Lagonegro, il borgo lucano della Monna Lisa e delle scalinate di pietra

Tra boschi altissimi, antiche mura medievali e silenzi d'Appennino, Lagonegro racconta una Basilicata intensa, ruvida e sorprendente

Pubblicato:

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

La Basilicata interna si rivela spesso a chi sa abbandonare le rotte costiere, affrontando le curve di un territorio dominato da altitudini severe. Superati i contrafforti montuosi che separano il Golfo di Policastro dall’entroterra, appare una specie di ragnatela di case aggrappate a una rupe calcarea. Quello è Lagonegro, in provincia di Potenza, borgo a 666 metri sul livello del mare che conserva due anime ben distinte: la parte moderna si sviluppa attorno al “Piano”, grande piazza alberata dall’aspetto ottocentesco, mentre il nucleo storico sale verso l’alto, stretto tra vicoli, archi e resti di fortificazioni medievali.

Il nome del paese rimanda a un antico lago dalle acque scure, probabilmente presente secoli fa tra queste montagne. Una presenza misteriosa, sparita nel tempo, ma sicuramente rimasta viva nella memoria popolare. Conosciuto da molti come il luogo che ha dato i natali a Pino Mango, artista dalla voce inconfondibile, è avvolto anche da una leggenda assolutamente sorprendente.

Secondo una tradizione locale, Lisa Gherardini, la celebre Monna Lisa ritratta da Leonardo da Vinci, sarebbe stata sepolta proprio nella Chiesa di San Nicola. Una storia mai confermata, certo, però sufficiente a regalare al paese un soprannome singolare. Lagonegro, infatti, viene chiamato anche “La Città della Monna Lisa“.

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