Galápagos sotto assalto, il paradiso paga il prezzo del successo

Alle Galápagos il sogno si incrina: l’arcipelago di Darwin oggi paga il prezzo del successo. Troppi visitatori, affitti brevi e regole fragili

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Alle Galápagos, oggi, il viaggio da sogno rischia di diventare un problema. Perché l’arcipelago più celebre del Pacifico, quello dove Darwin mise insieme i pezzi della teoria dell’evoluzione, sta pagando il prezzo del suo successo: troppa gente, troppe case trasformate in affitti brevi, troppe regole che non reggono più.

Galápagos sotto assalto

Un reportage di Repubblica mette in luce la situazione drammatica delle Galápagos. Parte da una scena che qui sembra normale, quasi quotidiana: le iguane distese sui marciapiedi di Puerto Ayora, tra le gambe dei passanti e le borse dei turisti. L’unico vero centro abitato dell’arcipelago, 19 isole vulcaniche a largo dell’Ecuador, è diventato il punto di ingresso di un cambiamento rapido e scomodo. Le Galápagos, il luogo che ha aiutato Darwin a immaginare la teoria dell’evoluzione, oggi rischiano di essere consumate da ciò che le rende famose.

Alle isole, dicono, tutti conoscono Alicia Ayala. Cinquantotto anni, un sorriso da chi sa di aver spostato qualcosa. La sua intuizione è stata semplice: aprire le Galápagos a chi non poteva permettersele. Non più solo crociere e pacchetti per pochi, ma appartamenti, stanze, affitti brevi. Ha iniziato con tre case di sua proprietà a Puerto Ayora. Poi l’effetto domino.

Fin qui, sembrerebbe una storia di democratizzazione del turismo. Ma l’equazione si inceppa. Perché la fauna non è un dettaglio del paesaggio: è il paesaggio. Leoni marini che dormono alle fermate dell’autobus, uccelli che non scappano, animali che non hanno imparato la paura dell’uomo. Basta poco per rovinare tutto. E secondo molti residenti, quel “poco” sta diventando troppo.

A Puerto Ayora cresce una critica netta: gli affitti brevi, così come si sono moltiplicati, stanno alterando l’equilibrio che i visitatori vengono a cercare. Il problema non è solo quanta gente arriva, ma come.

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I leoni marini su una spiaggia delle Galápagos

Non solo overtourism

Ci sono voluti milioni di anni per costruire queste isole, nate da eruzioni e colate laviche. E quasi mille chilometri di oceano le separano dal continente. Per secoli, nessuno le ha toccate. È facile capire perché Darwin ne fosse rimasto ossessionato: ogni isola sembrava un esperimento a cielo aperto. Iguane marine, tartarughe giganti, pinguini minuscoli. Specie diverse, adattamenti diversi, come se la natura avesse scritto varianti dello stesso racconto.

Poi sono arrivati gli esseri umani. E con loro le specie invasive, le pressioni, le scorciatoie. Dalla visita di Darwin in poi, ne sono state introdotte oltre 1.500. Nel 1959 le Galápagos, isole considerati paradisi in terra, sono diventate parco nazionale. Negli anni Settanta Unesco e Unione internazionale per la conservazione della natura suggerivano un tetto: 12mila turisti l’anno. Oggi fa quasi sorridere, come una previsione ingenua.

Dagli Anni Ottanta, il flusso non ha smesso di crescere, aiutato dai voli low cost e poi dall’onda lunga dei social. Instagram ha fatto il resto: le Galápagos come sogno da postare. Ora l’arcipelago punta verso i 300mila visitatori l’anno, quasi il doppio rispetto al 2007, secondo l’Observatorio de Turismo de Galápagos.

E intanto è esploso il mercato delle case. Nel 2015 gli annunci Airbnb erano appena 56. Nel 2020 già 350. Oggi l’associazione alberghiera ne conta 1.364, oltre a circa trecento strutture tra hotel, ostelli e pensioni. Un cambio di scala che, per molti, è diventato ingestibile.

Sul tavolo, però, non c’è solo l’overtourism. La pesca continua, in larga parte della riserva, anche se si tratta di un’area protetta. La caccia agli squali è illegale, ma dilaga. E sopra tutto questo, una decisione politica che ha fatto rumore: a luglio il governo ecuadoriano ha sciolto il ministero dell’Ambiente, inglobandolo in quello dell’Energia e delle Miniere.

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