A Moharam Bek, quartiere centrale di Alessandria, una missione di scavo di salvataggio ha portato in superficie quello che nessuna mappa storica aveva mai restituito con questa chiarezza: una stratificazione urbana quasi ininterrotta che va dall’epoca tolemaica fino al periodo bizantino. Non è la prima volta che la città sorprende chi la scava, ma questa volta la portata della scoperta è diversa.
Mosaici, statue e persino una vasca circolare: questi i nuovi ritrovamenti ad Alessandria pronti a riscrivere le pagine di storia.
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Scoperti mosaici, statue e una villa ad Alessandria
La missione, legata al Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, ha lavorato per diversi mesi su un’area che fino a poco tempo fa era considerata una delle zone meno studiate del settore sud-orientale della città antica. Un vuoto, tanto nelle ricerche quanto nelle mappe. Quello che è emerso dal sottosuolo ha cominciato a colmarlo.
Tra i ritrovamenti più inattesi in questa località in Egitto c’è una vasca da bagno pubblica di forma circolare, del tipo chiamato tholos, risalente alla tarda età tolemaica. Era un’infrastruttura, non qualcosa di puramente decorativo. Accanto sono emersi i resti di una villa residenziale romana con pavimenti musivi di fattura diversa, Opus Tessellatum e Opus Sectile, che raccontano non tanto il lusso in sé, quanto la compresenza di scuole artistiche differenti in una stessa città. Alessandria era questo: un crocevia, non un monolite culturale.
La villa era anche dotata di una vasca da bagno privata collegata a un sistema idrico integrato. Canali, raccordi, una logica di gestione dell’acqua che funzionava. Dettagli tecnici che spesso spariscono nei comunicati ufficiali ma che, a guardarli bene, dicono quanto fosse sofisticata la pianificazione urbana dell’epoca.
Tra i reperti mobili, tre statue in marmo: Bacco, Asclepio e una figura acefala che gli archeologi attribuiscono con prudenza a Minerva. Statue che abitavano spazi privati o semi-pubblici, parte di una devozione domestica e cittadina insieme. Con loro, monete, lucerne, ceramiche, frammenti di anfore bollate. Il tipo di materiale che non fa titoli sui giornali ma che permette di datare gli strati, di tracciare rotte commerciali, di capire cosa circolava davvero in questa città. Non è la prima volta che le scoperte ad Alessandria riscrivono la storia.
L’importanza della scoperta
C’è una ragione ulteriore per cui questa scoperta conta al di là dei singoli oggetti. Il settore sud-orientale dell’antica Alessandria non era mai stato indagato in modo sistematico; esistevano riferimenti nelle fonti storiche, ipotesi, proiezioni ma mancava la conferma sul campo.
Ora arriva anche quella. E con lei, una rivalutazione delle mappe storiche della città, in particolare quelle elaborate nell’Ottocento da Mahmoud Bey El-Falaki, che aveva tentato per primo di ricostruire la planimetria urbana antica combinando misurazioni astronomiche e analisi topografiche.
Le nuove evidenze sembrano dargli ragione su alcuni punti e modificarne altri: confermano, per esempio, che questa zona rimase all’interno delle mura cittadine fino al periodo bizantino, prima che i cambiamenti nell’urbanistica ne ridimensionassero il ruolo.
La sequenza stratigrafica è completa: tolemaico, romano, bizantino. Significa che il sito non fu abbandonato bruscamente, né raso al suolo e ricostruito. Fu abitato, adattato, riutilizzato.
I lavori di restauro preliminare sono già cominciati. Alcuni dei pezzi più significativi dovrebbero arrivare al Museo Greco-Romano della città. Gli scavi continuano, e gli archeologi non escludono che ci siano altri livelli da portare alla luce. Moharam Bek, per ora, ha restituito più di quanto si aspettasse.