Cuba perde attrattiva, un record in negativo per il turismo internazionale

Cuba chiude il 2025 con il turismo in crisi: arrivi in calo, obiettivi lontani e una ripresa che non arriva. Cosa si nasconde dietro il crollo

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

L’Avana affonda. Il turismo cubano chiude il 2025 con un tonfo del 18% e appena 1,8 milioni di visitatori stranieri. Bisogna tornare indietro di oltre vent’anni per trovare un dato così basso, escludendo ovviamente il biennio pandemico, che fa storia a sé.

La crisi che attanaglia l’isola ha ormai tutti i tratti di un problema cronico, e i numeri di quest’anno tolgono di mezzo qualsiasi illusione su una ripresa dietro l’angolo. Il settore che per decenni ha tenuto in piedi una fetta importante dell’economia cubana si ritrova ai minimi storici.

Pesa tutto: le infrastrutture che cadono a pezzi, i blackout continui, l’inflazione fuori controllo. E pesa la concorrenza di destinazioni caraibiche che nel frattempo hanno corso. Cuba, invece, è rimasta ferma. Anzi, è tornata indietro.

A certificare il crollo è l’Istituto nazionale di statistica cubano (Onei). Il turismo, che rappresenta una delle principali fonti di valuta estera per il Paese, continua a scontrarsi con una combinazione di fattori che rende difficile qualsiasi inversione di tendenza.

I dati del turismo a Cuba nel 2025

Il governo puntava a 2,6 milioni di arrivi. Ne sono arrivati quasi 800mila in meno. I segnali, a dire il vero, c’erano tutti. Già nel 2024 le presenze si erano fermate a 2,2 milioni, giù dai 2,4 dell’anno prima. All’epoca si parlò di rallentamento. Oggi quei numeri sembrano l’inizio di qualcosa di più serio.

Il confronto con gli anni buoni fa impressione. Nel 2018 Cuba toccava il record: 4,6 milioni di turisti. L’anno dopo erano già scesi a 4,2. Poi è arrivata la pandemia, certo. Ma anche dopo, quando il resto del mondo ricominciava a viaggiare, l’isola non si è più ripresa davvero. La risalita vera non c’è mai stata.

La mappa degli arrivi racconta una storia di contrazioni diffuse, con poche e isolate eccezioni. Argentina e Colombia sono gli unici mercati in crescita: +13,6% il primo, +8% il secondo. Troppo poco, però, per compensare il crollo dei bacini storici.

Il Canada, da anni primo Paese di provenienza dei turisti diretti a Cuba, registra 754.010 arrivi, in calo del 12,4%. Ancora più marcata la flessione della comunità cubana all’estero, che scende a 228.091 ingressi, con un -22,6%. Male anche la Federazione russa, considerata negli ultimi anni un mercato strategico: 131.882 visitatori, quasi il 30% in meno rispetto all’anno precedente.

In diminuzione pure gli arrivi dagli Stati Uniti, che si fermano a 110.005 (-22,8%), e dal Messico, con 56.438 turisti (-10,2%).

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L’anima colorata di Cuba perde attrattiva

I motivi del crollo

Le cause immediate sono note: riduzione dei voli, infrastrutture sotto pressione, carenze nei servizi. Ma il contesto è più ampio e più profondo.

Il turismo cubano paga il prezzo di una crisi economica senza precedenti, aggravata da scelte interne e da fattori esterni. La pandemia ha colpito duramente un settore già fragile. Subito dopo, il cambio di moneta e la riforma del sistema valutario hanno contribuito a un’impennata dei prezzi e a un impoverimento generalizzato della popolazione. Il risultato è un Paese in difficoltà nel garantire servizi di base, anche ai visitatori.

La crisi energetica è un altro elemento impattante. I blackout prolungati, sempre più frequenti, incidono sulla qualità dell’offerta turistica e sull’immagine internazionale dell’isola. Altrettanto impattanti le sanzioni provenienti dagli States che continuano a limitare l’accesso ai mercati finanziari e, al contempo, a scoraggiare gli investimenti e i collegamenti aerei.

Negli ultimi mesi, poi, sono arrivate nuove minacce da Washington sul fronte delle forniture di petrolio, con il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione. In un’economia dove il turismo contribuisce in modo decisivo al PIL e all’afflusso di valuta estera (insieme ai servizi professionali e alle rimesse) ogni colpo al settore ha effetti a catena.

Il confronto con il resto dei Caraibi rende il quadro ancora più evidente. Destinazioni come Punta Cana o Cancún viaggiano su numeri record nel post-pandemia, mentre Cuba resta indietro. Un paradosso per un’isola che per anni è stata simbolo di turismo esotico e accessibile.

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