Ha poco più di 7mila abitanti e per secoli è stata un crocevia strategico tra la Pianura Padana e il bacino del Reno. Oggi Chiavenna vede accendere i riflettori su di sé per le lodi del Guardian, che la descrive come una delle mete alpine più sorprendenti, romantiche e tranquille del Belpaese.
Un elogio che non risulta casuale: Chiavenna è l’unico Comune della provincia di Sondrio ad aver ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, riconoscimento assegnato ai piccoli centri dell’entroterra che garantiscono qualità ambientale, accoglienza e valorizzazione del patrimonio.
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Centro storico senza folla
Il quotidiano britannico ha descritto Chiavenna come “simile a Verona, ma senza l’anfiteatro, la folla e le grandi catene di negozi”. Un paragone che rende bene l’idea: qui il centro storico, ricostruito nel XV secolo dopo un incendio che distrusse la città medievale, è un intreccio di vicoli acciottolati, edifici affrescati e fontane scenografiche che raccontano il passato di ricca città commerciale alpina.
Passeggiare tra le sue strade significa muoversi tra ristoranti, botteghe e mercati, ma ancora lontano dalle dinamiche del turismo di massa che hanno trasformato molte altre mete del Nord Italia.
I crotti: segreto gastronomico scavato nella roccia
Se c’è un elemento che rende Chiavenna davvero unica, sono i suoi crotti. Non si tratta di semplici cantine, ma di cavità naturali incastonate nei fianchi rocciosi delle montagne circostanti, caratterizzate dal “Sorel”, una corrente d’aria che mantiene costante la temperatura, tra gli 8 e i 10 gradi tutto l’anno.
In passato servivano per conservare vino, formaggi e salumi, ma oggi si sono trasformati in ristoranti e luoghi di ritrovo. Il Guardian ne cita alcuni, dove assaggiare piatti simbolo della tradizione locale come gli sciatt, frittelle di grano saraceno con cuore filante di formaggio, e gli gnocchi alla chiavennasca, preparati con pane, burro fuso e salvia croccante.
Marmitte dei Giganti e natura scolpita dai ghiacciai
A pochi passi dal centro, si trova il Parco delle Marmitte dei Giganti, un complesso di crateri naturali scavati nella pietra dall’erosione glaciale nel corso di migliaia di anni. Quello in cui ci si immerge è uno dei paesaggi più sorprendenti della zona e rappresenta il punto di partenza per diversi sentieri escursionistici.
Tra questi, quello che conduce a Uschione, villaggio senza strade arroccato sopra la valle, oggi quasi disabitato, ma dove il silenzio è parte integrante dell’esperienza. Da qui lo sguardo si apre sulle Alpi Retiche, con scenari che cambiano profondamente nel giro di pochi chilometri.
Le cascate amate da Leonardo da Vinci
Il viaggio raccontato dal Guardian prosegue verso le spettacolari cascate dell’Acquafraggia (nel Comune di Borgonovo di Piuro, a pochi km da Chiavenna), una doppia cascata che si getta per oltre 1.300 metri in una sequenza di salti scenografici. A descriverle fu anche Leonardo da Vinci, che parlò di “uno spettacolo meraviglioso”.
Da qui parte un’antica mulattiera in pietra che, con quasi 3.000 gradini, conduce al villaggio di Savogno, altra testimonianza di un territorio modellato dal tempo e dalla natura.
Cosa vedere (prima che diventi di tendenza)
Chiavenna non è solo natura. Il reportage cita anche Palazzo Vertemate Franchi, unico edificio sopravvissuto alla frana del 1618 che distrusse l’antico borgo di Piuro e causò oltre mille vittime. Oggi è visitabile su prenotazione e custodisce affreschi, intarsi e arredi rinascimentali di grande pregio.
A pochi chilometri, il Passo dello Spluga, con i suoi 51 tornanti, regala uno dei panorami alpini più spettacolari della Lombardia. In meno di un’ora si passa dal centro storico a un paesaggio quasi nordico, tra laghi turchesi e cime spoglie.
Nel racconto del Guardian emergono anche il mercato del sabato, le gelaterie artigianali, il Parco Paradiso e il Museo del Tesoro, che conserva “La Pace”, preziosa copertina di Bibbia dell’XI secolo decorata con oro e pietre preziose.
Chiavenna sorprende non perché ostenta, ma perché offre un mix raro di gastronomia, natura alpina e storia europea. Forse è proprio questo il motivo per cui conquista chi la visita: qui il vero lusso è il tempo che rallenta, tra un calice di vino locale, il rumore dell’acqua che scende dalle cascate e il silenzio delle montagne che circondano il borgo.