Monte Petrarvella riscrive la storia: scoperta la necropoli che cambia il suo futuro

Dagli scavi nel borgo di Panicale emerge una necropoli medievale che spiana la strada verso un parco archeologico in Umbria

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

La terza campagna di scavi sul Monte Petrarvella si è conclusa con qualcosa che nessuno si aspettava davvero. O meglio: si sperava in ritrovamenti significativi, ma le 4 sepolture venute alla luce nelle ultime settimane hanno messo di fronte gli archeologi a un enigma che le fonti storiche, da sole, non bastano a spiegare.

Un insediamento medievale, una necropoli estesa, e alcune tombe che raccontano di rituali funerari tutt’altro che ordinari. La strada verso un parco archeologico, adesso, è più concreta che mai.

La scoperta della necropoli a Monte Petrarvella

Gli scavi di Petrarvella, partiti nel 2024 con la direzione scientifica del professor Andrea Polcaro del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, avevano l’obiettivo di capire di più sul territorio e il suo passato. L’attività ha avuto la concessione da parte del ministero della Cultura e ha collaborato attivamente con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria.

Nei giorni scorsi, un open day ha aperto il sito a istituzioni e associazioni locali, per condividere i risultati di questa terza e più ricca campagna.

Quello che è emerso dalla roccia riguarda almeno quattro sepolture classificate come anomale. Databili tra il XII e il XIV secolo grazie ai materiali ceramici rinvenuti nelle fosse, le tombe si trovano sulla sommità del monte, ricavate direttamente nella roccia e collegate alle fondazioni di un edificio medievale ancora in gran parte da scavare. E a vedere questo dettaglio sembra tutto regolare per questa tipologia di siti.

Ma ci sono dei dettagli che cambiano tutto e sono pronti a riscrivere la storia: 2 tombe di forma ovoidale, orientate est-ovest, mostrano i segni inequivocabili di una riapertura avvenuta poco dopo l’inumazione. In entrambi i casi il corpo risulta sezionato: la parte superiore è stata asportata, quella inferiore lasciata in loco.

In una delle fosse, all’altezza dei piedi del defunto, è stata trovata una calotta cranica tagliata a metà. Nelle vicinanze, all’interno della struttura medievale, gli archeologi hanno individuato la parte superiore di un corpo privo di testa, deposta come sepoltura secondaria sotto il pavimento. Un’altra fossa, questa circolare, conteneva un cranio adulto, alcune ossa lunghe e quattro piccoli crani disposti a semicerchio, riconducibili probabilmente a individui deceduti in età infantile.

Rituali insoliti, li chiamano i ricercatori. Forse un eufemismo, guardando i reperti. Le ipotesi al momento in campo puntano verso una condizione sociale particolare degli inumati oppure verso eventi traumatici collettivi che ne causarono la morte, qualcosa di abbastanza grave da richiedere, evidentemente, un trattamento dei corpi fuori dall’ordinario.

Il valore della scoperta

Al di là del valore intrinseco dei reperti, quello che rende questo sito davvero rilevante è il contesto storico in cui si inserisce. Le indagini filologiche e la toponomastica storica suggeriscono con crescente solidità che le rovine individuate sulla cima del Petrarvella appartengano all’antico castrum di Petra Albella, documentato già nell’XI secolo. Non è escluso nemmeno che si tratti di Castel Vecchio o di Panicale Vecchio, insediamenti descritti come abbandonati e in rovina tra il XV e il XVI secolo. In tutti i casi, si starebbe parlando delle origini stesse della comunità di Panicale.

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