Il tempio circolare di un Dio perduto del Nilo torna alla luce: scoperta straordinaria

Scoperta a Tell el-Farma una struttura sacra dedicata a Pelusius, dio del limo. Il ritrovamento rivela un mix unico di ingegneria idraulica e culti perduti

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Elena Usai

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Dopo sei anni di scavi presso il sito di Tell el-Farma, una missione archeologica egiziana ha annunciato una scoperta che promette di riscrivere i libri di storia sulla religiosità dell’antico Egitto. È venuto alla luce, infatti, un raro tempio circolare dedicato a Pelusius, una divinità locale quasi dimenticata legata, secondo gli studiosi, al limo e alla fertilità del Nilo.. Il ritrovamento, ufficializzato dal Ministero del Turismo e delle Antichità, getta nuova luce sulla città di Pelusio, storicamente nota come la porta dell’Egitto verso il Mediterraneo orientale, ma oggi rivelatasi anche un centro di pratiche spirituali uniche e radicate nel territorio.

Questa scoperta rappresenta una svolta scientifica significativa perché evidenzia un panorama religioso molto più fluido e diversificato rispetto al pantheon tradizionale degli dei egizi. Mentre Pelusio era celebre soprattutto per il suo ruolo strategico e commerciale, il tempio suggerisce che la vita sulla frontiera orientale fosse animata da culti locali strettamente legati alla natura e ai cicli vitali del Grande Fiume.

La scoperta del tempio dedicato al culto dell’acqua

Il cuore pulsante del tempio ritrovato in Egitto è un’ampia vasca circolare di circa 35 metri di diametro, un elemento architettonico del tutto insolito per i canoni egiziani. Mentre i templi classici seguivano solitamente piani assiali rigidi e percorsi processionali lineari, questo complesso si sviluppa interamente attorno a una distesa d’acqua.

Non si trattava però di un elemento puramente estetico. Gli scavi hanno rivelato un sofisticato sistema di canali e cisterne collegati direttamente a un ramo del Nilo, progettato per riempire periodicamente la vasca con acqua ricca di limo. Il nome stesso della divinità, Pelusius, sembra derivare dal termine greco pelos (fango o argilla), stabilendo un legame diretto tra il dio e il sedimento fertile depositato dalle piene del fiume.

All’interno del bacino è stata rinvenuta una piattaforma quadrata, che gli esperti ritengono ospitasse la statua di culto. L’idea di una divinità che emerge o presiede sopra l’acqua carica di limo rinforza l’ipotesi che nel tempio si celebrassero rituali di purificazione e rinascita, fertilità agricola e rigenerazione ciclica.

Il tempio come simbolo di fusione culturale

Oltre alla sua funzione religiosa, il tempio è un capolavoro di ingegneria e un simbolo di fusione culturale. La struttura integra elementi della tradizione egizia con influenze ellenistiche e romane, riflettendo la natura cosmopolita di Pelusio. Essendo una città di frontiera, essa ha assorbito per secoli influenze diverse, creando un’identità ibrida che si riflette chiaramente in questo spazio sacro.

L’analisi dei reperti indica che il sito è rimasto in funzione per un periodo straordinariamente lungo: dal II secolo a.C. fino al VI secolo d.C. Quasi 800 anni di storia in cui il tempio ha visto il passaggio dal Regno Tolemaico al dominio Romano, mantenendo intatta la sua importanza spirituale nonostante i mutamenti politici radicali.

È interessante notare come l’interpretazione del sito sia cambiata nel tempo. Nel 2019, i primi resti in mattoni rossi avevano fatto pensare a un edificio civile, come una sala del consiglio. Tuttavia, l’emergere del complesso sistema idraulico e il confronto con modelli architettonici del mondo mediterraneo hanno confermato la natura sacra del complesso.

Oggi, questo tempio del fango si erge come una testimonianza tangibile di quanto le popolazioni dell’epoca sapessero adattare la propria fede all’ambiente circostante, celebrando la vita laddove la terra e l’acqua del Nilo si incontravano per nutrire la civiltà.

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