Villalago è un grazioso borgo d’Abruzzo arrampicato sul Monte Argoneta e affacciato sulle rive smeraldo del Lago di San Domenico. Quest’ultimo gioca subito “un buffo scherzo”, in quanto fuori scala rispetto al resto del paesaggio. Questo magnifico specchio d’acqua è incastrato tra pareti di roccia e vegetazione fitta, con una tonalità che cambia con la luce ma resta sempre irreale.
E tutto d’un tratto, quasi incollato alla montagna, prende forma l’Eremo di San Domenico che, più che costruito, appare come sottratto alla roccia. Dalla facciata semplice e il portichetto che si apre verso l’acqua, pare progettato per stare in equilibrio tra terra e riflesso. Chi vi arriva sente il suono costante del lago, il vento tra gli alberi, e il richiamo degli uccelli acquatici.
E poi c’è una presenza più sottile, legata a storie che da mille anni continuano a circolare tra queste pareti.
Indice
Breve storia dell’Eremo di San Domenico
La vicenda di questo grazioso eremo affonda nell’anno Mille, quando San Domenico Abate, originario di Capodacqua di Foligno, raggiunse la Valle del Sagittario durante il suo peregrinare. I suoi scopi erano cercare isolamento, fare penitenza e avere un rapporto diretto con la natura e con il sacro.
Per questo motivo scelse un posto chiamato Prato Cardoso, o Plataneto, un angolo che allora era talmente tanto selvaggio da essere segnato solo da una sorgente e da una parete rocciosa facile da lavorare. Qui scavò una cella, modellando la pietra composta da arenaria, travertino, argilla e grafite.
Per circa sei anni visse in questo rifugio, dedicandosi alla preghiera e a una vita austera. Eppure la sua fama crebbe rapidamente, al punto che i racconti parlano di guarigioni, animali resi docili e interventi considerati miracolosi. Non sorprende sapere che la sua presenza attirò anche i Conti di Valva, signori della zona, che gli chiesero di fondare un monastero più strutturato.
Fu così che nacque il complesso di San Pietro del Lago, destinato a diventare potente e influente, con numerose proprietà sparse in Abruzzo. L’eremo rimase il nucleo originario, il punto da cui tutto era partito. Nel 1069 il complesso passò sotto il controllo dell’Abbazia di Montecassino, segno della sua importanza nel contesto religioso dell’epoca.
Con il passare del tempo, invece, si ritrovò ad attraversare fasi alterne, tra decadenza e rinascita, mantenendo però una costante: i pellegrini continuavano ad arrivare. La chiesa attuale prese forma a partire dal XVI secolo, anche se subì trasformazioni profonde nel ‘700 e poi nel ‘900. L’intervento più radicale arrivò con la costruzione della diga sul fiume Sagittario, tra il 1920 e il 1928. Il paesaggio cambiò completamente. Il lago artificiale ridisegnò la valle e costrinse a modificare anche l’assetto del santuario.
Nonostante tutto, l’eremo restò al suo posto. Anzi, guadagnò una nuova scenografia diventando ancora più iconico.
Cosa vedere all’Eremo di San Domenico
Il percorso esplorativo dell’Eremo di San Domenico a Villalago regala dettagli artistici inaspettati per una struttura così isolata, rivelando una cura estetica che testimonia l’importanza religiosa del sito nei secoli passati.
Il portico e la bifora
L’ingresso avviene attraverso un piccolo portico che introduce subito nel carattere di questo prezioso posto. La bifora decorata cattura lo sguardo, sia per i dettagli che per l’affaccio diretto sul lago. È una finestra che sembra costruita per farci fermare.
Sulle pareti si leggono quattro episodi legati ai miracoli del Santo: le fave moltiplicate, il bambino salvato dal lupo, i pesci trasformati in serpenti e il ragazzo caduto dalla quercia. Sono tutti dipinti del 1938 firmati da Alfredo Gentile, artista locale che ha sostituito affreschi più antichi e ormai perduti.
Il portale rinascimentale
A sorprendere per raffinatezza è il portale rinascimentale della chiesa grazie ai suoi motivi floreali e alla lavorazione precisa. Sì, appare come una presenza quasi fuori contesto rispetto alla semplicità circostante.
La chiesa a navata unica
L’interno si presenta con una sola navata, raccolta ma ricca di dettagli. A dominare la scena c’è un altare neogotico con tanto di pinnacoli, angeli e pannelli decorati che giocano con effetti marmorei. Sul lato destro, a farsi notare è un affresco della Madonna col Bambino, anche se ormai consumato dal tempo. Dietro l’altare, invece, è la statua di San Domenico in preghiera, datata inizio Ottocento, ad aggiungere un elemento umano e concreto.
Infine alla base emerge un paliotto del 1761 in stucco colorato, il quale rivela un’altra storia ancora: motivi floreali, uccelli e due angeli che sorreggono un sole raggiante con il trigramma IHS.
La Grotta del Santo
Una piccola porta sulla destra conduce nel cuore autentico dell’eremo: la Grotta del Santo. Si scende attraverso scale ricavate nella roccia, fino a raggiungere un’apertura stretta protetta da un cancelletto.
Dentro lo spazio si riduce. Sul lato sinistro, una struttura delimitata da pilastrini indica quello che viene chiamato il letto del Santo. Si tratta di un giaciglio fatto di travi lignee, oggi consumato anche dalla devozione popolare. Le persone, infatti, sfiorano la pietra, raccolgono acqua e cercano protezione: è un gesto che si ripete da generazioni.
Il lago e il paesaggio
Fuori c’è il verdissimo lago a completare l’esperienza. Del resto riflette l’eremo, amplifica la luce e cambia colore durante la giornata. Intorno, la fauna accompagna la sosta, con germani reali, merli acquaioli e ballerine gialle.
Nelle Gole del Sagittario si avvistano cervi con facilità e, in tempi non sospetti, questo territorio ha visto anche la presenza dell’orsa Amarena con i suoi cuccioli, evento raro a livello europeo.
Come arrivare
L’Eremo di San Domenico si trova nel territorio di Villalago, in provincia dell’Aquila, all’interno della Valle del Sagittario. Il punto di partenza più pratico è il borgo stesso, anche perché qui ci sono parcheggi e servizi. Dal centro parte un sentiero che scende verso il lago di circa 5 km andata e ritorno e che risulta semplice (il dislivello è contenuto). È infatti adatto anche a famiglie, purché abituate a muoversi su terreno sterrato.
Arrivare direttamente in auto fino al lago è teoricamente possibile, ma poco sensato, visto che gli spazi per lasciare il mezzo sono quasi inesistenti. Il sentiero invece racconta già metà dell’esperienza: dall’alto si apre la vista sul lago, poi si scende tra vegetazione e silenzi sempre più profondi. L’eremo appare solo alla fine, senza alcun tipo di anticipazione.