Gairo Vecchio, il borgo fantasma più famoso della Sardegna

La sua storia è quella di molti altri borghi fantasma d'Italia, ma qui c'è di più

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

Chi percorre la SS198 della Sardegna, che dalla costa Est si immette nella regione dell’Ogliastra, non può non fermarsi a visitare uno dei borghi abbandonati più famosi dell’isola che si attraversa per forza in auto: Gairo Vecchio. Lo si costeggia completamente (sull’altro lato c’è uno strapiombo) e, visto il numero esiguo di auto che transitano da queste parti, il silenzio regna sovrano.

La sua storia è quella di molti altri borghi fantasma d’Italia, ma qui c’è di più. Innanzitutto, è molto meno famoso di altri e poi, essendo in Sardegna, è anche molto meno visitato. Non si può parlare di un “abitato” vero e proprio in quanto non ci abita nessuno e i turisti che lo visitano, soprattutto d’estate, sono gli unici esseri viventi che s’incontrano.

Se, invece, vi dovesse capitare di venirci in autunno e inverno, nelle giornate fredde e nebbiose si ha l’impressione di aggirarsi in un’atmosfera incantata, come avvolti dalla nebbia del passato.

La storia di Gairo Vecchio

Ci troviamo a 520 metri d’altezza sopra il Rio Pardu. Pare che il nome “gairo” significhi “terra che scorre” e racchiude una sorta di destino geologico predestinato. Non a caso, le sue tormentate vicende, iniziate a fine XIX secolo, proprio a causa dell’instabilità del suolo su cui sorge ebbero un esito drammatico.

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Tra le case diroccate del borgo fantasma di Gairo Vecchio

Il borgo, infatti, fu progressivamente abbandonato a causa di una forte alluvione avvenuta nel 1951. Le cronache di allora raccontano di cinque giorni di piogge e vento incessanti che colpirono l’Ogliastra e che resero il nucleo originario di Gairo, già provato da mezzo secolo di frane e smottamenti, insicuro per persone e animali. Le vie si trasformarono in impetuosi torrenti facendo ‘scivolare’ drammaticamente il terreno verso valle.

Gli abitanti si spostarono più a valle formando altri tre piccoli borghi: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu. Il primo si trova pochi metri sopra al vecchio paese. Il secondo, che dista qualche chilometro, è un grazioso villaggio di soli 300 abitanti ed è famoso per essere una delle stazioni dove si ferma il Treno Verde della Sardegna, che d’estate attraversa alcuni di questi paesi (ed è l’alternativa all’auto, se si vogliono visitare questi luoghi). Qui passa la linea Arbatax – Gairo Taquisara. Il terzo borgo è quello più vicino al mare.

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Le case diroccate a Gairo Vecchio nell’Ogliatsra

Ma è proprio Gairo Vecchio, il paese che non esiste più, ad attirare i turisti che amano i percorsi alternativi rispetto a quelli della Sardegna da cartolina. Per visitarlo, basta percorrere qualche tornante e, sulla destra, si può parcheggiare e addentrarsi a piedi tra i vicoli, le scalinate e gli edifici diroccati dalle caratteristiche pareti rosa e blu (perfetto per coloro che praticano Urbex, la passione per i luoghi abbandonati e fatiscenti).

Il borgo che rivive una volta all’anno

Le manifestazioni più importanti che si svolgono a Gairo sono quelle religiose, alle quali si è aggiunta, negli ultimi anni, la Sagra del cinghiale che si tiene in concomitanza con la festa in onore di Sant’Antonio Abate, che cade nel mese di gennaio. In quest’occasione, è costume accendere il tradizionale falò e cucinare la carne dei cinghiali offerta per dai cacciatori: la buona riuscita della festa, legata alla tradizione contadina, è considerata di buon auspicio per dell’annata agricola.

I dintorni

Il bellissimo territorio di Gairo vVecchio unisce mare e montagna e costituisce la meta di moltissimi visitatori attratti dalla bellezza dei paesaggi e dalla natura incontaminata che caratterizza quest’area. L’area marina del Comune di Gairo è caratterizzata da spiagge di rara bellezza, come la suggestiva spiaggia di sassi scuri di Coccorrocci e quella di Cala ‘e Luas dalle caratteristiche rocce rosa.

Il paesaggio montano è reso spettacolare dalla presenza dei “Tacchi”, torrioni calcarei formatisi nel Mesozoico, che si ergono come torri in mezzo alle montagne, tra i quali spicca Perda’e Liana, il monumento naturale più famoso della Sardegna. Una escursione tra i tacchi attraverso mulattiere permette di ammirare autentici esemplari di natura selvaggia. Tra le montagne carsiche del territorio gairese si aprono le bellissime Grotte di Taquisara, che prendono il nome dall’omonima frazione; le grotte, perfettamente conservate, sono da qualche anno attrezzate e accessibili ai visitatori.

La leggenda della Porta dell’Inferno

Una vecchia leggenda descrive Perda ‘e Liana come una delle porte dell’Inferno, dalla quale uscivano demoni e streghe temuti dai comuni mortali; un antico detto popolare recita ancora “A sa Perda ‘e Liana su hi heres ti dana” (“A Perda ‘e Liana ciò che chiedi ti viene dato”), ricordando il pellegrinaggio di coloro che si recavano ai piedi del monte per offrire la propria anima al diavolo in cambio di ciò che desiderava.

Come visitare il borgo abbandonato

Oggi della Gairo ‘vecchia’ è un insieme di ruderi degli edifici rimasti tenacemente aggrappati alla roccia del monte Trunconi, che domina sulla valle, tra viuzze di terra battuta e selciato collegate da scalette e viottoli inclinati. Le strade, infatti, delimitavano i terrazzamenti sui quali sorgevano le costruzioni, pertanto sono disposti orizzontalmente, su livelli sfalsati, lungo il pendìo.

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Le case di Gairo Vecchio dovevano essere anche belle

Si cammina in un’atmosfera fuori dal tempo, mentre si osservano costruzioni realizzate in granito e scisto, tenuti insieme dal fango o dalla malta di calce e sabbia. La calce era prodotta in un forno attivo fino a pochi decenni fa, situato dove poi è sorta la frazione Taquisara. Alcune palazzine avevano tre o quattro piani. Oggi, in alcune facciate resistono ancora i balconcini in ferro battuto. Addentrandosi nel borgo a piedi e sbirciando dalla strada dentro le case, si possono ancora notare com’erano fatte dentro con i loro caminetti, le scale, le finestre e le pareti intonacate d’azzurro. Alcune dovevano essere davvero belle… Attenzione però, perché, per ragioni di sicurezza, è vietato entrare o avvicinarsi troppo alle vecchie case.

La sensazione di abbandono aumenta nell’osservare la vegetazione farsi strada tra le rovine, riappropriandosi di spazi che un tempo le appartenevano. Di tanto in tanto sbucano orti, alcuni apparentemente ancora curati.

Come arrivare a Gairo Vecchio

Per raggiungere il borgo di Gairo Vecchio, nella provincia dell’Ogliastra, bisogna percorrere la Strada Statale 198 di Seui e Lanusei (SS 198), l’arteria stradale sarda lunga circa 80-100 km che collega Serri, nel Sarcidano, a Lanusei, nell’Ogliastra. È una bella strada, molto amata dai motociclisti e dagli appassionati dei viaggi on the road per i suoi panorami selvaggi e le sue innumerevoli curve tra i monti della Barbagia.

Arrivando da Osini e fermandosi più o meno all’altezza di Osini Vecchio, dalla parte opposta della vallata, è possibile vedere i due Gairo: quello vecchio sotto e quello nuovo sopra. Qualche chilometro e qualche tornante più avanti, svoltando sulla destra, si accede al vecchio borgo: qui si può parcheggiare l’auto per la visita pe poi riprendere la strada statale diretti verso quella conosciuta in tutto il mondo come Blue Zone. Ma questo è un altro viaggio che vi raccontiamo qui.

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