Le grotte più belle d’Italia dove rifugiarsi dal caldo d’agosto

I complessi ipogei più affascinanti del nostro Paese: viaggio nel fascino sotterraneo della natura, con il non trascurabile beneficio del riparo dal caldo

Pubblicato:

Lorenzo Calamai

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Dopo quattro continenti, diciassette paesi, quindici capitali ha scoperto che il più delle volte quello che cerchi non è poi così lontano da casa.

L’estate italiana si dimostra impegnativa, tra caldo, afa e il ripetersi delle ondate di calore che portano i termometri a non abbassarsi neanche di notte. Ci sono molteplici modi per tentare di sfuggire alla canicola, ma uno dei più interessanti, sottovalutati e affascinanti è rappresentato dalla scoperta del mondo sotterraneo: sotto i nostri piedi, nascosto nella roccia di Appennini e Alpi, esiste infatti un universo alternativo fresco e silenzioso, dove la temperatura non cambia mai, che sia gennaio o il ferragosto più torrido. Una specie di Sottosopra che ricorda Stranger Things, ma senza mostri infernali, strane nubi e inquietanti lampi rossastri.

Anzi, nelle grotte turistiche italiane, cavità ipogee scavate in milioni di anni da acqua e tempo, ci si avventura in un mondo sì bizzarro, ma anche tremendamente attraente. Tra passerelle, illuminazione e guide esperte ci si avventura tra stalattiti, stalagmiti e saloni sotterranei che sembrano edifici progettati da architetti folli. Un’escursione in grotta, insomma, unisce un certo grado di sollievo climatico alla meraviglia geologica e naturale, oltre che, in alcuni casi, storica: molte di queste cavità custodiscono resti preistorici, laghi sotterranei e concrezioni che si sono formate goccia dopo goccia nel corso di ere geologiche.

Grotte di Frasassi

Senza dubbio, le Grotte di Frasassi sono il più famoso complesso presente in Italia. Il motivo è presto detto: sono considerate il più grande complesso ipogeo d’Europa, con oltre venti chilometri di cavità scoperte solo nel 1971. Si trovano nel comune di Genga, nelle Marche, tra i rilievi appenninici e la valle del fiume Sentino.

Ogni anno sono visitate da un gran numero di persone. Il percorso turistico classico, compiuto dalla maggior parte dei visitatori, è lungo circa un chilometro e mezzo e si percorre in poco più di un’ora, seguendo le spiegazioni e il racconto di una guida dedicata. Qui la temperatura è costante: 14 gradi, con un’umidità che sfiora il 100%.

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Lo spettacolo del sottosuolo alle Grotte di Frasassi

La visita si apre con la Sala Abisso Ancona, un ambiente talmente vasto da poter contenere, secondo le stime, il Duomo di Milano: 180 metri di lunghezza, 120 di larghezza e 200 di altezza, dominati dalle imponenti stalagmiti dette i Giganti. Si tratta di uno degli ambienti chiave del percorso, una vera e propria cattedrale sotterranea. Altri luoghi della visita sono la Sala 200, il Grand Canyon (una fossa solcata dalle acque del fiume Sentino), le sottili Canne d’Organo e la Sala delle Candeline, fino alla suggestiva Sala dell’Infinito, detta anche Sala dei Pagliai perché caratterizzata da grandi stalagmiti coniche, che ricordano quasi dei covoni di fieno.

Se si prenota in anticipo, si possono scegliere anche i percorsi più lunghi, chiamati Azzurro e Rosso, lunghi rispettivamente due e tre ore: una visita più impegnativa alle Grotte di Frasassi, ma che porta a una maggiore consapevolezza e a una scoperta più completa di questo sensazionale complesso.

Grotte di Castellana

Castellana, 40 chilometri da Bari, entroterra pugliese: quell’apertura nel terreno che era sempre stata utilizzata come una sorta di discarica naturale sarebbe diventata qualcosa di più a partire dal lontano 23 gennaio 1938. Lo speleologo Franco Anelli si calò nell’inghiottitoio, andando alla scoperta di quello che sarebbe poi divenuto noto come uno dei sistemi carsici più spettacolari d’Europa.

Oggi le Grotte di Castellana sono celebri e frequentate, una delle più gettonate attrazioni alternative al mare della Puglia. La loro grande bellezza ne è ovviamente la ragione, ma il fatto che la temperatura interna sia stabilmente tra i 14 e i 18 gradi, contro una superficie che in estate fa misurare costantemente temperature diurne superiori ai 30 gradi, sicuramente è un ulteriore incentivo.

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Una delle sale delle Grotte di Castellana

La visita del complesso parte sempre dalla Grave, la prima e più ampia caverna, alta una sessantina di metri e unico punto del percorso in cui filtra la luce naturale attraverso un’apertura sulla volta. Era questa la grotta in cui si calò Anelli alla fine degli Anni Trenta. Da qui, i visitatori possono scegliere tra un itinerario breve, lungo un chilometro e della durata di circa 50 minuti, oppure il percorso completo, che si estende per tre chilometri e impegna circa due ore, attraversando caverne dai nomi evocativi come la Civetta, il Precipizio e il Corridoio del Deserto. Il gran finale è la Grotta Bianca, l’ultima e più celebre cavità del sistema, ricoperta da concrezioni di alabastro talmente candide da essere definite tra le più splendenti al mondo.

Grotta Gigante

Nomen omen, dicevano gli antichi. E infatti non c’è nome più didascalico di Grotta Gigante per descrivere la grotta turistica con la sala naturale più grande al mondo. Una cavità enorme, posta al confine tra Italia e Slovenia, nel Carso triestino. Si trova, per l’esattezza, a Sgonico, poco a nord del capoluogo giuliano.

La caverna principale misura infatti 98,5 metri di altezza, 167,6 di lunghezza e 76,3 di larghezza, per un volume di circa 365mila metri cubi: abbastanza, secondo i calcoli, da contenere l’intera Basilica di San Pietro. Già dai primi del Novecento, la Grotta Gigante è stata oggetto di frequentazione turistica, mentre l’esplorazione risale addirittura al 1840.

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Le stalagmiti della Grotta Gigante raggiungono dimensioni enormi

Il percorso turistico odierno si snoda per 850 metri e si scende fino a circa 100 metri di profondità nel sottosuolo, lungo una impegnativa scalinata composta di 500 gradini protetti da ringhiere e superfici antiscivolo, per poi risalire attraverso il sentiero panoramico “Carlo Finocchiaro” fino a un belvedere sospeso a 95 metri di altezza sulla caverna principale. La temperatura interna resta fissa a 11 gradi tutto l’anno.

Eccezionali le formazioni stalagmitiche, che hanno raggiunto grandissime altezze, come nei casi della Colonna Ruggero e della Palma. D’altra parte, le origini del complesso ipogeo si fanno risalire a circa dieci milioni di anni fa. La grotta, oltre che essere meta turistica, è anche un laboratorio scientifico attivo: ospita infatti i pendoli geodetici più lunghi al mondo, utilizzati per monitorare i movimenti della crosta terrestre.

Grotte di Toirano

Quando si diceva, in apertura, che all’interno delle grotte si possono trovare tracce della storia e non solo della bellezza della natura, le Grotte di Toirano erano il riferimento principale dell’allusione. In questo complesso, tra il 1950 e gli anni successivi, sono stati ritrovati numerosi resti dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), che per millenni vi trovava rifugio durante il letargo, testimoniato da ossa, impronte di zampe e graffi sulle pareti. Ma non solo: nella grotta nota come Corridoio delle Impronte sono rimaste impresse nell’argilla le tracce lasciate dall’uomo preistorico circa 12mila anni fa: orme di piedi, mani e ginocchia che permettono di immaginare il passaggio dei nostri antenati in questi stessi cunicoli.

La Grotta delle Basura e il Corridoio delle Impronte sono le due sale più interessanti del percorso, ma l’itinerario turistico permette anche di esplorare il Cimitero degli Orsi, un vasto deposito di ossa risalenti fino a 27mila anni fa, e l’Antro di Cibele, unico al mondo per le sue concrezioni. L’intero percorso visitabile è lungo circa 1300 metri, si affronta in poco più di un’ora con una visita guidata. All’interno delle grotte la temperatura è costantemente a 16 gradi.

Le Grotte di Toirano si trovano nei pressi dell’omonima cittadina, nell’entroterra ligure, in Liguria, sui colli alle spalle di Loano e Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona.

Grotta del Vento

La Grotta del Vento si trova nei pressi di Fornovolasco, piccolo borgo montano della Garfagnana, nel nord della Toscana, all’ombra delle cime delle Alpi Apuane. Si chiama così per via delle forti correnti d’aria che la attraversano, generate dalla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno: un fenomeno che si può letteralmente sentire non appena varcata la porta d’ingresso, con raffiche che secondo le rilevazioni possono superare i 40 km/h.

All’interno la temperatura è piuttosto fredda, sotto gli 11 gradi (per la precisione, resta stabile sui 10,7 gradi tutto l’anno), ma al tempo stesso con un tasso di umidità che sfiora il 99%.

Comodità fondamentale della Grotta del Vento è la possibilità di scegliere tra tre itinerari guidati di lunghezza e durata crescente, da uno a tre ore, che permettono di calibrare la visita in base al tempo e alla curiosità di ciascuno. Il primo, più breve, attraversa corridoi stretti e laghetti cristallizzati ricchi di stalattiti e stalagmiti ancora in fase di crescita; il secondo scende nel Baratro dei Giganti fino a raggiungere un piccolo fiume sotterraneo e la suggestiva Sala delle Voci, dove l’acustica particolare crea effetti sorprendenti; il terzo, il più completo, si spinge fino ai tratti più profondi del sistema carsico, esplorato a partire dalla fine dell’Ottocento e ancora oggetto di studio da parte degli speleologi. Si visita, infatti, un profondo pozzo di 90 metri, perfettamente verticale, che viene quindi risalito fino a raggiungere un vasto salone caratterizzato da bellissime concrezioni e, immediatamente dopo, un breve canyon sotterraneo.

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