In molti stentano a crederci, ma c’è un magnifico arcipelago che galleggia nelle acque azzurrissime che si trovano tra la Corsica e la Sardegna. Per la precisione, a sud della prima isola (a cui appartengono), davanti alla città di Bonifacio, in un tratto di mare che i naviganti temevano già secoli fa: in questa zona le correnti si incrociano, il vento accelera e gli scogli affiorano senza preavviso. Parliamo dell’Arcipelago delle Lavezzi, che proprio per questa natura instabile ha mantenuto un carattere integro.
A differenza della “sorella maggiore”, però, queste terre emerse non possiedono porti turistici e nemmeno costruzioni evidenti. Solo granito, acqua e luce. E no, non è affatto poco. Blocchi rocciosi dalle forme improbabili emergono ovunque, lisciati da millenni di salsedine e raffiche di vento. Alcuni ricordano animali preistorici, altri sembrano sculture modellate da una civiltà scomparsa. Per questo qualcuno le chiama “le Seychelles del Mediterraneo”, anche se il paragone regge solo fino a un certo punto: qui tutto appare più ruvido, più autentico e meno addomesticato.
L’arcipelago conta decine di isolotti, sparsi in un’area protetta dal 1982 all’interno della Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio. Si tratta di un ecosistema delicato, con fauna marina ricchissima e specie di uccelli monitorate con attenzione scientifica. Ciò si traduce anche in assenza di bar. Tutto va portato con sé, compreso quello che si riporta indietro. Ma l’altro lato della medaglia è che il tempo rallenta e che i rumori spariscono per lasciare spazio solo al rapporto diretto con il paesaggio.