Queste sono le città più inquinate d’Italia: il nuovo report svela la classifica

I capoluoghi italiani migliorano i livelli di inquinamento, ma sono ancora troppo lontani dai nuovi limiti europei: ecco le città peggiori

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Francesca Pasini

Content writer & Travel Expert

Laureata in Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vive tra Italia e Spagna. Curiosa per natura, ama scrivere di storie che la appassionano.

Quando scegliamo una meta per un weekend o una fuga fuori porta, quasi sempre immaginiamo cieli azzurri, passeggiate tra i vicoli e aria fresca da respirare a pieni polmoni. Ma non sempre è così, soprattutto nelle città: la qualità dell’aria, infatti, incide anche sulle nostre esperienze di viaggio, oltre che sulla vita quotidiana.

Nel nuovo report “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente emerge che ora respiriamo meglio, ma non abbastanza. L’ultima fotografia scattata dallo studio svela un’Italia in lieve miglioramento sul fronte dell’inquinamento atmosferico, con un dato incoraggiante: nel 2025 sono scesi a 13 i capoluoghi che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10, quasi la metà rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo, ma che non basta ancora per essere in linea con i parametri europei previsti per il 2030. Vediamo quali sono le città più inquinate d’Italia.

La classifica delle città più inquinate

Secondo il report pubblicato da Legambiente, nel 2025 sono stati 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di Pm10. Quest’anno la maglia nera dell’inquinamento va a Palermo, la cui centralina denominata “Belgio” ha raggiunto gli 89 sforamenti.

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Palermo è la città più inquinata d’Italia nell’ultimo anno

Il capoluogo siciliano è seguito da Milano (con la centralina “Marche” che ha rilevato 66 sforamenti) e poi da Napoli (centralina “Ospedale Pellegrini” con 64). Di seguito riportiamo la tabella con la classifica completa dei 13 capoluoghi di provincia più inquinati d’Italia.

Posizione Città N° sforamenti in un anno
Palermo 89
Milano 66
Napoli 64
Ragusa 61
Frosinone 55
Lodi 48
Monza 48
Cremona 44
Verona 44
10° Modena 40
11° Torino 39
12° Rovigo 37
13° Venezia 36

Nel resto dei capoluoghi analizzati non si registrano sforamenti oltre i limiti di legge. Inoltre, come già successo negli ultimi anni, nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per Pm10, Pm2.5 e biossido di azoto.

Le città che preoccupano per il futuro

Se da un lato nell’ultimo anno i dati sono migliorati, dall’altro preoccupa l’avvicinarsi del momento in cui entreranno in vigore definitivamente i nuovi limiti, dal 1° gennaio 2030, previsti dalla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria (20 µg/m3 per il Pm10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il Pm2.5).

Le previsioni non sono rosee: già ora, il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta il futuro limite previsto per il Pm10 (20 microgrammi per metro cubo). A preoccupare maggiormente sono quelle città che sono ben distanti dal poter rientrare nei nuovi obiettivi. A Cremona serve la riduzione più netta: il livello di Pm10 deve diminuire del 35%. La città lombarda è seguita da Lodi con il 32%, Cagliari e Verona con il 31%, Torino e Napoli con il 30%.

Guardando ai livelli di Pm2.5, inoltre, la situazione si fa più critica: 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. Le città peggiori sono Monza (con una media annuale di 25 microgrammi per metro cubo dovrebbe ridurre le concentrazioni del 60% entro il 2030), Cremona con il 55%, Rovigo con il 53%, Milano e Pavia con il 50%, Vicenza sempre con il 50%.

Infine, secondo i nuovi limiti europei sul biossido di azoto, ben 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il valore di 20 microgrammi per metro cubo. Le più preoccupanti sono Napoli dove i livelli dovrebbero scendere del 47%, Torino e Palermo con il 39%, Milano con il 38%, Como e Catania con il 33%.

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