Cervi braccati e trattati come attrazioni: a Scanno arriva l’ordinanza anti-maleducati

Selfie, cibo e carezze ai cervi diventano un problema: Scanno prepara il divieto di avvicinamento per i turisti più invadenti

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Scanno è abituato a convivere con la fauna selvatica ma il borgo abruzzese di recente sta iniziando a fare i conti con i turisti maleducati e vuole provare a riportare ordine. Il paese conosciuto per il lago dalla forma a cuore e per i paesaggi del parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, negli ultimi anni è diventato anche una delle mete preferite da chi spera di osservare da vicino cervi e altri animali. Questa attrazione, però, sta alimentando anche una problematica: dopo due episodi ravvicinati in cui alcuni cervi maschi hanno caricato visitatori nei prati attorno al lago, il Comune sta valutando un’ordinanza che vieti in modo esplicito di avvicinarsi agli animali selvatici.

Non è un’improvvisa aggressività dei cervi, sono stati i visitatori a cambiare atteggiamento: sentendosi braccati, circondati, fotografati a distanza minima e persino accarezzati hanno sentito il bisogno di difendersi.

Scanno, i cervi da difendere

Gli episodi che hanno fatto scattare l’allarme si sono verificati a distanza di 2 giorni l’uno dall’altro; in entrambi i casi il comportamento riprovevole è il medesimo: i turisti si avvicinano troppo ai cervi presenti nei prati del lago del borgo abruzzese. Sentendosi accerchiati da numerose persone e toccati hanno reagito nell’unico modo che conoscono: hanno caricato i due uomini e li hanno fatti cadere a terra. L’accaduto, pur senza conseguenze gravi, ha sollevato l’attenzione sugli atteggiamenti e su come tutelare l’ambiente.

Le immagini degli episodi, riprese con gli smartphone da altri presenti, hanno rapidamente iniziato a circolare sui social. Insieme ai video sono aumentati anche gli appelli a rispettare maggiormente la fauna selvatica e a evitare comportamenti che possono mettere in pericolo sia le persone sia gli animali.

Il sindaco di Scanno Giovanni Mastrogianni in un’intervista riportata da ANSA ha ricordato come il territorio ha saputo costruire un equilibrio tra presenza umana e fauna e proprio per difendere questa convivenza il Comune sta prendendo in considerazione un provvedimento che renda esplicito ciò che, in teoria, dovrebbe appartenere al buon senso: un animale selvatico deve essere osservato a distanza, senza cercare il contatto fisico e senza offrirgli cibo.

La cautela è ancora più necessaria in questo periodo dell’anno. Durante la stagione degli amori i cervi maschi possono infatti diventare più territoriali e reagire con maggiore decisione a ciò che percepiscono come una minaccia o un’invasione dello spazio personale. Un esemplare apparentemente tranquillo può quindi cambiare comportamento in pochi istanti.

I comportamenti sbagliati

Quello di Scanno non è l’unico accadimento, in Abruzzo si sono verificati altri episodi con incontri ravvicinati con animali selvaggi. Nel 2025 a Villalago un cervo aveva ferito una turista in un centro abitato e poche settimane dopo un altro episodio aveva coinvolto un residente.

Il problema, dunque, va oltre il singolo animale. A cambiare è soprattutto il modo in cui una parte dei visitatori si rapporta alla fauna. Il desiderio di ottenere una fotografia spettacolare, un video per i social o il contatto fisico con un cervo rischia di cancellare la distanza che dovrebbe esistere tra uomo e animale selvatico.

La voce autorevole della zooantropologa Manuela Macelloni ha sottolineato come accarezzare un animale non sia affatto un gesto positivo, soprattutto quando si tratta di una specie selvatica. Ancora più dannosa, però, l’abitudine di offrire il cibo: un cervo che associa la presenza delle persone a fonte di nutrimento può riportarlo in luoghi frequentati perdendo parte della naturale diffidenza che deve avere per la sua tutela.

L’ordinanza da sola potrebbe non bastare, potrebbero servire regole più rigide con sanzioni per chi supera i limiti stabiliti.

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