C’è un tratto di mare, davanti alla costa ionica del Salento, che continua a raccontare storie antiche a chi sa ascoltarlo. Questa volta lo ha fatto con una voce particolarmente nitida. Ci troviamo distanti dalla costa di Gallipoli ed è proprio qui che è stato individuato un relitto romano di inestimabile valore rimasto sul fondo indisturbato per quasi 2.000 anni. La scoperta, avvenuta nell’estate del 2025 ma tenuta segreta fino a ora per proteggere il sito da eventuali saccheggi preservandone l’enorme valore scientifico, è ora nelle mani di studiosi e archeologi che stanno analizzando il reperto con cura.
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È stato ritrovato sul fondo del mar Ionio il nuovo relitto romano che, grazie all’incredibile profondità, è giunto a noi in uno stato di eccezionale conservazione. I romani la definivano navis oneraria, ovvero una nave mercantile destinata a trasporto di merci su distanze lunghe.
Ciò che colpisce gli archeologi subacquei non è soltanto la struttura dello scafo, ancora leggibile nella sua forma generale, ma soprattutto il carico. Le stive sono occupate da decine di anfore, molte delle quali ancora sigillate. All’interno, il garum: la salsa di pesce fermentato che i cittadini dell’antica Roma amavano, commerciavano e pagavano a peso d’oro.
Il sito è stato individuato durante attività di controllo e monitoraggio dei fondali. Da subito è apparso chiaro che non si trattava di un relitto frammentario o già compromesso. Al contrario, la disposizione delle anfore ricalca ancora l’organizzazione originale del carico. Una fotografia congelata dell’ultimo viaggio della nave.
Per questo, dopo l’individuazione, è scattata una fase di assoluta riservatezza. Il relitto è stato sorvegliato per mesi dalla Guardia di Finanza, in coordinamento con gli uffici periferici del Ministero della Cultura. Nessun annuncio, nessuna immagine diffusa per poter garantire massima tutela del bene.
Perché questa scoperta è importante
Relitti romani se ne conoscono molti, ma con il carico ancora in situ, integri e leggibili, decisamente meno. Proprio questo rende così speciale questa scoperta a Gallipoli.
Il garum non era un prodotto qualsiasi. Era un bene di lusso, esportato su scala imperiale, simbolo di gusto e status. Ritrovarlo in quantità, in un contesto chiuso e non saccheggiato, significa poter studiare non solo le rotte commerciali, ma anche i sistemi di produzione, distribuzione e consumo. Chi lo produceva? Da dove proveniva? A chi era destinato quel carico?
Gli studi stanno facendo riflettere analizzando la tipologia delle anfore e i residui organici perché nell’archeologia ogni dettaglio è un indizio. È importante ricordare, però, che il bacino era fitto di scambi e che seppur fosse rischioso attraversarlo, i romani si sono sempre distinti come abili navigatori.
La Puglia, e più precisamente la zona di Gallipoli, compare di frequente nelle mappe dell’archeologia subacquea. Dopotutto il Salento era diventato uno snodo strategico per il commercio tra Oriente e Occidente, un vero e proprio corridoio “obbligato” che però a causa di venti improvvisi e fondali complessi nascondeva insidie.
Ecco perché questo relitto è così importante, non solo per la storia locale, ma soprattutto per riscrivere le pagine strettamente collegate alle attività commerciali romane del passato. Gli archeologi prevedono studi approfonditi della documentazione e dei rilievi e sono pronti a riscrivere la storia.