Cronache di pietra a Pont-Saint-Martin, il borgo tra pianura e Alpi in cui il tempo è un’illusione

All'ingresso orientale della Valle d'Aosta, il borgo di Pont-Saint-Martin si rivela attraverso un'architettura romana audace che sfida i secoli sopra acque impetuose

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Benvenuti nell’antichissima porta orientale della Valle d’Aosta, un luogo che funge da cerniera geografica tra la pianura canavesana e le vette alpine più aspre: Pont-Saint-Martin. Il borgo appare infatti come una soglia di pietra, anche perché rappresenta il primo contatto tangibile con la cultura valdostana e con un territorio storicamente di confine.

Adagiato a circa 350 metri di altitudine, possiede questo particolare nome a causa della presenza di un maestoso ponte romano del I secolo avanti Cristo che domina il centro abitato, un elemento scenografico potente, una soluzione ingegneristica rara persino all’interno del vasto repertorio romano e, soprattutto, costruito in una sola notte (o almeno secondo la leggenda).

La sensazione che si avverte attraversando le sue strade è quella di trovarsi dentro un libro di storia a cielo aperto, le cui pagine sono scritte nel granito e nel marmo. L’umidità del torrente Lys, che scende prepotente dal ghiacciaio omonimo ai piedi del Monte Rosa, rinfresca l’aria anche durante le estati più torride, mentre le dimensioni raccolte e il rapporto costante tra costruito e paesaggio rendono l’esperienza di visita intensa e concreta.

Cosa vedere a Pont-Saint-Martin

Pont-Saint-Martin si mostra subito come un borgo plasmato dalla verticalità delle montagne che lo stringono in un abbraccio di roccia viva. Ma, passo dopo passo, ci si rende conto che il centro abitato si sviluppa attorno a fulcri monumentali (a breve distanza tra loro) che raccontano millenni di passaggi, pellegrinaggi sulla Via Francigena (l’antica via europea che proprio qui lascia la Valle d’Aosta per proseguire verso la pianura) e strategie militari di epoca imperiale.

Il Ponte Romano e la leggenda del Diavolo

Ve lo abbiamo già detto ma ve lo ripetiamo: il Ponte Romano rappresenta il cuore simbolico del paese. Dall’arcata unica che che raggiunge approssimativamente i 35 metri di luce, poggia direttamente sulla viva roccia e questo gli permette di sfruttare le naturali pareti della gola, al punto da garantire una stabilità che ormai è millenaria.

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Il maestoso e antico Ponte Romano di Pont-Saint-Martin

Fa strano notare che, nonostante la sua veneranda età, le pietre sono tagliate con precisione millimetrica e incastrate con malta di calce, ma anche che la carreggiata conservi tracce dei numerosi interventi avvenuti nei secoli, con ciottoli e lastre incise per migliorare l’aderenza degli animali da tiro.

Vista la sua monumentalità e altezza, la tradizione popolare narra che San Martino, vescovo di Tours, abbia stretto un patto col Diavolo per terminare l’opera in una sola notte; il maligno pretese in cambio l’anima del primo essere che avesse varcato la soglia del ponte. Tuttavia, l’astuto santo ingannò la creatura infernale lanciando del cibo sull’altra sponda e facendolo attraversare a un cane affamato. Il Diavolo, furioso per aver ottenuto l’anima di un animale anziché quella di un uomo, cercò invano di distruggere l’opera ormai benedetta. Ancora oggi, durante il Carnevale, un manichino raffigurante il demonio viene bruciato sotto la volta dell’arcata in un rito catartico che unisce fede e folklore pagano.

Accanto al ponte si trova pure un piccolo museo che illustra le tecniche costruttive romane, le fasi di restauro e il ruolo strategico dell’opera all’interno della viabilità alpina.

Castello Baraing e le architetture signorili

Sulle alture del villaggio si staglia la silhouette neogotica di Castello Baraing, una residenza ottocentesca che sembra uscita da un racconto di cavalieri. Questo edificio, con le sue torri merlate e le finestre bifore, rappresenta il desiderio della borghesia locale di nobilitare il territorio attraverso richiami estetici al passato medievale.

I giardini circostanti sono terrazzati per adattarsi alla pendenza del terreno e sono la culla di specie botaniche che traggono beneficio dal microclima mite della conca. Scendendo verso il piano, si incontrano invece case forti e palazzi nobiliari con portali in pietra scolpita, simboli del potere delle famiglie che controllavano i commerci lungo la valle.

La casaforte l’Castel

Nel centro storico, alle spalle del municipio, sorge la casaforte dei signori di Pont-Saint-Martin, conosciuta come l’Castel. Risale alla fine del Quattrocento e nasce come fortificazione rurale con funzioni difensive e rappresentative. La struttura si sviluppa su quattro livelli, con murature in pietrame e malta di calce ben visibili sul lato più antico. Al suo interno trovano spazio esposizioni artistiche, arredi storici e testimonianze della vita signorile locale.

La Chiesa di Fontaney

Poco sopra il centro abitato, lungo la strada regionale verso Perloz, si incontra la Chiesa di Fontaney. La sua nascita si deve alla volontà del barone Pierre di Vallaise tra il 1590 e il 1595, e oggi riproduce in scala ridotta la pianta della cattedrale di Aosta. Il luogo di culto presenta una pianta rettangolare a tre navate, separate da pilastri affrescati con scene agiografiche datate 1726.

I castelli del territorio

Oltre alla casaforte urbana e al Castello Baraing, più distanti si trovano i resti del Castello Vecchio. Di origine medievale, è appartenuto alla potente famiglia dei signori di Pont-Saint-Martin, una delle più importanti in regione dopo Challant e Vallaise.

Cosa fare a Pont-Saint-Martin

Sono le stagioni, a Pont-Saint-Martin, a scandire le attività possibili, anche perché il borgo pullula di tradizioni e riti che si tramandano quasi identiche da generazioni:

Come arrivare

È abbastanza semplice arrivare a Pont-Saint-Martin: si trova lungo le principali arterie di comunicazione del Nord-Ovest. È infatti raggiungibile utilizzando l’autostrada A5 Torino-Aosta, uscendo proprio al casello omonimo che immette quasi immediatamente nel cuore del villaggio. La strada statale 26 rappresenta l’alternativa più suggestiva, correndo parallela al fiume Dora Baltea.

Gli amanti dei binari saranno lieti di sapere che la stazione ferroviaria locale è servita regolarmente dai treni regionali che collegano Torino e Ivrea con il capoluogo valdostano. Una volta scesi dal vagone, bastano pochi minuti di cammino per ritrovarsi davanti alla mole del ponte monumentale.

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