Smarrito tra le pieghe della provincia viterbese, sorge un borgo che sembra scaturire direttamente dalle viscere della terra. Parliamo di Sutri, che si adagia su un maestoso sperone di tufo da dove domina dall’alto la Via Cassia, l’antico asse viario che da millenni collega Roma al nord della penisola. Ci troviamo, quindi, tra le falde dei Monti Cimini e quelle dei Monti Sabatini, in una posizione che ne ha fatto la fortuna: prima territorio falisco, poi area contesa tra Etruschi e Romani, la città fu conquistata da Roma nel 383 a.C. e divenne una vera testa di ponte verso l’Etruria interna e l’Agro Falisco.
Se le tracce più antiche di Sutri risalgono all’Età del Bronzo, intorno al X secolo a.C., le origini si perdono anche nel mito: una leggenda lega il paese a Saturno, il dio romano della fertilità, raffigurato nello stemma cittadino a cavallo con un fascio di spighe. Un’altra storia porta fin qui Orlando, il paladino della Chanson de Roland e dell’Orlando Furioso, che secondo il racconto sarebbe nato in una tomba etrusca mentre sua madre Berta era in viaggio verso Roma.
Il soprannome più celebre è però “l’Antichissima Città“, appellativo attribuito da papa Innocenzo III sul finire del XII secolo. E basta osservare la parete dell’anfiteatro, o scendere nella cripta del Duomo, per capire quanto sia difficile trovare un nome più azzeccato. Dal 2019, inoltre, Sutri fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Indice
Cosa vedere a Sutri
La visita di questo borgo della Tuscia parte dalla roccia, ma presto si trasforma in un viaggio attraverso civiltà diverse. La particolarità di Sutri sta proprio nella stratificazione: un luogo pagano diventa cristiano, una strada romana continua a guidare pellegrini, mentre una torre medievale resta a guardia di una storia quasi scomparsa.
L’Anfiteatro romano scavato nel tufo
Il simbolo di Sutri si mostra quasi all’improvviso ed è un anfiteatro ricavato interamente in un banco di tufo, senza sostegni in muratura. La forma segue il profilo naturale della roccia e misura circa 49,60 per 40,80 metri. La sua costruzione viene collocata tra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi anni del I secolo d.C. La semplicità dell’impianto rende ancora più impressionante il risultato: arena, podio, corridoi e gradinate sono stati ottenuti lavorando direttamente la pietra.
La cavea era divisa in 3 ordini di gradinate. Le praecinctiones, cioè i corridoi di passaggio, separavano i diversi settori del pubblico. Nella parte più bassa si trovava anche un palco d’onore. La struttura poteva accogliere migliaia di spettatori, una cifra enorme se si pensa alle dimensioni attuali del borgo. In estate, tra le altre cose, l’anfiteatro ospita spettacoli e concerti.
La necropoli rupestre lungo la Via Cassia
A pochi passi dall’anfiteatro, la parete di tufo cambia aspetto perché per circa 180 metri è un susseguirsi di decine di tombe scavate direttamente nel costone roccioso. Si riconoscono camere singole, ambienti doppi, nicchie rettangolari e tombe con ingressi ad arco. La necropoli fu utilizzata tra il I secolo a.C. e il III-IV secolo d.C., anche se il passaggio dei secoli ha modificato parecchio l’aspetto originario degli ambienti.
Il dettaglio più suggestivo è la vicinanza con la Via Cassia, antica arteria romana e poi tratto della Via Francigena: qui il viaggio passa davvero accanto ai morti.
Il Mitreo diventato Chiesa della Madonna del Parto
Entrare nella Chiesa della Madonna del Parto significa attraversare una soglia scavata nella roccia che ha avuto almeno 2 vite religiose. Prima fu un Mitreo, cioè un ambiente dedicato a Mitra, divinità di origine indoiranica il cui culto si diffuse nell’Impero romano a partire dal I secolo d.C.
In seguito fu trasformato in luogo cristiano e il suo piccolo vestibolo accoglie affreschi medievali dedicati alla Madonna, a San Cristoforo e alla leggenda di San Michele del Gargano.
Villa Savorelli e il Bosco Sacro
Uscendo dal Mitreo, il paesaggio si apre verso Villa Savorelli, raffinata residenza del XVIII secolo appartenuta a diverse famiglie patrizie. Il giardino all’italiana è disegnato da siepi di alloro e geometrie ordinate. Più avanti, il Bosco Sacro porta con sé un nome quasi fiabesco. Lecci secolari crescono su quote differenti e il termine fa riferimento a un’antica visione pagana della natura, popolata da ninfe, fauni e folletti. La parte più bella arriva affacciandosi dall’alto: l’anfiteatro appare in una prospettiva diversa, incastonato nel paesaggio.
Il Duomo e la Cripta di Santa Maria Assunta
La Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo si presenta con una facciata dai caratteri barocchi, mentre il campanile romanico resta una delle tracce più evidenti della struttura antica. All’interno, il pavimento cosmatesco cattura subito lo sguardo, anche perché i Cosmati furono famiglie di marmorari romani specializzate in decorazioni geometriche realizzate con tessere di marmo colorato. Ma è la cripta il vero colpo di scena: più navate sono scandite da colonne e volte a crociera in tufo.
Palazzo Doebbing e il Museo del Patrimonium
Palazzo Doebbing occupa l’antica sede vescovile e prende il nome da Joseph Bernard Doebbing, vescovo di Sutri dal 1900 al 1916. Recuperato e trasformato in museo nel 2018, si riconosce per la mole merlata che domina lo skyline del borgo. I 4 piani ospitano arte antica, arte sacra e mostre temporanee. Il Museo del Patrimonium, invece, raccoglie tele provenienti dalla Chiesa di San Francesco, affreschi medievali recuperati dalla Chiesa di Santa Fortunata e reperti lapidei.
Cosa fare a Sutri
La città offre parecchio anche quando si chiude la guida. La sua parte più autentica vive tra vicoli, botteghe e tradizioni che arrivano dalla comunità contadina.
- Seguire il filo della Via Francigena: Sutri è una tappa del percorso medievale che collegava Canterbury a Roma.
- Raggiungere l’antico lavatoio: la struttura si trova lungo Via Giovanni Andrea dell’Anguillara e in estate diventa anche sede di eventi musicali.
- Assaggiare il fagiolo della Regina: la specialità locale è legata a una leggenda secondo cui avrebbe alleviato i dolori della gotta di Carlo Magno. Durante la Sagra del Fagiolo viene servito in ciotole di terracotta. Da provare anche i fagioli della Regina, i ditalini alla militare e i tozzetti alla nocciola.
- Scegliere una festa popolare: il Presepe Vivente trasforma la necropoli in un percorso illuminato da fiaccole romane. La festa di Sant’Antonio Abate porta in strada cavallerie e confraternite, mentre il Carnevale termina con la cremazione di Re Carnevale in Piazza del Comune. A settembre la festa patronale di Santa Dolcissima si conclude con uno spettacolo nell’anfiteatro illuminato dalle fiaccole.
Dove si trova e come arrivare
Sutri si trova in provincia di Viterbo, a circa 45 km da Roma e a più o meno 30 da Viterbo. In automobile da Roma si segue il Grande Raccordo Anulare e poi la Cassia Veientana in direzione Viterbo. Da Viterbo si può scegliere la Via Cassia oppure la Cassia Cimina. Chi arriva dall’autostrada A1 trova le uscite di Magliano Sabina da nord e Ponzano Romano-Soratte da sud. I collegamenti in autobus fanno capo alle linee COTRAL sulla tratta Roma-Viterbo. Per il treno la stazione di riferimento è Capranica-Sutri, a circa 5 km dal paese.