Cipro non è solo il rifugio dorato di Afrodite o la meta prediletta per chi cerca acque cristalline. Oggi, l’isola sta vivendo una vera e propria rinascita grazie al turismo religioso, un settore in forte espansione che vede nei Monti Troodos il suo cuore pulsante. Come uno dei primi avamposti del Cristianesimo fuori dalla Giudea, visitata dagli Apostoli già nel 45 d. C., Cipro custodisce un’eredità spirituale che attira migliaia di visitatori da ogni angolo del globo.
Il segreto di questo successo risiede in una costellazione di santuari incastonati nel verde, protetti dall’UNESCO non solo per la loro bellezza, ma per la loro capacità di raccontare duemila anni di storia ininterrotta.
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La mappa dell’UNESCO nel Troodos
Il prestigio internazionale di questa regione è sancito dalla presenza di dieci siti che formano un insieme unico, iscritto nel Patrimonio Mondiale per la varietà delle influenze artistiche che hanno plasmato Cipro per oltre 500 anni. Queste strutture si distinguono per un’architettura vernacolare indigena: piccoli edifici rurali con tetti in legno spioventi e tegole piatte (“a gancio”), progettati per proteggere le cupole in muratura dalle intemperie montane.
Queste sono le dieci tappe fondamentali di questo itinerario, famose per i loro affreschi che spaziano dal raffinato stile del periodo di Costantinopoli alle influenze del Rinascimento:
- Agios Nikolaos tis Stegis (Kakopetria): celebre per gli affreschi dell’era Comnena (XI secolo), considerati capolavori assoluti della tecnica bizantina;
- Monastero di Agios Ioannis Lampadistis (Kalopanayiotis): un complesso unico che unisce tre chiese sotto un solo tetto;
- Panagia Phorviotissa (Asinou): custodisce iconografie dell’XI secolo di straordinaria qualità artistica;
- Panagia tou Arakou (Lagoudera): ospita pitture murali del 1192, attribuite a maestri di Costantinopoli;
- Panagia tou Moutoulla: rappresenta il primo periodo del dominio latino (XIII secolo), riflettendo l’incontro tra tradizione bizantina e nuove influenze occidentali;
- Archangelos Michael (Pedoulas): un esempio di “stile rustico” del XV secolo, perfettamente armonizzato con l’architettura locale;
- Timios Stavros (Pelendria): nota per gli affreschi del XIV secolo che mostrano la rinascita dell’arte paleologa;
- Panagia Podhithou (Galata): un esempio sofisticato della scuola italo-bizantina nata sotto il dominio veneziano;
- Stavros Agiasmati (Platanistassa): presenta una combinazione armoniosa di arte bizantina e tradizione pittorica locale del tardo XV secolo;
- Metamorfosis tou Soteros (Palaichori): custodisce dipinti del XVI secolo appartenenti alla scuola cretese.
San Giovanni Lampadistis, la chiesa più famosa
Il caso più emblematico di questo “boom” turistico sull’isola della Grecia è il complesso di San Giovanni Lampadistis a Kalopanayiotis. La sua originalità risiede nell’architettura: tre chiese distinte sono state unite sotto un unico, immenso tetto ligneo. Entrando, farete un viaggio nel tempo: dalla chiesa di Agios Heraklidios (XI sec.), che vanta l’iconostasi più antica di Cipro, alla Cappella Latina (XV sec.), dove lo stile bizantino si fonde con le influenze del Rinascimento veneziano.
Ma l’elemento che rende Lampadistis un luogo magnetico è la sua memoria umana. Le pareti del monastero fungono da “libro degli ospiti” storico: iscrizioni datate, una rarità nel Mediterraneo medievale, testimoniano l’arrivo di pellegrini dall’Asia Minore, come i Karamanlides (cristiani di lingua turca).
Per queste persone, il viaggio verso il Troodos era la missione di una vita, un percorso pericoloso che poteva durare mesi. Oggi, i moderni turisti camminano sugli stessi pavimenti, attratti dalla tomba del Santo o dalla miracolosa icona della Vergine Maria. Questa stratificazione di fede, arte e avventura umana trasforma una visita a Cipro in un’esperienza che riconnette il viaggiatore con le radici profonde della cultura mediterranea.