Il celebre festival dei ciliegi è stato cancellato: quando l’overtourism rovina i luoghi più belli

Stop alla magia dei sakura sul Monte Fuji: la cancellazione del festival è l'ultima difesa contro l'overtourism selvaggio che minaccia l'identità del Giappone

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Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

C’è un’immagine che, più di ogni altra, conosciamo tutti quando pensiamo al Giappone: la sagoma perfetta del Monte Fuji, incorniciata dalle nuvole rosa dei ciliegi in fiore e dai tetti scarlatti della pagoda Chureito. È lo scatto perfetto, quel “trofeo” digitale che ogni viaggiatore brama di esporre nella propria galleria di Instagram.

Sono sempre più i turisti che accorrono in primavera per assistere alla fioritura dei ciliegi nelle località più note, come Fujiyoshida. Ed è proprio la sua notorietà che ha provocato una decisione senza precedenti: la cancellazione del celebre festival della fioritura nel parco Arakurayama Sengen. Non è una scelta dettata da ragioni climatiche o da una scarsa fioritura, ma dall’overtourism.

Perché il festival dei ciliegi è stato cancellato

Per i residenti di Fujiyoshida, il Monte Fuji non è un semplice sfondo fotografico ma, come ha dichiarato anche il sindaco Shigeru Horiuchi, “un modo di vivere”. Eppure, negli ultimi anni, questo equilibrio sacro è stato profanato da comportamenti che sfiorano il grottesco. I rapporti locali descrivono una situazione fuori controllo, con turisti che invadono proprietà private per utilizzare i bagni dei residenti o che arrivano addirittura a defecare nei giardini privati.

Nelle strade circostanti, il caos generato dalla folla ha sollevato gravi problemi di sicurezza. I genitori sono preoccupati perché i bambini, nel tragitto verso scuola, vengono spintonati fuori dai marciapiedi dai visitatori in cerca dell’angolazione migliore per i loro scatti.

La debolezza dello yen ha reso il Giappone una meta accessibile come mai prima d’ora, ma questo boom, alimentato dalla viralità dei social media, sta trasformando un’esperienza contemplativa in un consumo di massa insostenibile. La cancellazione del festival, quindi, è un tentativo di restituire dignità a una comunità che si sente assediata tra le proprie mura domestiche.

I provvedimenti del Giappone contro l’overtourism

Il caso di Fujiyoshida è solo la punta dell’iceberg di una battaglia che il Giappone sta combattendo su più fronti contro l’overtourism. Ricordiamo tutti la rete metallica alta due metri e mezzo installata a Fujikawaguchiko per oscurare la vista del vulcano e scoraggiare gli assembramenti selvaggi davanti a un minimarket o l’introduzione di tariffe più alte per i turisti. Anche sul versante dei sentieri, le autorità hanno introdotto ticket d’ingresso da 4.000 yen (circa 25 euro) e tetti massimi di 4.000 scalatori al giorno sulla via Yoshida per preservare l’ambiente del sito UNESCO.

Nonostante la cancellazione del festival a Fujiyoshida, le autorità si aspettano comunque un enorme afflusso di visitatori durante la fioritura. Per limitare i danni, verranno schierate guardie di sicurezza, installati bagni chimici portatili e i turisti saranno caldamente invitati a usare i mezzi pubblici e a non violare le proprietà private. Tuttavia, le attese previste per accedere al ponte di osservazione del parco potrebbero superare le tre ore.

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