A Saqqara riemerge la tomba dell’uomo che custodiva i segreti del re

A Saqqara torna alla luce la splendida tomba di un uomo vicino al faraone, con un raro corredo in alabastro e la promessa di altre scoperte in arrivo

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Elena Usai

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Oltre quattromila anni fa, nell’epoca in cui l’Egitto costruiva le sue piramidi, un uomo di enorme influenza politica di nome Sekhentiu-Ptah, alto funzionario dell’Antico Regno e custode dei segreti del Faraone, morì e fu sepolto nella sconfinata necropoli reale che oggi si estende nel deserto a ovest del Cairo. La sua tomba, con la falsa porta ancora al proprio posto originario, è riemersa di recente nell’area archeologica di Saqqara, nella zona della necropoli del Bubasteum.

Scoperta la tomba del custode dei segreti del Faraone

Nella camera funeraria, gli archeologi guidati dal dottor Amr el Tayeb hanno rinvenuto, proprio davanti alla falsa porta, un corredo interamente in alabastro: una tavola per le offerte, un disco cerimoniale, un bacino per i rituali di purificazione, oltre a una brocca e a una bacinella. Su ogni pezzo compaiono iscrizioni geroglifiche che riportano nome e cariche del defunto.

Sono proprio queste iscrizioni a restituire il profilo di un uomo di enorme peso politico: Sekhentiu-Ptah ricopriva incarichi come Ciambellano Reale, Sovrintendente delle Opere del Sovrano e Sovrintendente dei Documenti Reali, oltre al titolo che dà il nome alla scoperta, Custode dei Segreti dei Decreti Reali. A questi si aggiungevano ruoli religiosi, come sacerdote dedicato alla dea Maat, e amministrativi, come Sovrintendente degli Scribi. Un curriculum che lo colloca tra i vertici della burocrazia dell’Antico Regno, a stretto contatto con il faraone.

Attorno alla sua tomba, gli scavi hanno rivelato anche una fitta rete di pozzi funerari collegati tra loro, riutilizzati quasi duemila anni dopo, nel Periodo Tardo (VII-IV secolo a.C.). Da questi pozzi sono emersi tre sarcofagi in pietra ancora sigillati, oltre cento statuette ushabti in faience e grandi quantità di cartonnage dipinto, il materiale simile alla cartapesta, ottenuto da lino e papiro, usato per rivestire le mummie.

Perché si tratta di una scoperta importante

Il valore della scoperta fatta a Saqqara sta anzitutto nel corredo di Sekhentiu-Ptah, che con le sue iscrizioni ha permesso agli archeologi di ricostruire nel dettaglio i suoi titoli e il suo ruolo ai vertici dell’amministrazione dell’Antico Regno, offrendo un tassello concreto sulla gerarchia di potere attorno al faraone in quell’epoca.

A questo si aggiunge il valore del complesso più ampio, nonostante le alterazioni subite: alcune camere sepolcrali mostrano infatti aperture praticate dai tombaroli già in antichità, segno di saccheggi avvenuti ben prima dell’arrivo degli archeologi moderni. Ciò nonostante, gli studiosi sottolineano l’importante valore archeologico del sito, che la documentazione stratigrafica, architettonica, fotografica e digitale permetterà ora di analizzare più a fondo, insieme agli studi archeologici, linguistici e comparativi in corso.

La missione proseguirà con lo studio dei materiali recuperati, in vista di pubblicazioni su riviste scientifiche specializzate. Gli archeologi ritengono inoltre che le indagini possano portare alla luce ulteriori strutture e reperti, contribuendo a ricostruire la storia della necropoli del Bubasteum attraverso le sue diverse fasi di utilizzo.

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