Biennale di Venezia 2026: le date e la mappa delle location in cui l’arte incanta la Laguna

La Biennale d'Arte di Venezia 2026 conquista gli appassionati di tutto il mondo: ecco la mappa dei luoghi in cui immergersi nell'arte contemporanea

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Francesca Pasini

Content writer & Travel Expert

Laureata in Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vive tra Italia e Spagna. Curiosa per natura, ama scrivere di storie che la appassionano.

La Biennale d’Arte di Venezia 2026 trasforma la città lagunare in un museo diffuso a cielo aperto. Tra musei, palazzi storici, fondazioni e spazi indipendenti, l’arte contemporanea invade ogni angolo della città in uno degli appuntamenti culturali più rilevanti del panorama internazionale: 99 padiglioni nazionali, 31 eventi collaterali e 7 Paesi al debutto assoluto (Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam) sono distribuiti tra i Giardini, l’Arsenale e tantissime altre sedi in città.

Ecco una mappa delle sedi e dei progetti in programma quest’anno e come parteciparvi.

Date e tema

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia inizia il 9 maggio 2026 (con una pre apertura per la stampa avvenuta il 6, 7 e 8 maggio) e si chiude domenica 22 novembre.

Il titolo è In Minor Keys, il progetto postumo di Koyo Kouoh (venuta a mancare a maggio 2025), la prima curatrice africana nella storia della Biennale Arte. La Biennale è stata organizzata nel rispetto della sua visione.

Il tema parte da un’idea semplice ma precisa: spostare lo sguardo verso ciò che di solito resta in secondo piano. In Minor Keys richiama le tonalità minori della musica, legate a malinconia, profondità e introspezione, e le traduce in un approccio curatoriale. Qui l’arte invita a uscire dalla logica dello spettacolo per entrare in una dimensione più raccolta, dove contano le sfumature, le narrazioni marginali e le esperienze intime.

In tutto sono 111 gli artisti, provenienti da cinque continenti.

La novità inaspettata

La Biennale di Venezia 2026 dedicata all’arte contemporanea si apre con una novità inattesa: a pochi giorni dall’inaugurazione, la giuria internazionale si è dimessa dopo le tensioni legate alla partecipazione di Russia e Israele. Il risultato è un cambio di rotta netto: i premi li decide il pubblico e nascono i “Leoni dei Visitatori”, uno per il miglior partecipante della mostra In Minor Keys e uno per la migliore partecipazione nazionale.

Si vota dal 9 maggio al 22 novembre, con risultati annunciati a fine mostra. Possono partecipare solo i visitatori con biglietto che abbiano visitato sia Giardini sia Arsenale, esprimendo un solo voto per ciascun premio.

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L’Arsenale di Venezia

I Giardini della Biennale di Venezia

I Giardini della Biennale ospitano 29 padiglioni nazionali permanenti, costruiti a partire dal 1907 e firmati in alcuni casi da architetti di fama mondiale come Alvar Aalto (Finlandia), Carlo Scarpa (Venezuela), Gerrit Rietveld (Paesi Bassi) e Josef Hoffmann (Austria). In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys, i padiglioni diventano una mappa corale di temi che attraversano identità, memoria e trasformazione, con installazioni che vanno dalla performance alla scultura, fino a dispositivi immersivi e pratiche sonore.

Si passa dall’Australia di Khaled Sabsabi con il viaggio mistico de “The Conference of the Birds”, e poi dall’Austria di Florentina Holzinger con “Seaworld Venice”, dove miti marini e futuro della laguna si intrecciano in installazioni e azioni site-specific.

Il Belgio di Miet Warlop trasforma il padiglione in una performance corale con gesso, musica e partecipazione del pubblico, mentre il Brasile di Paulino e Varejão affronta la memoria coloniale attraverso tessuti e ceramiche “ferite”. Il Canada di Abbas Akhavan ricostruisce rovine culturali tra guerra e natura, e la Corea del Sud di Goen Choi e Hyeree Ro lavora su migrazione e identità tra materiali industriali e linguaggi ibridi.

Accanto a queste, la Finlandia di Jenna Sutela dà vita a ecosistemi viventi tra biologia e tecnologia, mentre la Francia di Yto Barrada trasforma il padiglione in un giardino politico di piante e contro-narrazioni. Germania, Regno Unito e Grecia chiudono il cerchio con rovine, archivi e realtà distorte: dai sistemi del potere di Naumann e Sung Tieu, alle storie rimosse di Lubaina Himid, fino all’“escape room” filosofica di Angelidakis.

Ecco i Paesi da non perdere ai Giardini della Biennale di Venezia e cosa offrono:

L’Arsenale

All’Arsenale, l’Italia è il punto di riferimento naturale del percorso: tra le Corderie e le Artiglierie, lo spazio industriale diventa un atlante di storie provenienti da tutto il mondo. Qui, il padiglione italiano con Chiara Camoni (Con te con tutto) trasforma la ceramica in un gesto collettivo e domestico, costruito con materiali raccolti e lavorazioni condivise in Toscana.

Accanto, l’Arabia Saudita di Dana Awartani ricostruisce con tecniche artigianali le geometrie distrutte della Grande Moschea di Aleppo, mentre l’Israele di Belu-Simion Fainaru traduce il trauma storico in una pioggia di gocce d’acqua nera ispirate a Paul Celan.

Il paesaggio poi si allarga: l’Argentina di Matías Duville invita il pubblico a camminare su un disegno di sale e carbone che si consuma passo dopo passo, il Cile trasforma un fiume in crisi in una narrazione sonora su migrazioni e fake news, e le Filippine raccontano la vita invisibile dei marinai come infrastruttura emotiva del commercio globale.

Ecco i padiglioni da non perdere all’Arsenale:

I padiglioni nel resto della città

La mappa dei padiglioni diffusi nella città si allarga oltre Giardini e Arsenale, trasformando Venezia in un museo a cielo aperto diffuso. Ogni luogo trasformato in spazio espositivo offre l’occasione perfetta per scoprire luoghi insoliti della città lagunare, meno battuti dal turismo di massa, tra calli, chiese antiche e palazzi storici.

Tra i debutti alla Biennale spicca l’Ecuador, dove il collettivo Tawna e Oscar Santillán costruisce un ponte tra cosmologie amazzoniche e tecnologie contemporanee, mentre El Salvador trasforma Palazzo Mora in una mappa emotiva della migrazione, con sculture che incorporano QR code come tracce di voci sfollate.

Anche Barbados firma una delle presenze più interessanti della Biennale 2026. Per la prima volta un’artista dell’isola entra nella mostra internazionale principale: Annalee Davis. La sua ricerca intreccia ecologia, memoria coloniale e pratiche botaniche, partendo dal concetto di plantationocene, che collega la crisi climatica contemporanea alle economie coloniali delle piantagioni. Le opere nascono nella sua fattoria-studio di St. George, antica piantagione del XVII secolo trasformata oggi in luogo di cura, osservazione e resistenza ambientale. A Venezia porta così una riflessione potente sulle ferite lasciate dal colonialismo e sul rapporto tra natura, memoria e possibilità di rigenerazione.

Marvin Systermans, Spore Initiative
“Martinican Mandala” nella mostra di Annalee-Davis

Proseguendo, il Pakistan ricuce il Punjab attraverso ricami e fotografie, ribaltando il confine tra arte e artigianato, mentre il Kosovo porta una pittura monumentale sull’attesa come condizione politica, e la Lituania trasforma teorie archeologiche in un rituale coreografico tra corpi e paesaggio con il film Animism sings anarchy, girato in 16mm: qui l’artista lituana Emilija Škarnulytė si ispira agli studi dell’archeologa Marija Gimbutas sulle società neolitiche animiste e matrilineari, dando vita a una sorta di preghiera visiva tra trance, memoria e natura. Le scene, girate tra musei e grotte della costa pugliese vicino a Grotta Scaloria, si sviluppano come movimenti rituali sospesi tra archeologia, spiritualità e performance contemporanea.

Eglė Budvytytė
Un frame di “Animism sings anarchy” di Eglė Budvytytė

Il padiglione della Bulgaria trasforma invece gli spazi della Sala Tiziano – Centro Culturale Don Orione Artigianelli in un laboratorio immersivo tra arte, videogame e immaginazione politica. Il progetto riunisce le opere di Gery Georgieva, Maria Nalbantova, Rayna Teneva e Veneta Androva, che affrontano temi come disinformazione digitale, ecologia, cura collettiva e memoria post-sovietica. Tra paludi da preservare, miti online, algoritmi e la contraddizione della Valle delle Rose bulgara (dove convivono raccolta floreale e industria bellica) il padiglione immagina un futuro costruito attraverso pratiche di attenzione, gioco e resistenza condivisa.

Accanto a queste presenze, lo Zimbabwe racconta la trasformazione come sopravvivenza, ed Ecuador e Bahamas intrecciano memorie coloniali, collaborazioni postume e pratiche di riuso.

Sono tantissime le iniziative sparse per la città, noi le abbiamo suddivise per sestieri per orientarsi al meglio in questo intricato mondo artistico a cielo aperto.

Castello

Cannaregio

Ufficio Stampa
Alexandra Kordas, “The World is falling apart”, nel padiglione di Grenada

Dorsoduro

San Marco

San Polo

Biglietti e info utili

Le esposizioni sono fruibili dal martedì alla domenica, mentre restano chiuse il lunedì (ma fanno eccezione lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre). Si seguono i seguenti orari:

I biglietti, acquistabili sul sito ufficiale della Biennale di Venezia, costano: 30 euro intero, 20 euro ridotto (over 65 e residenti comune di Venezia) e 16 euro per studenti e/o under 26. Ci sono ulteriori riduzioni e condizioni speciali per persone con disabilità, gruppi e gite scolastiche.

Le sedi espositive principali si raggiungono da Piazzale Roma o dalla Ferrovia di Venezia con il vaporetto: per l’Arsenale si possono prendere le linee ACTV 1 e 4.1; per i Giardini linee ACTV 1, 2, 4.1, 5.1, (6 solo da Piazzale Roma).

Altre mostre ed eventi da non perdere a Venezia

Durante la Biennale Arte 2026, anche i musei veneziani si trasformano in estensioni diffuse della manifestazione con esposizioni parallele che riflettono sui grandi temi contemporanei. Tra le più interessanti c’è The Visitors di Hernan Bas, ospitata nelle Sale Dom Pérignon di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Per l’occasione l’artista ha realizzato oltre 30 nuovi dipinti all’interno di un’installazione immersiva pensata appositamente per gli spazi del museo.

Hernan Bas
Due opere di Hernan Bas: “The Romeo of last resort” e “The self-designated representative of Marie Laveau’s tomb on Mardi Gras”

Ispirandosi proprio a Venezia e al turismo di massa che da anni ne trasforma identità e quotidianità, Bas mette in scena turisti occidentali colti in situazioni sospese tra ironia, disagio e artificio. Dai luoghi iconici come la Gioconda o la Fontana di Trevi fino alle mete del cosiddetto “dark tourism” come Chernobyl o la foresta giapponese di Aokigahara, i protagonisti dei suoi quadri appaiono spesso smarriti, impegnati a fotografare, posare o inscenare esperienze costruite più per essere raccontate che vissute davvero. Il risultato è una riflessione visiva potente sulla globalizzazione, sul consumo dei luoghi e sulla sottile distanza tra chi visita e ciò che attraversa.

Tra gli eventi collaterali più particolari della Biennale 2026 c’è anche Shame Parade, il progetto con cui la Scozia arriva a Venezia attraverso il duo Bugarin + Castle. La mostra, allestita negli spazi di Olivolo nel sestiere di Castello, rilegge in chiave queer e contemporanea gli antichi rituali europei di umiliazione pubblica, mescolando performance, scultura, video e installazioni. Tra castelli scozzesi, karaoke filippini, armature medievali e cultura pop, gli artisti costruiscono un universo carnevalesco e provocatorio in cui vergogna, identità e trasformazione diventano materia artistica.

Bugarin + Castle
“Set Upon” di Bugarin + Castle, 2026

Un altro evento collaterale tra i più immersivi c’è anche Paper Tears di Claudia Pagès Rabal, ospitato ai Docks Cantieri Cucchini a San Pietro di Castello. L’installazione trasforma antiche filigrane cartarie del XV secolo in immagini luminose, suoni e proiezioni che riflettono sui sistemi di potere, controllo e circolazione delle informazioni tra passato e presente. Partendo dagli archivi storici della Catalogna e dai legami commerciali tra Mediterraneo e Atlantico, l’artista costruisce un percorso visivo quasi ipnotico fatto di acqua, rotte, documenti e memorie sommerse. Il risultato è un viaggio tra storia e contemporaneità che dialoga anche con temi molto attuali, dalle migrazioni alle tensioni geopolitiche.

Flavio Coddou
“Paper Tears” di Claudia Pagès Rabal – Catalonia in Venice 2026

Da non perdere è anche la mostra Diario veneziano di Ilya Kabakov e Emilia Kabakov, allestita tra Ca’ Tron e il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale. Non è una semplice esposizione, ma un grande ritratto collettivo della città costruito insieme ai veneziani: oltre 700 abitanti hanno contribuito con pagine di diario, ricordi e oggetti personali trasformati in un mosaico di storie intime e quotidiane. Gondolieri, studenti, artigiani, famiglie storiche e nuovi residenti diventano così protagonisti di un’opera che racconta la Venezia reale, lontana dalle cartoline e dal turismo di massa.

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