Arcidosso è una fortezza di pietra, un borgo che sembra nascere dalla roccia del Monte Amiata

Il borgo dell'Amiata in cui la pietra medievale convive con una lunga tradizione spirituale che dal Cristianesimo radicale arriva fino al Buddhismo tibetano

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Sul fianco occidentale del Monte Amiata, a quota 679 metri, appare all’improvviso Arcidosso, che subito colpisce per la sua forma compatta che fa credere che il borgo nasca dalla roccia stessa. Il paesino della provincia di Grosseto, infatti, occupa un rilievo naturale che guarda verso la Val d’Orcia, mentre alle spalle riceve la protezione del grande vulcano ormai spento.

Il nome deriva dal latino arx et dossum (fortezza sul dosso) e racchiude la ragione stessa della sua esistenza: nacque per difendere. Le prime attestazioni risalgono al IX secolo, in un territorio conteso tra poteri laici e religiosi, segnato dalla presenza dell’Abbazia di San Salvatore e dalla successiva affermazione degli Aldobrandeschi. La rocca, edificata prima dell’anno Mille e ampliata nei secoli, rappresentò il fulcro politico, militare e simbolico dell’intera montagna.

Dalla struttura urbana che segue un disegno verticale sulla cui cima svetta la Rocca Aldobrandesca, sfoggia un tessuto di case addossate, vicoli lastricati, archi, scale e porte. Ma non è tutto, perché la storia recente aggiunge un livello ulteriore al suo interessante profilo: nell’Ottocento il borgo divenne teatro dell’esperienza mistica e sociale di David Lazzaretti, figura controversa, profeta, riformatore e simbolo di riscatto contadino. In epoca contemporanea, inoltre, la presenza di una comunità buddhista tibetana sul vicino Monte Labbro ha portato pratiche, simboli e architetture orientali. In sostanza, Arcidosso convive con il sacro da secoli e in forme diverse ma sempre radicali.

Cosa vedere ad Arcidosso

Il ricco patrimonio di Arcidosso si scopre lentamente, attraverso una successione di luoghi che intrecciano potere, fede e quotidianità.

Rocca Aldobrandesca

La Rocca domina questo affascinando nucleo antico della Toscana con un impianto che conserva ancora la forza originaria e, tra le altre cose, rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura fortificata medievale dell’area amiatina. L’impianto risale all’XI secolo, con successive modifiche senesi dopo la conquista del 1331 guidata da Guidoriccio da Fogliano.

A risultare molto particolari sono la base inclinata, il mastio quadrangolare e la doppia cerchia muraria, ma anche le superfici lapidee ricche di incisioni, simboli, scritte arcaiche e segni attribuiti a correnti ereticali medievali e a conoscenze esoteriche di alto livello.

All’interno trovano sede tre poli museali: il Centro Studi David Lazzaretti, che racconta la vicenda del profeta amiatino attraverso documenti, dipinti e fotografie ottocentesche; il Museo del Paesaggio Medievale, dove si ricostruiscono vita quotidiana, attività agricole e assetti territoriali; il MACO, Museo di Arte e Cultura Orientale, il quale ospita una collezione di arte tibetana unica nel contesto toscano.

Chiesa di San Niccolò

Dedicata al patrono del paese, la Chiesa di San Niccolò svetta nei cieli a ridosso della rocca e nacque nel XII secolo. Anch’essa subì ampliamenti, in particolare nel Seicento, ma assunse l’aspetto attuale solo durante un restauro novecentesco in stile neoromanico. Tra le sue mura sono protette opere di scuola senese particolarmente interessanti.

Chiesa di San Leonardo

Vale la pena fare un salto anche presso la Chiesa di San Leonardo che si colloca nel terziere del Codaccio (una delle tre suddivisioni storiche del centro abitato) che costituisce uno dei nuclei romanici più significativi del paese.

La struttura originaria appartiene al XII secolo ma con modifiche cinquecentesche, mentre l’interno è la casa della Decollazione di San Giovanni Battista di Francesco Vanni, un dipinto potente, teso e costruito su contrasti luministici che anticipano il barocco senese.

Chiesa di Sant’Andrea

Situata poco oltre la Porta Talassese, la Chiesa di Sant’Andrea risulta documentata dal 1188. Non sono mancati interventi di recupero e miglioramenti nel corso dei secoli, che hanno portato a farle conservare ancora oggi un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna in trono con santi e un crocifisso seicentesco in cartapesta.

Santuario della Madonna delle Grazie

Infine il Santuario della Madonna delle Grazie eretto dopo la peste del 1348, ovvero uno dei luoghi devozionali più importanti dell’Amiata. Anche qui non mancano opere di grande pregio, tra cui una Vergine in gloria di Ventura Salimbeni e una Madonna quattrocentesca proveniente da ambienti civili. A completare il complesso, inoltre, c’è una fontana in trachite di origine medicea.

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Veduta dall’alto di Arcidosso

Cosa fare ad Arcidosso

Visitare Arcidosso permette anche di potersi dedicare a esperienze legate a tradizioni, natura e ricerca interiore:

Come è possibile intuire, Arcidosso possiede un particolare legame con il Buddhismo che nasce sul vicino Monte Labbro. Anzi, a essere del tutto onesti è uno dei casi più rilevanti di presenza buddhista in Europa. Nei primi anni Ottanta, infatti, il maestro tibetano Chögyal Namkhai Norbu scelse quest’area per fondare Merigar West perché attratto dall’isolamento naturale e dalla forte tradizione spirituale locale. Nel 1990 il Gönpa venne inaugurato dal Dalai Lama. Da questo incontro sono nati scambi culturali duraturi, tra cui il MACO nella Rocca Aldobrandesca che testimonia un dialogo vivo tra Oriente e Amiata.

Come arrivare ad Arcidosso

Arcidosso è geograficamente collocato tra le province di Grosseto e Siena, in posizione strategica tra Maremma e Val d’Orcia. L’accesso principale avviene tramite la Strada Statale 223 Siena – Grosseto, con uscita Paganico e successiva salita verso il Monte Amiata lungo un tracciato panoramico tra colline e boschi.

Un’alternativa prevede l’Autostrada A1 con uscita Chiusi, proseguendo verso la Cassia, Vivo d’Orcia e Castel del Piano. La stazione ferroviaria più vicina risulta quella di Civitella Paganico, collegata al borgo da servizio autobus.

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