Meteora, in Grecia, accoglie con un paesaggio che provoca la logica: pilastri di arenaria e conglomerato si alzano dalla pianura della Tessaglia come torri nate da un capriccio geologico. In più, in cima o lungo i fianchi di questi colossi, vi sono posizionati monasteri ortodossi che sembrano veramente star lì a prendersi gioco della gravità. Tra questi, ma più defilato rispetto agli altri, c’è il Monastero di Ypapanti, la cui chiesa si nasconde dentro una cavità naturale scavata nella roccia stessa (a circa 70 metri dal terreno).
Pur sembrando meno appariscente rispetto ai suoi “fratelli”, incarna in modo esemplare la tradizione ascetica ortodossa, grazie alla sua posizione isolata e alla scelta di sfruttare una caverna creata da Madre Natura.
Indice
Breve storia del Monastero di Ypapanti
La fondazione del Monastero di Ypapanti risale al 1367, epoca segnata dal declino dell’Impero bizantino e dalla conseguente avanzata ottomana nei Balcani. Fu la visione di due monaci legati alla comunità eremitica di Doupiani, Nilos e Cyprianos, a dar vita a questa bizzarra costruzione.
Inizialmente sorse come rifugio sicuro per eremiti desiderosi di isolamento assoluto, ma nel corso del tempo funse da baluardo per la cultura e la fede ellenica, offrendo riparo a chiunque cercasse pace in periodi di instabilità. Ypapanti attraversò fasi alterne, con distruzioni, abbandoni temporanei, e rinascite. Ma solo fino al 1765, anno in cui Athanasios Vlachavas, membro di una famiglia influente del territorio, promosse un importante intervento di recupero.
All’inizio dell’Ottocento l’edificio religioso fu coinvolto nelle tensioni legate alla rivolta contro Ali Pasha di Ioannina che portarono ad altri periodi di declino. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, poi, si avviò una nuova stagione di restauri comprensivi di messa in sicurezza degli ambienti. Oggi il complesso appare stabile e protetto, pur mantenendo un carattere austero.
Il suo nome, Ypapanti, rimanda alla Presentazione di Cristo al Tempio, festa celebrata il 2 febbraio nella tradizione ortodossa. La ricorrenza coincide (il più delle volte) con l’apertura al pubblico del sito, poiché la struttura dipende dal Grande Meteora e attualmente non ospita una comunità stabile.
Cosa vedere al Monastero di Ypapanti
L’approccio visivo all’edificio emoziona: le pareti in muratura sembrano scaturire direttamente dal ventre della montagna. Il visitatore si trova al cospetto di una struttura la cui architettura sfrutta le cavità naturali della roccia, minimizzando l’uso di materiali esterni e creando un’armonia perfetta tra ambiente naturale e opera umana.
La chiesa rupestre con affreschi del XIV secolo
Il fulcro dell’intero complesso è rappresentato dalla piccola chiesa, o Katholikon, dedicata alla presentazione di Gesù al tempio. Al suo interno è custodito un ciclo di affreschi risalenti al tardo periodo bizantino, caratterizzati da colori caldi e sguardi intensi che sembrano seguire i movimenti dei presenti.
Vi sono narrate scene bibliche con una maestria che sfida l’umidità della caverna, mostrando una resistenza miracolosa al tempo. Il naos, quindi la cella interna, risulta raccolto e con la luce che filtra dall’ingresso. C’è poi un altare che si appoggia alla parete orientale, secondo l’orientamento liturgico ortodosso.
Il nartece e le celle dei monaci
Accanto alla chiesa si sviluppano piccoli ambienti adibiti a celle. Sono spazi essenziali e con sole aperture ridotte verso l’esterno. Qui vivevano i monaci, dedicando le giornate alla preghiera e alla copiatura di testi sacri. Il nartece fungeva da zona di transizione tra esterno e area liturgica.
Le superfici mostrano interventi successivi, con murature che integrano la roccia naturale. Si nota l’abilità nello sfruttare anfratti e sporgenze, tanto che nulla appare superfluo e che è il senso di sobrietà a colpire più di qualsiasi decorazione.
La vista sulla valle della Tessaglia
Uscendo dalla cavità lo sguardo si apre sulla valle. La pianura della Tessaglia si distende ai piedi delle torri di arenaria con campi coltivati, tetti di Kalambaka in lontananza e strade sottili che attraversano il paesaggio (attenzione alle vertigini, perché non si possono escludere completamente).
Nel tardo pomeriggio la luce radente accende la roccia di riflessi dorati. Le ombre si allungano tra le gole ed è proprio in quell’istante che Ypapanti rivela il suo carattere più intenso.
La statua di Thymios Vlachavas
Poco distante dall’edificio principale (e per la precisione su una roccia), lo sguardo incontra un monumento moderno che onora la memoria di un eroe della resistenza greca: quello dedicato a Thymios Vlachavas. Fu un sacerdote e una figura centrale della rivolta contro il dominio di Ali Pasha che avvenne all’inizio del XIX.
La sua personalità incarna il legame indissolubile tra la fede religiosa e l’identità nazionale ellenica. La statua si staglia con fierezza contro il profilo delle montagne, ricordando ai posteri che questi massi sono stati testimoni di battaglie per la libertà, oltre che di preghiere silenziose.
Dove si trova e come arrivare
Il monastero di Ypapanti sorge nella parte settentrionale di Meteora, in Grecia. Il punto di partenza più pratico coincide con l’area vicino al Grande Meteora oppure con i sentieri che si snodano dal villaggio. Sì, avete capito bene: per arrivarci occorre camminare, ma forse è propria questa “difficoltà” a render ancor più intrigante la sua innegabile bellezza.
Kalambaka rappresenta il centro abitato principale della zona, collegato ad Atene e Salonicco tramite autobus interurbani. Da Kalambaka si può raggiungere Kastraki a piedi o in pochi minuti di auto.
Il sentiero verso Ypapanti richiede circa un’ora, a seconda del ritmo e delle soste fotografiche. Il tracciato alterna tratti nel bosco e passaggi su roccia affiorante, per questo motivo calzature adatte risultano fondamentali. In caso di pioggia il terreno può diventare scivoloso.
L’accesso agli interni avviene solo in occasioni particolari, in primis il 2 febbraio. La sua apertura, infatti, segue logiche molto diverse rispetto ai sei monasteri principali di Meteora. Essendo un posto dedicato principalmente alla vita contemplativa e situato fuori dai circuiti di massa, l’accesso agli interni dipende dalla presenza dei monaci o dei custodi che gestiscono il sito. Ciò non toglie che si può comunque e sempre osservare l’esterno e affacciarsi fino ai gradini che conducono all’ingresso.
Chi raggiunge questo eremo comprende che la grandezza di Meteora non risiede soltanto nei monasteri più noti, bensì anche in questi rifugi modellati nelle pietre, custodi di una fede silenziosa e tenace.