Emilie (nome di fantasia) ogni anno viene sull’isola di Saint-Honorat, non per trascorrere le vacanze, ma per lavorare come volontaria alla reception dell’albergo monastico che ospita turisti in cerca di pace e tranquillità.
La particolarità è che l’Ile di Saint-Honorat, una delle due Iles de Lérins, al largo di Cannes, sulla Costa Azzurra, è una proprietà privata e appartiene alla Congregazione dei Cistercensi dell’Immacolata Concezione, gli unici abitanti dell’isoletta, in pratica, sono monaci.
La più piccola isola dell’arcipelago copre una superficie di soli 40 ettari (è lunga 1,5 km per 400 metri di larghezza, nel punto più ampio). Un piccolissimo paradiso naturalistico, dove il silenzio – a differenze della vicina Ile Sainte-Marguerite – regna sovrano, dove i monaci vivono secondo la regola di San Benedetto scandendo le ore della loro giornata tra preghiera e lavoro (s’incontrano sette volte al giorno più una di notte per pregare tutti assieme, anche con gli ospiti e i visitatori che lo desiderano).
Si occupano degli 8,5 ettari di vigne, raccolgono le olive da 120 piante che hanno più di 800 anni – i cui prodotti, vino (35mila bottiglie l’anno tra rosso e bianco oltre alle 300 di un vino speciale chiamato “Le clos de la charité” che viene venduto ogni anno dall’ultimo sabato di settembre all’inizio di ottobre), olio (tra gli 800 e i 900 litri) e alcuni distillati come la Lérina Verte, un liquore alle erbe di colore verde prodotto dai monaci da cent’anni, la cui ricetta segreta è conosciuta solo da due monaci (si sa solo che è fatto con 44 erbe diverse), e il Lérincello, un liquore tipo limoncello ma a base di mandarino e anche un po’ di lavanda, vengono poi venduti nella boutique ufficiale – e per il resto del tempo fanno vita monastica.
Abbiamo preso il traghetto di Planaria – di proprietà dell’abbazia – al quai Laubeuf di Cannes, di fronte al Palais des Festivals e all’ufficio del turismo, e siamo andati sull’isola per capire cos’ha di così speciale questo luogo per cui qualcuno dovrebbe rinunciare alle proprie vacanze e venire a fare workation proprio qui.
Indice
Soggiornare nel monastero di St Honorat
“C’è un calendario”, spiega Emilie “che viene condiviso durante l’anno e noi volontari ci mettiamo d’accordo sulla settimana in cui venire in base alle nostre disponibilità. È già qualche anno che lo faccio e ne sono felice”.
In cambio della sua disponibilità, ogni volontario riceve vitto, nella mensa dove si consumano i tre pasti in comune – colazione, pranzo e cena – nel più completo silenzio per rispetto dei 23 monaci che vivono sull’isola tutto l’anno, e alloggio, che Emilie gentilmente mi mostra: la sua è una camera singola (ma ci sono anche camere doppie per le coppie, per un totale di 35 ospiti) con bagno privato, doccia e wc, un armadio a muro chiuso da un tendone, una piccola scrivania con sedia e zanzariere alle finestre (fondamentali perché a St Honorat la vegetazione è molto fitta). Niente fronzoli né amenity, del resto siamo in un monastero, ma non manca nulla. Ci sono anche stanze col bagno in comune nella vecchia ala del monastero, molto suggestiva, ricavate in quelle che un tempo erano le celle dei monaci, dove, a parte la mancanza del bagno, c’è comunque il necessario base. E c’è anche una camera adatta a persone con mobilità ridotta.
Sono all’incirca 4000 le persone che vengono a soggiornarvi e a cercare un po’ di serenità ogni anno. Non è un ritiro spirituale. Chi vuole, può partecipare alle messe e pregare – c’è una piccola cappella aperta h24 – ma non è obbligatorio. C’è anche chi viene sull’isola in vacanza per approfittare delle piccole spiagge selvagge (in un angolo nascosto di uno dei due giardini dove crescono degli splendidi ulivi secolari c’à anche un “sechoir” dove fare asciugare il costume e il telo mare oltre ai vestiti che si vogliono lavare).
A disposizione degli ospiti ci sono i due giardini interni immersi nella vegetazione, nascosti dentro i chiostri – chi visita l’isola dalla mattina alla sera non li vede -, una biblioteca perlopiù con libri religiosi, ma non solo, chi vuole può lasciare il libro appena terminato e metterlo a disposizione della comunità, e la stanza delle pulizie. Sì, perché non esiste un servizio in camera come al grand hotel, qui ognuno si occupa della pulizia della propria stanza e deve lasciarla come l’ha trovata.
“Chiunque può soggiornare nell’hôtellerie dell’Abbaye Notre Dame de Lérins: cristiani, atei, musulmani, uomini, donne”, spiega il Père Abbé – Jean-Marie Gervais – che da un anno è tornato a St Honorat a dirigere l’abbazia dopo essere stato per 16 anni nell’Abbaye Notre-Dame de Sénanque, in Provenza, entrambe legate all’ordine cistercense. Come recita il sito dell’abbazia: “Nella sua Regula monachorum, San Benedetto da Norcia precisa che negli ospiti si accoglie anche Cristo”. Gli unici che non possono soggiornare sono i bambini sotto una certa età e i cani, per evitare il rumore che qui è bandito.
Come l’isola, anche i 30 alloggi dell’abbazia sono aperti tutto l’anno (tranne dalla prima domenica dopo Ognissanti fino a metà dicembre e la settimana che precede la Domenica delle Palme) e costano sempre lo stesso prezzo, non c’è né alta né bassa stagione insomma. I prezzi variano da un minimo di 47-57 euro a persona a notte a seconda del tipo di stanza, ma è a propria discrezione e ognuno può lasciare quanto può in base alle proprie disponibilità. Si parte da un minimo di tre notti a un massimo di sette. Si consiglia di portare le proprie lenzuola e i propri asciugamani.
Poiché la consuetudine prevede di condividere la vita della struttura di accoglienza, gli ospiti sono coinvolti in alcune mansioni, vissute con “semplicità e gioia”, recita il sito: lavare le stoviglie, apparecchiare, riordinare la propria camera e, se necessario, le aree comuni, prima della partenza. I pasti si consumano nel refettorio, in silenzio (accompagnati da musica o letture) e tutti assieme. La cucina è semplice e varia, per soddisfare i gusti della maggior parte delle persone.
Bisogna anche sapere che nell’edificio di accoglienza non c’è connessione Internet, ma solo Wi-Fi in un’area limitata e che i cellulari devono essere utilizzati all’esterno degli edifici. Per prenotare, ogni richiesta di ritiro deve essere indirizzata al Père Hôtelier per lettera o e-mail con tre mesi di anticipo rispetto al periodo desiderato.
La storia dell’Abbazia di Notre Dame de Lérins
La comunità dei monaci è presente sull’isola di Saint-Honorat da oltre sedici secoli. Era l’anno 410, infatti, quando vi approdò St Honorat e fondò un monastero ispirato al monachesimo orientale, un movimento spirituale cristiano nato a cavallo tra III e IV secolo come forma di distacco dal mondo attraverso la solitudine, l’ascesi e la preghiera. Secondo la leggenda, una volta arrivato sull’isola deserta e resa inabitabile dalla quantità incredibile di serpi, St Honorat fece un buco nella terra col proprio bastone e trovò l’acqua, cosa che permise di essere abitata.
Sempre con il bastone, il Santo riuscì a scacciare i serpenti che la popolavano dopo essersi messo in salvo su una palma (oggi la palma è simbolo dei martiri, simbolo dell’abbazia e anche della città di Cannes, da cui deriva la celebre Palma d’Oro con cui vengono premiati i migliori film durante il festival del cinema). Dopo aver dissodato il terreno, coltivato quel piccolo deserto, Honorat vi fondò una comunità. La storia del suo insediamento è ben documentata grazie alla “Vita di Onorato”, tramandata da Ilario di Arles.
I monaci vissero isolati ma tranquilli finché tra l’VIII e il X secolo non ci furono le prime invasioni che li spinsero a fuggire. Di fronte alle ripetute minacce provenienti dal mare, i monaci avvertirono progressivamente la necessità di proteggersi erigendo una torre fortificata, la Tour-Monastère, su uno sperone roccioso sul lato meridionale dell’isola. A poco a poco, questa costruzione eccezionale divenne il centro della vita sull’isola, tanto che i monaci vi si trasferirono a vivere trasformandola in un vero e proprio monastero.
Per questo motivo, la prima cosa che fu realizzata fu il chiostro (che si sviluppa su tre piani), e tutto è sviluppato in verticale anziché in orizzontale, compresa la cappella interna (che custodiva le reliquie di St Honorat, giunte all’abbazia nel 1392, in occasione della consacrazione della Chapelle Ste-Croix) e le celle destinate ai monaci. L’abbazia fu distrutta per ben tre volte nella sua storia prima di essere ricostruita definitivamente tra il 1874 e il ’78 in stile neoromanico. Conserva ancora buona parte dell’insieme monastico del XII secolo, tra cui la sala capitolare e il chiostro.
Dopo un periodo di abbandono alla fine del XVIII secolo e durante la prima metà del XIX secolo, nel 1859, il Vescovo di Frejus riuscì a ricomprare l’isola e a far tornare una comunità religiosa. Nel 1869 arrivarono i cistercensi dall’Abbazia di Sénanque, due abbazie che ancora oggi sono collegate.
Le reliquie, invece, furono inizialmente perdute durante la Rivoluzione francese, ma poi messe in salvo nella chiesa di Notre-Dame-d’Espérance nel Suquet di Cannes e, successivamente, distribuite in vari Comuni della diocesi per garantirne la protezione. Al ritorno dei monaci sull’isola nel 1869 (quando la Congregazione cistercense di Sénanque vi rifondò l’abbazia), una parte significativa delle reliquie di Saint-Honorat fu riportata sul luogo dagli stessi monaci. Oggi, le ossa scampate alla Rivoluzione sono nuovamente esposte e venerate non più nella Tour-Monastère, bensì nella chiesa abbaziale di Lérins, la chiesa principale del XIX secolo.
Ma la storia dell’isola è ancora più antica. Alcuni scavi archeologici effettuati negli anni passati hanno portato alla luce reperti molto precedenti all’arrivo del monaco, tra cui un coperchio in avorio molto probabilmente parte di un amuleto divino risalente all’epoca preromana. Lo stesso nome dell’arcipelago di Lérins deriva dal nome antico delle due isole, Lero e Lerina, citate da diversi autori a partire da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C..
Cosa vedere a Saint-Honorat
Sull’isola monastica di Saint-Honorat solitamente si va per visitare il monastero fortificato di Lérins, costruito nel 1073, che comprende diversi chiostri e sette cappelle di epoche diverse che formano un circuito turistico e un pellegrinaggio religioso e l’Abbazia di Lérins. Il complesso, posizionato sul lato opposto rispetto al porticciolo di sbarco dei traghetti, è molto affascinante; l’ingresso avvolto da piante, fiori e palme è un incredibile contrasto rispetto al resto della vegetazione selvaggia dell’isola, eccezion fatta per i vigneti coltivati. Sembra proprio di entrare in Paradiso.
Tutt’intorno all’isola, lungo i pochi sentieri percorribili (il giro dell’isola è lungo 3,4 km), s’incontrano i diversi edifici religiosi, alcuni ricostruiti sui resti originali: appena sbarcati nel porticciolo dell’isola si viene accolti dalla statua della Vierge du Port e dall’Arc du Triomphe del XIX secolo; qui ci sono anche i resti dell’antica Chapelle St Michel, ma lungo i sentieri s’incontrano le alte: la Capelle Saint-Pierre, la Capelle Saint-Caprais (dedicata a colui che accompagnò St Honorat sull’isola), la Capelle Saint-Sauveur e la Capelle de la Trinité (queste ultime due sono le uniche rimaste ancora intatte dal Medioevo, e la prima risulta essere sorta sulle rovine di un edificio del V secolo).
Nei pressi dell’abbazia si trovano altre costruzioni: le vestigia spagnole del XVII secolo, la casamatta risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i forni per le palle di cannone voluti da Napoleone Bonaparte nel 1794 (uno all’estremità Est e uno a quella Ovest), la boutique e la statua di Sant’Antonio da Padova. A parte il complesso religioso, altro edificio imponente sull’isola è la Tour-Monastère che è stata appena riaperta dopo sei anni di restauri.
A giugno 2026, l’Abbazia di Lérins, il primo dei Monument historique francesi voluti dallo scrittore e storico Prosper Mérimée, che fu anche ispettore generale dei monumenti storici di Francia, ha infatti inaugurato il restauro della Tour-Monastère, monumento simbolo dell’arcipelago di Lérins, durato sei anni e curato dall’architetto Michel Trubert. Dominando la costa dell’isola di Saint-Honorat, la torre-monastero del 1080 circa rappresenta una delle testimonianze principali della storia plurisecolare dell’abbazia. Luogo di difesa, di vita monastica e di memoria, incarna la storia eccezionale della comunità di monaci. Formata da tre edifici costruiti i tempi diversi, fu il rifugio dei monaci dalla fine del XIV secolo fino al 1788.
I lavori hanno riguardato in particolare la messa in sicurezza dell’edificio contro le infiltrazioni d’acqua, grazie alla realizzazione di due nuove coperture — una contemporanea e l’altra tradizionale —, il restauro delle murature e la posa o sostituzione di porte, grate e finestre. Hanno inoltre consentito l’installazione di un impianto di illuminazione volto a valorizzare gli spazi, il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di accoglienza del pubblico, nonché l’allestimento liturgico della Chapelle Sainte-Croix, al primo piano della torre, concepito come progetto specifico. Quest’ultimo è stato affidato a fratel Charles Desjobert, domenicano e architetto specializzato nel patrimonio storico, e comprende la realizzazione di undici vetrate e di un arazzo su disegno dell’artista centenaria Vera Molnár, che venne a mancare non appena conclusa l’opera. Fino alla Rivoluzione francese, era questa la chiesa principale in quanto l’abbazia era stata distrutta.
Durante i lavori sono stati scoperti alcuni ambienti rimasti celati sotto le macerie per secoli, come le cantine per le botti, nella parte più vecchia della torre. L’edificio di pietra calcarea bianca è stato ampliato e fortificato nel corso dei secoli tanto che alla fine del XV secolo era diventato un edificio assai originale e privo di eguali: una torre-monastero che riuniva verticalmente tutte le funzioni della vita monastica, con un chiostro su due livelli, cappelle interne, refettorio e dormitorio per i monaci, la camera dell’abate, i depositi e una cisterna per l’acqua potabile.
Oggi, dopo il restauro, la Tour-Monastère è diventata un bellissimo museo – per ora gratuito – con ampi ambienti, la cappella ammodernata (il 14 settembre 2026, a distanza di 634 anni, sarà anche consacrata), scalinate, passerelle e meravigliose terrazze a picco sul mare da cui si gode di una splendida vista dell’isola dall’alto e della costa fino a St Tropez.
A completare la torre, è arrivata anche una campana posizionata sulla cima, donata dal Principe Alberto di Monaco, un legame che risale alla fine del Medioevo, grazie a due membri della famiglia Grimaldi che guidarono l’Abbazia di Lérins in qualità di abati commendatari. Con questi nuovi lavori, l’isola monastica di Lérins – Isola di Saint-Honorat, si candida ufficialmente a divenire Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Per chi visita l’isola in giornata – ovvero la maggior parte dei 100mila turisti annui – sono a disposizione alcune aree pic-nic e un solo ristorante, che si consiglia di prenotare in alta stagione.