In Sardegna, il ciclone Harry ha fatto riemergere straordinari reperti di epoca fenicia

Le brutte mareggiate del ciclone Harry a Domus De Maria hanno fatto riaffiorare tombe e tanti reperti fenici lungo la costa sud-occidentale della Sardegna

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Sara Boccolini

Travel Blogger

Laureata in Scienze del Turismo, ama da sempre viaggiare. Travel Blogger dal 2012 e Content Creator, alterna zaino in spalla a bagaglio a mano.

La Sardegna, già nota per le sue coste suggestive e i tesori archeologici, ha visto riaffiorare dal mare reperti che raccontano millenni di storia. Il ciclone Harry, con le sue mareggiate violente, ha spostato la sabbia di alcune spiagge del sud-ovest dell’isola, riportando alla luce tracce dell’antico popolo fenicio.

Tra tombe, anfore e vasi, la tempesta ha trasformato temporaneamente il litorale in un palcoscenico in cui il passato si mostra ai nostri occhi. L’episodio ha avuto luogo nella spiaggia di Sa Colonia nel territorio di Domus De Maria, Comune della costa sud-occidentale vicino alla celebre località di Chia, in un’area costantemente testimone di insediamenti e scambi nel Mediterraneo antico.

La scoperta delle tombe fenicie

Le mareggiate del gennaio 2026, hanno eroso l’arenile di Sa Colonia, una spiaggia che si estende ai piedi del promontorio su cui sorgevano i resti dell’antica città fenicia di Bithia. Tra la sabbia sollevata dal mare sono emerse due tombe accompagnate da corredi funerari: anfore, vasi e altri reperti archeologici di epoca fenicia, testimonianza della presenza di una necropoli costiera collegata all’antico insediamento.

Le prime indagini sul posto sono state condotte dai carabinieri e dal personale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che hanno delimitato l’area e valutato lo stato di conservazione dei manufatti. Nei prossimi giorni è previsto l’avvio di operazioni di scavo scientifico, fondamentali per il recupero e la tutela dei reperti.

La zona di Domus De Maria non è scelta a caso: la sua posizione strategica lungo il Canale di Sardegna la rendeva un punto di contatto privilegiato tra terra e mare, ideale per approdi naturali e insediamenti commerciali.

I Fenici, provenienti dalle città-stato della fascia levantina (Tiro, Sidone, Biblo), arrivarono nell’isola tra IX e VIII secolo a.C., insediandosi inizialmente in empori stagionali e, successivamente, in centri stabili.

Bithia fu appunto uno scalo stagionale facilmente collegabile alle rotte che passavano per il Canale di Sardegna. Le tombe riaffiorate confermano la presenza di necropoli costiere, spesso situate al margine degli abitati, in prossimità della riva e in zone allora marginali rispetto al centro urbano.

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Torre del Pixinnì, sulla costa di Domus de Maria

L’importanza della scoperta

Il ritrovamento è significativo sia dal punto di vista archeologico sia per la comprensione della storia fenicia in Sardegna. Le tombe fenicie si distinguono chiaramente dalle sepolture autoctone nuragiche – come le domus de janas.

Queste erano infatti generalmente fosse singole e talvolta rivestite, accompagnate da corredi funerari che consentono di datare con precisione le deposizioni. I reperti di Sa Colonia appartengono verosimilmente a un periodo in cui Bithia era un centro attivo e collegato alla rete commerciale del Mediterraneo occidentale, sotto l’influenza fenicia prima e punica poi.

Inoltre, l’apparizione di questi resti, grazie all’erosione costiera, offre un esempio concreto di come i fenomeni naturali possano contribuire alla scoperta archeologica. Le necropoli fenicie e puniche, spesso sommerse o coperte dalla sabbia, emergono ciclicamente grazie alla forza del mare, rivelando nuovi dettagli su insediamenti, vie di comunicazione e pratiche funerarie.

Bithia, così come altre città fenicie della Sardegna meridionale, testimonia la continuità di frequentazione e il legame profondo tra la popolazione fenicia, le comunità locali e il Mediterraneo, offrendo preziose informazioni sulla storia antica dell’isola.

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Domus de janas di Fossada Escalaplano, nel sud della Sardegna

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