La Farnesina aggiorna la lista dei Paesi da evitare nel 2026: quali sono i più pericolosi

La nuova analisi YouTrend sui dati di Viaggiare Sicuri della Farnesina fotografa i Paesi più rischiosi del 2026 tra guerre, crisi politiche e calamità naturali

Pubblicato:

Sara Boccolini

Travel Blogger

Laureata in Scienze del Turismo, ama da sempre viaggiare. Travel Blogger dal 2012 e Content Creator, alterna zaino in spalla a bagaglio a mano.

Organizzare un viaggio significa anche verificare con attenzione le condizioni di sicurezza del Paese che si intende visitare. L’instabilità geopolitica, i conflitti armati e persino i rischi naturali rendono questa fase sempre più importante. A confermarlo è l’ultima analisi di YouTrend realizzata sui dati del portale Viaggiare Sicuri della Farnesina.

Il Ministero degli Affari Esteri ha ampliato l’elenco delle destinazioni considerate più pericolose, individuando 28 Stati in cui è sconsigliato recarsi a qualsiasi titolo, altri 92 nei quali esistono aree da evitare76 Stati che non presentano oggi alcuna area classificata a rischio e l’Italia che, tra i 197 Stati del mondo, non viene proprio classificata.

I 28 Paesi sconsigliati

L’analisi di YouTrend evidenzia come i Paesi classificati come più pericolosi siano passati da 25 a 28. Si tratta di destinazioni dove la Farnesina sconsiglia qualsiasi viaggio, a causa di conflitti armati aperti, sequestri, instabilità politica o collasso delle istituzioni.

Tra le aree più critiche figurano i territori interessati da guerre. Ucraina e Russia restano ad alto rischio, mentre Siria, Yemen, Sudan e Sud Sudan continuano a vivere situazioni di estrema instabilità e crisi umanitarie.

Particolarmente delicata anche la situazione nel Sahel e in parte dell’Africa centrale. Mali, Niger, Nigeria, Mauritania, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo sono interessati dalla presenza di gruppi jihadisti e da un elevato rischio di rapimenti di cittadini stranieri. Afghanistan, Somalia e Libia completano il quadro delle destinazioni considerate altamente pericolose, tra governi instabili, attentati terroristici e scontri armati.

Il Medio Oriente rappresenta un altro dei principali focolai di crisi. La Farnesina mantiene lo sconsiglio totale per Iran, Iraq e Striscia di Gaza, mentre per il Libano invita a rinviare ogni viaggio non essenziale. Le tensioni nell’area continuano inoltre a provocare cancellazioni e modifiche dei collegamenti aerei che transitano negli hub del Golfo.

Nella lista compaiono anche Haiti, dove la violenza delle bande armate ha raggiunto livelli senza precedenti, il Myanmar, ancora coinvolto nella guerra civile iniziata dopo il colpo di Stato del 2021 e aggravata dal terremoto del 2025, e la Papua Nuova Guinea, dove l’elevata criminalità rende molto rischiosi ampi settori del territorio.

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Veduta aerea di Madang, Papua Nuova Guinea

Destinazioni con aree a rischio e i pericoli naturali

Non tutte le destinazioni considerate a rischio sono però da evitare completamente. Sono infatti 92 i Paesi nei quali le criticità riguardano soltanto alcune zone specifiche.

In Turchia, ad esempio, le raccomandazioni riguardano soprattutto il confine con la Siria e alcune aree meridionali ancora interessate dalle conseguenze del terremoto del 2023. Anche la Thailandia resta generalmente visitabile, ma la Farnesina invita a evitare le province meridionali di Yala, Narathiwat, Pattani e Songkhla, oltre alle aree di confine con Cambogia, Laos e Myanmar.

In Sud America l’attenzione è rivolta a Cile e Bolivia. Nel primo caso incidono la crescita della microcriminalità in città come Santiago e Valparaíso e alcune criticità sanitarie, mentre in Bolivia le principali aree sconsigliate sono la regione del Chapare e il confine con il Cile, dove sono ancora presenti mine antiuomo.

Esistono poi destinazioni dove il principale fattore di rischio non è legato alla situazione politica, ma alla natura. L’Islanda continua a convivere con l’intensa attività vulcanica della penisola di Reykjanes, dove dal 2021 si susseguono eruzioni che comportano evacuazioni e possibili emissioni di gas vulcanici.

Un discorso simile riguarda l’Anello di Fuoco del Pacifico, una delle aree sismiche più attive del pianeta.

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San Chao Mae Kow Leng Jee, Narathiwat, Thailandia

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