I quattro custodi di pietra della Montagna Nera: viaggio tra le rovine dei Castelli di Lastours, in Francia

Quattro fortezze medievali emergono dalla cresta calcarea sopra le valli dell’Orbiel e del Grésillou, unite a un antico villaggio e a una storia che attraversa 4.000 anni

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Quattro masse di pietra affiorano dalla lunga cresta rocciosa della Montagna Nera, separate da gole profonde e ravvicinate abbastanza da sembrare parte di un’unica grande fortezza. In realtà sono quattro manieri distinti, Cabaret, Tour Régine, Surdespine e Quertinheux, ciascuno con una propria fisionomia e una funzione precisa all’interno del sistema difensivo. Parliamo dei Castelli di Lastours, che quest’anno hanno ricevuto il riconoscimento UNESCO entrando a far parte del sito seriale delle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, insieme alla Cité de Carcassonne e ad altre 6 fortezze del territorio.

La visita parte dal belvedere, raggiungibile dal paese, e offre la prospettiva migliore per leggere il complesso nella sua interezza: questa quattro fortezze compaiono sulla cresta in successione, ciascuna con una silhouette diversa. Poi il percorso sale verso le rovine attraverso il paesaggio della Montagna Nera. Il sito comprende anche un’esposizione archeologica dedicata a 4.000 anni di storia, oltre a un itinerario dedicato a geologia, botanica e zoologia.

Da lontano sembrano quasi sentinelle della stessa famiglia. Avvicinandosi, invece, emergono differenze sorprendenti: Lastours resta impresso soprattutto per la sua concentrazione. In uno spazio relativamente ristretto convivono testimonianze archeologiche antichissime, un villaggio medievale, quattro fortificazioni, grotte, boschi e gole.  Il soprannome “Citadelles du Vertige” (Cittadelle delle Vertigini) rende bene la sensazione che accompagna la visita.

Cabaret, la fortezza che dà il nome all’intero complesso

Il Castello di Cabaret è il più rappresentativo dei quattro e quello che ha dato il nome alla baronia medievale e al complesso attuale. Occupa una posizione dominante e conserva una struttura che rende leggibile la sua funzione militare. La pietra calcarea chiara conferisce alle murature una tonalità quasi luminosa sotto il sole dell’Aude, soprattutto nelle ore centrali, quando il contrasto fra le pareti e la vegetazione circostante diventa netto.

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Le rovine del Castello di Cabaret

Il mastio rappresentava il fulcro della fortificazione. La torre principale mantiene ancora aperture e dettagli architettonici in grado di restituire qualcosa dell’antica organizzazione degli spazi. Sul lato occidentale si apre una bella finestra, elemento quasi inatteso in un ambiente costruito soprattutto per la difesa. Da quella quota lo sguardo raggiunge la valle e segue la linea accidentata della Montagna Nera.

Cabaret possiede anche un valore simbolico particolare: prima della trasformazione voluta dalla monarchia francese, la baronia rappresentava una realtà signorile potente e autonoma. Il suo legame con il catarismo contribuì a trasformare il luogo in uno degli scenari della lunga guerra religiosa e politica che sconvolse il Linguadoca nel XIII secolo.

Alle sue pendici si trovava il Castrum de Cabaret, il villaggio medievale legato alla fortezza. Oggi rimangono tracce archeologiche di abitazioni e strutture che restituiscono l’immagine di una comunità molto più articolata rispetto alle sole mura ancora visibili sulla sommità.

Tour Régine, la torre della Corona francese

Tour Régine, dal canto suo, ha un aspetto diverso dagli altri castelli e racconta più di qualsiasi altro la volontà della monarchia di affermare il proprio dominio sul territorio. Il nome stesso, associato alla figura della regina, richiama il potere reale. La torre fu infatti aggiunta nel processo di riorganizzazione del sistema difensivo successivo alla crociata albigese. Il suo profilo circolare appare particolarmente elegante rispetto alle forme più irregolari delle altre fortificazioni.

Una scala interna conduce verso l’ingresso, collocato in posizione elevata. La scelta aveva una logica precisa: un accesso rialzato rendeva più complessa un’azione diretta contro la porta e obbligava eventuali aggressori a esporsi sulla parete rocciosa. La Tour Régine è anche un esempio efficace della nuova architettura militare promossa dai Capetingi nel sud della Francia.

La fortificazione doveva difendere, certo, ma anche mostrare il nuovo ordine politico. La pietra costruiva quindi una dichiarazione di potere rivolta tanto a eventuali nemici quanto alle popolazioni locali. Guardando verso gli altri tre castelli, si percepisce meglio la logica dell’intero sistema. Le fortificazioni occupano punti diversi della cresta e delle pendici, creando una rete visiva e difensiva adattata alla conformazione naturale.

Surdespine, la fortezza più alta della cresta

Poi c’è Surdespine che si erge in una posizione elevata e presenta una struttura raccolta, con elementi architettonici ancora facilmente riconoscibili. Prima della riorganizzazione di Cabaret, questo forte aveva un ruolo di primo piano all’interno del complesso. Il recinto racchiudeva un edificio principale collegato a una torre, mentre una cisterna garantiva una riserva d’acqua preziosa per una guarnigione insediata in quota.

Il dettaglio più curioso arriva dalle aperture dell’edificio residenziale: quattro finestre semicircolari, caratterizzate da conci in pietra calcarea, si affacciano verso est, sopra il burrone. In una struttura nata per la guerra, queste finestre raccontano la presenza di ambienti destinati anche alla vita quotidiana.

La cisterna merita attenzione per un altro motivo. L’acqua, infatti, rappresentava uno dei problemi principali per qualsiasi fortezza posta su una cresta rocciosa. Una posizione strategica poteva diventare inutile senza riserve sufficienti durante un assedio. A Lastours la gestione delle risorse era quindi parte integrante della difesa, accanto a mura, torri e porte.

Surdespine restituisce forse la sensazione più chiara di una fortezza costruita in dialogo con la montagna. Le superfici murarie seguono il terreno e la roccia affiora accanto alle strutture medievali, rendendo difficile stabilire con un solo sguardo il confine fra opera umana e rilievo naturale.

Quertinheux, il posto avanzato sopra il villaggio

Infine Quertinheux che occupa una quota inferiore rispetto agli altri tre castelli e svolgeva il ruolo di avamposto rivolto verso il paese e la valle. La sua posizione permette di comprendere una delle idee più interessanti dell’intero complesso: le fortificazioni di Lastours erano unite da rapporti visivi e funzionali. Quertinheux controllava il settore inferiore e sorvegliava l’accesso al territorio, mentre le altre dominavano le porzioni più alte della cresta.

La fortificazione riunisce una torre, un edificio principale, una cinta e strutture per la raccolta dell’acqua. La sua architettura presenta caratteristiche che richiamano Cabaret e Tour Régine, quasi fosse una sintesi delle soluzioni adottate negli altri settori. Accanto a Quertinheux si trova inoltre una delle cavità più note del sito, il Trou de la Cité, una grotta legata alla particolare natura carsica della montagna. Il sottosuolo aggiunge così un altro livello alla visita, perché la storia di Lastours riguarda anche la geologia del luogo.

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