La Quercia delle Streghe è un gigante vegetale che intreccia memoria rurale, superstizione e immaginario letterario

Sulle colline lucchesi un gigante vegetale custodisce il segreto di Pinocchio; tra rami nodosi e leggende di sabba notturni, la maestosa quercia trasforma la fiaba in realtà

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Chi raggiunge le colline che separano la Piana di Lucca dal borgo di Collodi percepisce subito una variazione nel ritmo del paesaggio. L’aria si fa densa di un profumo che sa di terra umida e resina antica, mentre davanti agli occhi si palesa una visione che scuote le certezze sulla dimensione delle cose terrene. Si è arrivati al cospetto della Quercia delle Streghe, una specie di architettura naturale che appare bizzarra, quasi come se una forza invisibile avesse premuto sulla sommità del fusto costringendo il legno a cercare spazio lateralmente.

Questa pianta, che secondo alcuni studi appartiene alla specie Quercus pubescens, vanta un’età stimata che supera i 600 anni e sta lì, in quanto organismo vivente, crescendo nello stesso luogo mentre il mondo intorno a lei attraversa guerre, trasformazioni agricole, mutamenti sociali e stagioni della storia.

Si trova all’interno della tenuta della Villa Carrara, nel territorio comunale di Capannori, tra San Martino in Colle e Gragnano, e si svela all’improvviso con la sua chioma talmente ampia da sembrare finta: il tronco ha un circonferenza che supera i 4 metri, l’altezza oltrepassa i 20, mentre l’estensione dei rami raggiunge i 40 metri. Una misura eccezionale, quindi, e che l’ha portata a detenere un primato nazionale per ampiezza della chioma, ma anche a essere fonte di misteri e storie curiose.

Storia e leggende della Quercia delle Streghe

Le vicende che avvolgono questo gigante verde, chiamato anche Quercione, affondano in un passato fatto di credenze popolari e racconti sussurrati nelle stalle durante le sere invernali. Vi basti pensare che la tradizione orale le attribuisce un ruolo centrale nella vita magica e superstiziosa delle comunità contadine del territorio. La peculiare forma schiacciata della chioma, tra le altre cose, ha alimentato per generazioni la convinzione che fungesse da punto di ritrovo prediletto per sabba dediti ai propri riti notturni.

Il nome Quercia delle Streghe, infatti, nasce da questo immaginario alimentato dalla suggestione del posto e dalla forma stessa dell’albero. In epoche caratterizzate da analfabetismo diffuso e da una forte connessione tra natura e paura, un simile organismo vegetale diventava facilmente teatro di spiegazioni simboliche. Il fusto assumeva un valore apotropaico e al tempo stesso minaccioso, un confine tra mondo visibile e invisibile.

Tra le storie più curiose, c’è quella che narra di creature magiche che usavano danzare sopra le fronde della pianta, il cui peso avrebbe causato lo sviluppo orizzontale dei rami impedendo la crescita verticale della punta. Una spiegazione fantastica, certo, ma che gli conferisce un fascino magnetico.

Ciò non toglie che, nel corso del Novecento, la quercia dovette affrontare diversi momenti critici: durante la Seconda Guerra Mondiale, le truppe tedesche pianificarono di abbatterla per ricavarne legname da ardere. Ma gli abitanti di Gragnano, frazione di Capannori, fecero tutto ciò che era possibile per salvarla, al punto da riuscirci. In seguito un fulmine colpì la struttura causando danni rilevanti. Atti vandalici, il calpestio eccessivo del terreno e l’insediamento di insetti xilofagi hanno rappresentato ulteriori minacce.

Nonostante questo, la Quercia delle Streghe continua a crescere e la comunità locale la percepisce quasi come un membro effettivo della famiglia, un protettore silenzioso da difendere con orgoglio. La biologia si fonde così con l’identità sociale, trasformando un semplice elemento botanico in un archivio di memoria collettiva che resiste alle intemperie e ai conflitti umani.

Il legame profondo tra l’Albero delle Streghe e Pinocchio

L’altra grande narrazione legata a questo albero riguarda la letteratura. Si ritiene che Carlo Lorenzini, conosciuto universalmente col soprannome di Collodi, frequentasse abitualmente queste zone durante la propria infanzia trascorsa presso la villa della famiglia materna a breve distanza da qui.

Stando ad alcuni racconti, la maestosità del fusto e l’aura misteriosa che emana la pianta ispirarono l’autore nella stesura di uno dei passaggi cruciali de Le Avventure di Pinocchio: nel quindicesimo capitolo, lo scrittore parla di una “grossa pianta detta Quercia grande” alla quale il burattino viene impiccato dal Gatto e dalla Volpe.

Probabilmente alcuni di voi non ricordano nulla di tutto ciò, e il motivo è da ritrovare nel fatto che vi fu un’estensione del racconto dovuta alle proteste dei lettori, che trasformò Pinocchio in una storia di redenzione. Tuttavia, l’ombra della Quercia grande resta uno dei passaggi più potenti dell’opera.

Osservando la complessa struttura dei nodi del legno e le braccia nodose che si allungano verso il basso, risulta facile immaginare il piccolo burattino dal naso lungo che dondola nel vento in attesa del soccorso della Fata Turchina. Questo sito rappresenta dunque il ponte tangibile tra la realtà rurale della Toscana e l’immaginario fantastico che ha educato milioni di bambini in tutto il globo.

Infine, alcuni studiosi collegano anche il Paese dei Balocchi al Settembre Lucchese, periodo di fiere e festeggiamenti che animavano la città murata. Se questa interpretazione risulta corretta, la collocazione dell’albero lungo l’asse Collodi Lucca rafforza ulteriormente il legame tra geografia reale e spazio narrativo.

Dove si trova e come arrivare

Individuare tale tesoro richiede di dirigersi verso la provincia di Lucca, puntando precisamente al territorio comunale di Capannori in direzione località Gragnano. L’albero svetta nei cieli all’interno di una proprietà storica collegata alla Villa Carrara.

Partendo dal centro di Lucca bisogna procedere lungo la strada provinciale che attraversa la zona est della piana, seguendo le indicazioni per le ville storiche locali. Il tragitto si snoda tra oliveti argentei e piccole pievi romaniche che punteggiano il paesaggio. Una volta giunti in prossimità della frazione, alcuni cartelli segnaletici indicano la deviazione verso la proprietà.

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Il maestoso Quercione delle Streghe

L’accesso risulta agevole (in base alla stagione e alla tutela dell’area) per chiunque desideri ammirare questo spettacolo della natura, poiché un sentiero ben tracciato conduce direttamente al cospetto del tronco secolare. Il terreno circostante rimane pianeggiante, permettendo di girare attorno alla chioma per apprezzarne l’estensione da diverse angolazioni.

Risulta consigliabile scegliere le ore del tardo pomeriggio, quando il sole calante filtra tra le foglie dando vita a giochi di luce dorata che esaltano le rughe della corteccia. La posizione isolata garantisce un silenzio quasi assoluto, interrotto soltanto dal fruscio del vento e dal canto degli uccelli che trovano rifugio tra i rami. Non dimenticate, infine, che la visita richiede sempre e comunque attenzione e rispetto.

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