Il borgo del Lazio che racconta più di 2.000 anni di storia: Cori, tra templi dorici e vigne eterne

Tra templi romani, mura ciclopiche e riti popolari, Cori rivela un'anima stratificata che sorprende passo dopo passo: un borgo che è un vero tesoro

Pubblicato:

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

L’arrivo a Cori, in provincia di Latina, assomiglia a un viaggio indietro nel tempo. C’è una strada che si arrampica sui Monti Lepini e, quasi come una sorpresa, appaiono case disposte a gradoni che seguono il profilo del colle. A 384 metri di quota, il borgo domina la Pianura Pontina con uno sguardo ampio che, nelle giornate terse, arriva fino al Tirreno e al profilo del Circeo.

Tra blocchi di pietra enormi incastrati senza malta e vicoli stretti con scorci improvvisi pieni di profumo di pane appena sfornato, Cori porta sulle spalle oltre 2.000 anni di storia: nata come Cora tra i popoli latini, è rimasta fedele a Roma anche nei momenti più turbolenti. Passeggiandovi, infatti, si percepisce chiaramente la sovrapposizione di più epoche.

Templi pagani diventano fondamenta di chiese medievali, chiostri rinascimentali coabitano con resti romani, mentre tradizioni popolari continuano a vivere senza sembrare una trovata per turisti. Il villaggio si divide in due anime, Cori Monte e Cori Valle, separate da un uliveto ma unite da un’identità forte e riconoscibile.

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