Immersa nelle Piccole Antille francesi (spoiler: non serve il passaporto anche se siamo ai Caraibi), Marie-Galante è un’isola della Guadalupa in cui il calendario sembra aver smarrito la propria corsa. Emerge con la grazia di una piattaforma corallina quasi perfettamente circolare e priva di rilievi montuosi, ma come estrema sintesi del passato rurale francese mescolato alla forza identitaria creola.
Questo affascinante territorio ha infatti costruito la propria identità attorno alla canna da zucchero, coltivata su oltre il 90% delle terre disponibili. Una vocazione che, volente o nolente, ha lasciato tracce visibili ovunque, dai campi regolari che disegnano l’interno dell’isola ai resti dei mulini a vento (elementi architettonici pensati per sfruttare gli alisei costanti).
A colpire chi, come noi, arriva da lontano è anche l’assenza di grandi complessi alberghieri che ha permesso la conservazione di un paesaggio agricolo continuo, interrotto solo da villaggi, distillerie e tratti costieri.
Marie-Galante viene spesso definita “isola dei cento mulini“, denominazione che riassume una storia economica basata sulla trasformazione della canna in zucchero e rum agricolo. Il mare, dal canto suo, è una presenza continua ma con una particolarità: le coste sono differenti tra Atlantico e Mar dei Caraibi, acque calme a ovest e onde più energiche a est.