Le cascate più belle d’Italia da raggiungere a piedi in estate

Otto cascate spettacolari tra Alpi e Appennino da scoprire in estate: sentieri in boschi ombrosi e acqua gelida per rinfrescarsi lontano dalla folla.

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Lorenzo Calamai

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Dopo quattro continenti, diciassette paesi, quindici capitali ha scoperto che il più delle volte quello che cerchi non è poi così lontano da casa.

Definizione di cascata: il precipitare di una massa d’acqua, di fiumi o torrenti, per un dislivello di varia altezza. Suona quasi terrificante, questa successione di parole, ma tutti e tutte sappiamo quanto, invece di incutere timore, le cascate siano una visione paradisiaca e invitante nei mesi più caldi dell’estate, alla stregua della stereotipica oasi per chi si è perduto nel deserto. Uno spettacolo naturale, quello dei grandi salti d’acqua, capace di unire il fascino della camminata nella natura al fresco e al fragore dell’acqua che precipita tra le rocce, in un contrasto che d’estate diventa ancora più suggestivo.

L‘Italia, dalle Alpi all’Appennino e non solo, custodisce cascate fantastiche. Le più belle sono quelle da raggiungere solo a piedi, percorrendo sentieri nella natura che portano al cospetto di queste meraviglie naturali, come forzieri da rintracciare seguendo la mappa del tesoro.

Cascate dei Capelli di Venere

A pochi minuti dalla cittadina di Casaletto Spartano, milleduecento abitanti in provincia di Salerno, in Campania, sorge l’Oasi dei Capelli di Venere, una delle principali attrazioni naturali del territorio. Il nome richiama una suggestiva leggenda secondo cui la dea Venere avrebbe lasciato qui una ciocca dei suoi capelli, ma deriva anche dalla delicata felce Capelvenere che cresce rigogliosa sulle rocce umide, creando l’effetto di una chioma verde attraversata dall’acqua.

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Lo scenario unico nell’Oasi Capelli di Venere

L’area dove sorge la cascata prende questo nome dalla delicata felce capelvenere, pianta che ricopre le rocce bagnate dal salto d’acqua e che così crea l’effetto di una grande chioma verdeggiante, rendendo il colpo d’occhio raro e inconsueto. Le acque del Rio Bussentino, gelide anche in piena estate, formano piccole piscine naturali dai riflessi turchesi, incorniciate da un antico mulino e dai resti di un ponte di origine normanna.

Attorno al torrente, un anello di circa tre chilometri percorribile in poco più di un’ora si snoda tra passerelle di legno e ponticelli. Un sentiero adatto a tutti, indicato per famiglie con bambini, in un ambiente ombroso e fresco che regala sollievo anche nelle giornate più torride.

Cascate di Lillaz

Nel cuore della Valle d’Aosta, a pochi passi dall’abitato di Cogne e all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, sorgono le Cascate di Lillaz.

Le acque del torrente Urtier compiono qui tre salti spumeggianti, per un’altezza complessiva di circa 150 metri, in un contesto di prati alpini e boschi di larici che rendono la passeggiata piacevole in ogni suo tratto. Ai piedi delle cascate si forma una bellissima polla di acqua cristallina.

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Ai piedi delle Cascate di Lillaz

Il punto di partenza dell’escursione fino alle cascate è il parcheggio all’ingresso della frazione di Lillaz, da cui in circa dieci minuti di cammino, lungo un sentiero quasi pianeggiante che costeggia il torrente, si raggiunge la base del primo e più celebre salto. Chi vuole ammirare anche gli altri due può proseguire lungo un percorso un po’ più ripido, con scalini e passaggi più esposti, che in totale richiede poco più di un’ora tra andata e ritorno.

Cascata del Varone

La Cascata del Varone è una vera e propria bizzarria della natura, di quelle che vanno viste almeno una volta nella vita. Si trova vicino a Riva del Garda, nel comune di Tenno: qui le acque del torrente Magnone si gettano per quasi 100 metri in una forra di roccia calcarea scavata da circa 20mila anni di erosione, creando un canyon spettacolare che si può ammirare attraverso un parco naturale privato, che permette la visita da oltre un secolo. Le prime infrastrutture per permette di visitare il luogo risalgono infatti al 1874.

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L’affascinante Cascata del Varone, nelle viscere della terra

Dall’ingresso, ospitato in un edificio storico progettato dall’architetto Giancarlo Maroni (lo stesso del Vittoriale degli Italiani), si percorre un sentiero che raggiunge la cosiddetta grotta inferiore, dove si osserva la parte finale della cascata. Poi, attraverso un centinaio di gradini, si passa alla grotta superiore. È qui che si coglie in pieno l’imponenza del salto, tra il fragore dell’acqua e la nebbiolina che rinfresca l’aria anche nelle giornate più calde.

La Cascata del Varone è stata visitata da personaggi illustri come Thomas Mann (si dice che un passo de La montagna incantata possa essere frutto dell’ispirazione donatagli dal salto), Gabriele d’Annunzio, Franz Kafka, l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo.

Cascata del Toce

Val Formazza, estremo confine settentrionale del Piemonte. Qui la Cascata del Toce, con i suoi 143 metri di salto, rappresenta una delle cascate più spettacolari delle Alpi.

Oggi la sua portata dipende dal rilascio controllato delle acque del lago artificiale di Morasco: per questo si mostra in tutta la sua forza solo in determinate fasce orarie tra giugno e settembre, con orari da verificare prima della visita. Tuttavia il bel percorso per raggiungerla rimane in ogni caso un piacevole itinerario.

Sebbene infatti la Cascata del Toce sia facilmente raggiungibile con un brevissimo percorso di appena 10 minuti dalla più vicina strada carrabile, merita percorrere il bel sentiero che ricalca l’antico tracciato della Via Francisca, antico collegamento fra Lombardia, Svizzera e Francia. Lungo gli undici chilometri in cui si dipana l’itinerario si attraversano i paesini Walser (minoranza alpina di origine germanica con peculiari tradizioni) di Ponte, Brendo, Grovella, Canza, Sotto Frua e infine Frua, il più vicino alla cascata, tanto che a volte vi si fa riferimento come Cascata di Frua.

In quest’ultima frazione si trova ancora oggi l’Albergo Cascata, che fu caratterizzato da un forte afflusso turistico nel primo novecento, brillando durante la belle epoque. Lo spettacolo del salto della Cascata del Toce è veramente maestoso e roboante, con la grande massa d’acqua che si spande in mille rivoli lungo la vertiginosa parete rocciosa della montagna.

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L’antico albergo domina la Cascata del Toce

Cascata dell’Acquacheta

Si parte da San Benedetto in Alpe, al confine tre Toscana ed Emilia Romagna, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e si percorre un bel sentiero lungo il torrente Acquacheta, tra splendidi boschi di quercia, castagno e faggio e scorci appenninici. Infine, dopo quasi due ore di cammino, si affronta un ultimo strappo in salita che porta a un balcone naturale privilegiato su di lei: la Cascata dell’Acquacheta, un mirabile salto di 70 metri tra rocce oblique capace di ispirare a Dante Alighieri un paragone con il Flegetonte, il roboante fiume del XVI canto dell’Inferno.

Nei pressi, lungo il sentiero, poco più avanti del balcone panoramico, sorge anche un’altra bella e potente cascata, la Cascata del Lavane, con una bella e profonda polla di acqua fresca, ideale per un tuffo rigenerante in una pausa dell’escursione, prima di affrontare il percorso di ritorno.

Cascate del Dardagna

Il Parco Regionale del Corno alle Scale è un’area protetta tra le cime dell’Appennino tosco-emiliano. Qui, il torrente Dardagna scorre vorticoso, formando sette salti consecutivi, ognuno con un proprio punto di osservazione lungo il bel sentiero che le esplora.

Il più alto dei salti supera i 30 metri, gli altri si aggirano sui 15, in una sequenza di spruzzi e vapori che rende il trekking particolarmente scenografico soprattutto nelle giornate estive più calde.

Il punto di partenza più comodo è la cosiddetta Madonna dell’Acero, da cui parte il sentiero CAI 331, il quale conduce in circa un’ora al primo e più imponente salto. Per completare la visita agli altri sei si imbocca quindi il sentiero CAI 333, che si arrampica nel bosco di faggi con qualche tratto più ripido, aiutato da gradini e corrimano, fino a chiudere l’anello passando per il laghetto del Cavone.

Le Cascate del Dardagna sono un vero e proprio concerto di salti d’acqua che interrompono il silenzio di un bosco maestoso, dove anche la giornata più soffocante si trasforma in una piacevole esplorazione della natura.

Cascate del Rio Verde

Le Cascate del Rio Verde sono le più alte dell’Appennino italiano. Si trovano in Abruzzo, tra le montagne della Val di Sangro, protette da una dedicata Riserva Naturale. Le acque del torrente Verde precipitano complessivamente per oltre 200 metri, suddivisi in tre balzi da 40, 90 e 30 metri, prima di confluire nel fiume Sangro.

Dal centro visite della Riserva Naturale Cascate del Verde, nel piccolo borgo di Borrello, si imbocca un sentiero nella natura che in una manciata di minuti conduce a un primo punto panoramico, da cui si domina l’intera vallata. Per raggiungere il vero cuore dello spettacolo, però, occorre affrontare una più ardimentosa scalinata di circa 250 gradini, che scende fino a un affaccio ravvicinato sulla cascata. La vegetazione del bosco è ricchissima, e lo spettacolo di questo filo d’acqua che scende gettandosi nel vuoto da una parete di roccia verticale è davvero monumentale e stupefacente.

L’intera escursione richiede poco più di un’ora, l’accesso alla riserva prevede un piccolo contributo d’ingresso.

Cascata del Marmarico

La Cascata del Marmarico è la più alta della Calabria e dell’intero Appennino meridionale, con un salto complessivo di 114 metri lungo l’alto corso della fiumara Stilaro. Il nome, di origine dialettale, significa “lento” o “pesante”, proprio a indicare l’illusione ottica per cui l’acqua, pur cadendo senza sosta, sembra quasi immobile agli occhi di chi la osserva.

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Cascate del Marmarico

Si trova nel Parco Regionale delle Serre, nel territorio di Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, e dalla cittadina parte proprio il percorso più praticato per raggiungere questo potente e spettacolare tesoro d’acqua dolce.

Si parte dai Bagni di Guida, nei pressi di una vecchia centrale idroelettrica. Si risale lungo una strada sterrata ma carrabile per il primo chilometro, quindi si imbocca una strada forestale che di quando in quando regala spettacolari scorci sulla natura circostante (la strada viene percorsa in fuoristrada da visite guidate alla cascata), dove si alternano cime boscosi e valloni. Dopo circa cinque chilometri di cammino si raggiunge il Vallone Folea, procedendo sull’ultimo tratto in leggera salita lungo uno stretto sentiero. Si arriva a destinazione nel giro di altri 15 minuti di cammino circa, e al cospetto della cascata è possibile tuffarsi nella bella polla ai piedi del salto.

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