I sentieri scavati nel tufo della Valle dei Piccioni, per riscoprire il legame ancestrale tra l’uomo e i volatili

Tra i calanchi dell'Anatolia Centrale si può riscoprire il legame ancestrale tra l'uomo e i volatili, grazie ad architetture scavate nel cuore della roccia vulcanica

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Nel cuore pulsante della Turchia, in quel triangolo magico chiamato Cappadocia, si apre una fenditura lunga oltre 4 chilometri che i locali identificano come Güverçinlik Vadisi. Con il nome Valle dei Piccioni in italiano, è un paesaggio piuttosto surreale che nasce da un’antica violenza geologica: le eruzioni dei vulcani anatolici, tra cui l’Erciyes, hanno depositato strati di ignimbrite e cenere compressa. Il tempo, poi, ha fatto il resto scavando un canyon profondo quasi 100 metri, con pareti friabili che l’uomo ha imparato a modellare.

Una gola che unisce Uçhisar alla vivace Göreme e che rappresenta un museo a cielo aperto di ingegneria rurale ma, alle volte, sottovalutata dai viaggiatori. Mentre i turisti solitamente osservano i Camini delle Fate dall’alto dei cesti di vimini delle mongolfiere, non si rendono conto che il vero spirito della regione risiede nel fango secco dei sentieri che solcano il fondovalle che risulta bucherellato da centinai di finestrelle rettangolari, lì a testimoniare un’alleanza millenaria tra gli agricoltori e i pennuti.

Questo particolare nome si deve proprio da una pratica iniziata almeno nel IX secolo e legata agli stessi volatili. Gli abitanti, tra cui comunità cristiane rifugiate in questa zona per sfuggire alle persecuzioni, scavarono nicchie regolari nelle pareti per attirarli. Il guano, raccolto con cura, veniva sparso nei vigneti. Su questo suolo vulcanico povero di azoto, quel fertilizzante naturale trasformò campi aridi in filari produttivi e i loro escrementi, mescolati a pigmenti e leganti, contribuivano anche a intensificare i colori degli affreschi nelle chiese scavate nella roccia.

Cosa vedere e fare nella Valle dei Piccioni

Si abbandona il rumore dei pullman per ritrovare il silenzio, per poi essere al cospetto di una valle che si presenta tortuosa e ricca di vegetazione spontanea, sfidando l’aridità circostante. Limitarsi a scattare una fotografia dal punto panoramico è un spreco, perché dedicandosi al sentiero si scopre una trama più complessa, piena di architettura rurale, resti di rifugi sotterranei e dettagli che testimoniano secoli di vita.

Le colombaie rupestri

Tantissime piccole finestre quadrate o ovali, allineate con una precisione sorprendente, impreziosiscono le pareti del canyon. Sono decorate con motivi geometrici bianchi e rossi e per un motivo alquanto utile: servivano ad attirare gli uccelli verso i nidi artificiali.

Allo stesso tempo, alcuni ingressi delle cavità mostrano residui di intonaco lucido, una tecnica studiata per impedire ai predatori, specialmente alle volpi e ai rettili, di arrampicarsi all’interno (sì, proprio per proteggere le migliaia di volatili).

Il sentiero tra Uçhisar e Göreme

Ci vuole all’incirca un’oretta a passo lento. Partendo da Uçhisar si procede in lieve discesa sul letto di un torrente stagionale che costeggia orti, vigneti e alberi di fico.

A metà strada affiora un piccolo rifugio sotterraneo, noto come Tığraz Underground Refuge. Non è esteso quanto le celebri città ipogee della Cappadocia, ma riesce comunque a testimoniare la necessità di protezione in epoche instabili. Poco distante si distinguono i resti di un mulino per il bulgur, memoria di un’economia contadina basata su cereali e trasformazioni manuali.

Il belvedere e l’Albero del Malocchio

Sul margine della strada che scende da Uçhisar verso Göreme, risiede un punto panoramico che attira gruppi e venditori di souvenir. Ma del resto qui sorge un albero carico di amuleti blu contro il malocchio, chiamati nazar. La tradizione di appendere strisce di tessuto ai rami risale alle comunità greche presenti prima dello scambio di popolazioni del 1924 tra Grecia e Turchia. Dopo quell’anno, nuovi abitanti continuarono il gesto.

Le perline turchesi riflettono la luce e mettono in scena un contrasto acceso con il beige delle ignimbriti. Sullo sfondo, il castello di Uçhisar domina la scena con la sua straordinaria architettura antica.

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L’Albero del Malocchio e sullo sfondo Uçhisar

La chiese sotterranee della Valle dei Piccioni

Lungo le pareti laterali, e osservando con notevole attenzione, non è difficile incontrare piccole cavità scavate nella roccia, alcune delle quali possiedono semplici croci incise o tracce di pittura ormai sbiadita.

Le grandi chiese rupestri come quelle del Museo all’Aperto di Göreme sono tutta un’altra cosa, ma questi ambienti essenziali hanno comunque un enorme fascino e soprattutto sono la traccia tangibile della presenza monastica diffusa nella regione tra epoca tardoantica e bizantina.

Uçhisar e la sua architettura scavata

Prima o dopo l’escursione vale la pena esplorare Uçhisar, posto in cui le case tradizionali si integrano nella roccia, con facciate in pietra calcarea e interni scavati. Molte dimore sono state restaurate e trasformate in boutique hotel, segno di un turismo che investe capitale e modifica il tessuto urbano.

Salire fino alla sommità del castello aiuta a leggere la geografia circostante. Da lassù, tra le altre cose, si distinguono le Valli Rosa e Rossa verso est e l’ampio altopiano che circonda Göreme.

Come arrivare e quando andare

L’affascinante Valle dei Piccioni si trova in Anatolia e questo vuol dire che per raggiungerla è necessario un volo verso l’aeroporto di Kayseri o quello di Nevşehir, seguiti da un breve trasferimento su strada. La zona presenta due accessi principali: uno situato ai piedi del castello di Uçhisar e l’altro nei pressi del centro abitato di Göreme. Il percorso è prevalentemente in discesa partendo da Uçhisar, rendendo la traversata meno faticosa e permettendo di godere della prospettiva migliore sui rilievi.

Il calendario ideale per questa esperienza coincide con i mesi di maggio e settembre. Durante la primavera, la vegetazione esplode in un verde smeraldo che contrasta col giallo della pietra, mentre l’autunno si distingue per le sue temperature miti e cieli di un blu cobalto profondissimo.

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Formazioni rocciose della Valle dei Piccioni

L’inverno trasforma il paesaggio in un quadro monocromatico ricoperto di neve, offrendo un silenzio spettrale ma rendendo i sentieri scivolosi e difficili da interpretare. L’estate, al contrario, colpisce con un calore secco che impone di iniziare il cammino alle prime luci dell’alba, quando le ombre sono ancora lunghe e i turisti dormono nelle loro stanze sotterranee.

Portare con sé scarpe con suola scolpita aiuta a gestire i tratti di sabbia vulcanica che rendono il terreno instabile, mentre una bella borraccia d’acqua fresca rimane il miglior alleato contro l’arsura dell’altopiano.

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