Chiunque sia stato a Bologna per più di un weekend, ma soprattutto chi l’ha vissuta, magari come studente o studentessa dell’università, sa che la città “si divide in due”. C’è la Bologna turistica, quella del centro storico affollato di visitatori alla ricerca delle migliori trattorie, e la Bologna che prova a resistere. Basta attraversare Ponte Matteotti, passando sopra i binari della stazione ferroviaria, per entrare nella seconda, la Bolognina, proprio la zona che ha conquistato il Guardian.
Qui spariscono i vicoli acciottolati, le torri e i palazzi medievali presi d’assalto e si entra in una quotidianità differente, fatta di mercati, piccoli bar e macellerie halal. Nata all’inizio del Novecento per ospitare le famiglie dei ferrovieri, e poi degli operai delle fabbriche della zona, la Bolognina oggi è un quartiere multietnico. Ha una forte identità politica di sinistra e una comunità decisa a non farsi snaturare dalla gentrificazione.
Chi arriva da fuori è accolto volentieri, ma qui non si sta davanti a una vetrina: si entra nella vita vera di un quartiere che, sfortunatamente, rischia comunque di perdere la sua identità.