitare quando arriva la bella stagione. L’Isola dei Pescatori, invece, è statale, non ci sono orari di visita come per le altre, ci si può andare tutto l’anno e a qualunque ora, anche con le imbarcazioni private: è rinomata per i suoi ristornati di pesce di lago appena pescato dai pescatori che ancora ci vivono e per i piccoli b&b dove si può soggiornare. Ma tutto ciò molto probabilmente lo sapete già.

Quello che forse non sapete è che “la Malghera” è anche detta Isolino degli Innamorati e noi vi raccontiamo la sua storia.

La storia dell’Isolino degli Innamorati

Lo Scoglio della Malghera è grande quanto un loft: 33 x 22 metri per una superficie totale di 600 mq., ed è disabitato. Quasi tutto è ricoperto da bosco. Ha solo una piccola spiaggia, molto romantica, di ciottoli sul lato Sud frequentata dai gabbiani del lago, talvolta da qualche esemplare di cormorano, e dalle coppiette che vi approdano con piccole imbarcazioni, motivo per cui è chiamato Isolino degli Innamorati. La sua spiaggetta nascosta tra la vegetazione era, in passato, rifugio e meta preferita dei fidanzatini in cerca di intimità.

Curiosità e leggende

Il nome antico dello Scoglio della Malghera potrebbe derivare da “malga”, inteso come un luogo selvaggio, incolto e riparo naturale per la fauna e i volatili del lago. Un’antica leggenda definì questo isolotto lo Scoglio delle Ninfe. Ed ecco la storia che gira e che i più anziani del posto tramandano ai posteri.

Nei tempi antichi, le acque del Verbano erano infestate da un enorme drago feroce che viveva in una grotta nella parte più profonda del lago, verso la sponda lombarda (il Lago Maggiore, infatti, è in parte in Piemonte, in parte in Lombardia e in parte in Svizzera). La bestia assaliva le barche, divorava i pescatori, rapiva le fanciulle e rovinava tutti i raccolti. Disperati, i pescatori decisero di rivolgersi alla più bella e gentile ninfa del lago, Ambra, che insieme a molte altre compagne ninfe viveva nei luoghi più ameni della zona. Ambra, commossa, ascoltò le preghiere e i pianti dei pescatori. Armata solo della sua bellezza, un giorno si recò alla grotta del mostro per cercare d’ammansirlo; tuttavia, la furia del drago fu tale che la ninfa, per non essere divorata, si vide costretta a fargli una promessa: quella di divenire sua sposa se l’avesse risparmiata e si fosse rabbonito. A questa proposta, l’ira del drago si placò e Ambra poté tornare salva dalle sue compagne.

I pescatori, però videro che dopo qualche giorno il drago nuotava liberamente nelle acque del lago e non si fidarono della promessa della ninfa. Fu così stabilito che, dopo due giorni, all’ora del tramonto, Ambra sarebbe apparsa con il mostro sullo scoglio che emergeva tra l’Isola Bella e l’Isola dei Pescatori e, circondata da tutte le altre ninfe, gli avrebbe fatto pubblicamente promettere di rispettare i pescatori, le loro fanciulle e di non rovinare più i loro raccolti. E così fu.

Il giorno stabilito, al tramonto, Ambra e il mostro apparvero sul piccolo scoglio. Seduta al fianco dell’orribile futuro sposo la ninfa cantava motivi pastorali accompagnata dalle amiche ninfe che nuotavano nelle acque. Finalmente, i pescatori, vedendo il drago commosso dai canti e tranquillo come non mai, si convinsero di essere salvi. Da allora, a ricordo di questo avvenimento e in onore della generosa salvatrice, i pescatori chiamarono quell’isolotto “Lo scoglio delle Ninfe“.

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