Nel cuore del Périgord, tra le ombre dipinte della Cappella Sistina della Preistoria: le Grotte di Lascaux

Il santuario rupestre di Montignac è considerato la Cappella Sistina della Preistoria per la maestosità delle sue pitture magdaleniane (e non solo)

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

La Dordogna, nel sud-ovest della Francia, è una zona ricca di colline verdi e fiumi sinuosi. Un paesaggio bucolico e che difficilmente potrebbe mai far immaginare che celi segreti antichissimi. Invece è così e, anzi, nel territorio che risponde al nome di Périgord Noir è nascosta quelle che, persino da massimi esperti di arte rupestre del Novecento come Henri Breuil, è stata definita la Cappella Sistina della Preistoria: le Grotte di Lascaux.

Per la precisione ci troviamo a Montignac-Lascaux, piccolo centro affacciato sulla valle della Vézère, le cui cavità rappresentano un punto di svolta nello studio dell’arte parietale, sia per la quantità delle raffigurazioni che per la qualità tecnica raggiunta da comunità umane vissute durante il Paleolitico superiore.

Tali caverne, formatesi a seguito di processi geologici millenari, contengono infatti disegni vividi di animali e figure che risalgono a circa diciassettemila anni fa, la cui rivelazione ha trasformato la comprensione delle capacità artistiche dei primi uomini moderni (noti pure con il termine Cro-Magnon).

Oggi, a causa di esigenze conservative, l’accesso risulta limitato esclusivamente agli esperti. Tutto sommato, però, la notizia non è così brutta come sembra: i visitatori ordinari possono godere di copie precise che ricreano l’ambiente originale attraverso metodi innovativi. L’atmosfera è comunque avvolgente, e fa sì che si possano apprezzare i dettagli delle numerose opere in un contesto che unisce fedeltà storica a elementi multimediali.

Storia e scoperta delle Grotte di Lascaux

Era il settembre del 1940, un periodo in cui l’Europa sprofondava nell’oscurità del conflitto mondiale, quando quattro adolescenti locali si imbatterono accidentalmente in qualcosa di sorprendentemente assurdo. I loro nomi erano Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agnel e Simon Coencas, e insieme notarono una specie di passaggio stretto che conduceva al cospetto di un ambiente sotterraneo di proporzioni inattese.

Ma il merito, in realtà, non fu soltanto il loro: è stato seguendo il cane di Marcel che si era infilato in una fessura (che si suppone fosse stata creata dalla caduta di un pino), che i ragazzi si ritrovarono proiettati in questa galleria decorata da figure gigantesche. La notizia raggiunse rapidamente studiosi e archeologi, al punto che quel momento segnò la rinascita dell’arte paleolitica agli occhi del mondo moderno.

Le prime analisi attribuirono le pitture a un periodo compreso tra 17.000 e 22.000 anni fa, all’interno della cultura magdaleniana. La grotta venne aperta al pubblico nel secondo dopoguerra e, come è possibile intuire, attirò visitatori provenienti da tutta Europa. Il successo però ha sempre un prezzo, e infatti generò conseguenze gravi: il respiro umano, l’anidride carbonica, l’umidità alterata e la luce artificiale modificarono l’equilibrio interno della cavità.

Fu così che, nel 1963, le autorità decisero la chiusura definitiva al pubblico del sito originale (non per studiosi ed esperti), spingendo alla creazione di alternative che, seppur non genuine, rendono perfettamente l’idea della bellezza e dell’importanza di questo antico capolavoro.

Caratteristiche artistiche e simboliche

La struttura geologica delle Grotte di Lascaux in Francia si articola in una serie di sale collegate da corridoi stretti, modellati dallo scorrimento millenario dell’acqua nel calcare. Tra le pareti, “pennellate” dagli artisti del Magdaleniano sfruttando le irregolarità della roccia con una maestria tecnica sorprendente, si contano oltre 600 figure tra dipinti e incisioni.

Ci sono cavalli, uri, bisonti, e cervi dalle proporzioni imponenti. Vi basti pensare che nella famosa Sala dei Tori sono impressi animali lunghi oltre 5 metri, realizzati attraverso i rilievi naturali per amplificare il volume corporeo. I pigmenti  invece, derivano da materiali reperibili nel territorio, ocra rossa, gialla, manganese e carbone vegetale, che venivano poi soffiati polverizzati tramite cannucce di osso (oppure usando pennelli rudimentali fatti di peli animali o fibre vegetali).

Il risultato a cui hanno dato i vita i nostri antenati è emozionante, in quanto padroneggiavano tecniche raffinate, sfumature, sovrapposizioni e prospettive dinamiche: le scene suggeriscono movimento, tensione e persino vitalità.

A colpire in molti però è un altro dettaglio, ovvero la scarsità di figure umane. La più celebre appare nel Pozzo, associata a un bisonte ferito e a un uccello stilizzato.

Cosa (e come) visitare oggi

Poiché la grotta autentica rimane sigillata dietro pesanti porte d’acciaio monitorate da un complesso sistema di sensori ambientali, l’esperienza odierna si svolge all’interno di Lascaux IV. Si tratta di un centro internazionale d’arte parietale che è persino un capolavoro di ingegneria e restauro artistico. Situato ai piedi della collina originaria, usufruisce di tecnologia del rilievo 3D e della sapienza di pittori contemporanei che hanno utilizzato gli stessi materiali preistorici. La fedeltà visiva, dunque, raggiunge vette assolute.

Lascaux IV, il facsimile completo

La riproduzione include tutti gli ambienti principali, dalla Sala dei Tori al Diverticolo Assiale, dalla Navata all’Abside. Il Pozzo, inaccessibile nella grotta storica, trova qui una restituzione che consente di osservare la celebre scena antropomorfa.

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Dentro Lascaux IV

Il Laboratorio di Lascaux

Questa sezione illustra il lavoro di archeologi, restauratori e scienziati. Grandi pannelli facsimilari, modelli tridimensionali e supporti digitali spiegano tecniche pittoriche, strumenti utilizzati e processi di conservazione.

Il Teatro dell’Arte Parietale

Tre sale comunicanti raccontano l’evoluzione dello sguardo sull’arte rupestre, dalle prime scoperte ottocentesche alle ricerche dei nostri tempi. Il confronto tra passato e presente evidenzia mutamenti culturali e scientifici nel rapporto con la Preistoria.

La Galleria dell’Immaginazione

Uno spazio che mette in dialogo l’arte paleolitica con espressioni artistiche del Novecento.

La Immersion Room

Tecnologie audiovisive avanzate proiettano il visitatore all’interno di un racconto sensoriale fatto di immagini in movimento, suoni e ritmi visivi.

Come arrivare

Montignac-Lascaux si trova nel dipartimento della Dordogna, a circa 50 chilometri a est di Périgueux. Per chi viaggia in treno, la stazioni di quest’ultima città o di Brive-la-Gaillarde sono quelle che possiedono il collegamento ferroviario più rapido, sebbene poi sia necessario un breve tragitto in taxi o bus locale per arrivare a destinazione.

Chi preferisce l’autonomia del mezzo proprio deve seguire l’autostrada A89, uscendo allo svincolo per Terrasson o Thenon, per procedere poi lungo le strade dipartimentali che serpeggiano tra le colline.

Una volta giunti al villaggio di riferimento, le indicazioni per Lascaux IV conducono a un ampio parcheggio situato proprio ai margini della foresta, in cui l’architettura moderna del museo si fonde armoniosamente con il pendio naturale, quasi a voler scomparire per lasciare spazio alla maestosità della collina che custodisce il segreto originale.

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