Non servono troppe introduzioni, perché è un fatto risaputo a livello mondiale: Roma (oltre alle sue innumerevoli meraviglie) possiede un talento raro, ovvero sa nascondere tesori in spazi raccolti, dietro facciate che a volte passano persino inosservate. Uno di questi si trova a non troppi passi da Campo de’ Fiori, dentro un edificio rinascimentale che ospita il Consiglio di Stato. Da queste parti, infatti, una piazza appartata custodisce uno degli esperimenti più audaci del Seicento. Si tratta della Galleria Prospettica di Palazzo Spada, ideata da Francesco Borromini tra il 1652 e il 1653.
Il visitatore che vi arriva si ritrova al cospetto di un colonnato maestoso, lungo, apparentemente infinito, che culmina con una scultura che sembra circondata dal verde. Eppure, quello che si osserva non è la realtà, ma un trucco magico fatto di pietra e calcoli matematici, un gioco di prestigio architettonico creato per dimostrare quanto la nostra percezione sia fragile.
In sostanza, la Galleria Prospettica di Palazzo Spada scherza con la percezione visiva, facendo dubitare dei propri sensi. Intorno, una collezione d’arte del XVI e XVII secolo riempie le sale, offrendo ritratti vividi e scene drammatiche.
Indice
Breve storia della Galleria Prospettica di Palazzo Spada
L’edificio in cui si trova la Galleria Prospettica nacque a metà ‘500 per volontà del cardinale Girolamo Capodiferro. Il progetto fu affidato a Bartolomeo Baronino da Casale Monferrato, il quale trasformò preesistenze familiari in una dimora sontuosa, completata in tempo per il Giubileo del 1550.
Nel 1632 il palazzo passò al cardinale Bernardino Spada, figura colta, diplomatica raffinata e uomo di potere. L’acquisto segnò l’inizio di trasformazioni profonde, perché Spada desiderava una residenza che parlasse di erudizione e modernità. Affidò così incarichi a Borromini, architetto ticinese tra i protagonisti del Barocco romano, già celebre per invenzioni spaziali capaci di piegare la geometria a esiti teatrali.
Il Borromini diede vita a una galleria voltata che collegava due ambienti esterni, convertendo l’inganno pittorico in costruzione reale. L’intervento si svolse (sorprendentemente) nell’arco di un solo anno, con la consulenza dell’agostiniano Giovanni Maria da Bitonto, matematico stimato.
Il risultato fu un portico di poco più di 8 metri di lunghezza che, osservato dall’ingresso, appare lungo oltre 30. Un prodigio capace di competere idealmente con la Scala Regia vaticana del rivale Bernini, secondo quanto annotò il teorico Francesco Milizia nel Settecento.
Nel 1861 il principe Clemente Spada sostituì il fondale vegetale dipinto con una statuetta di guerriero romano. L’originale, poi, venne rimpiazzato in tempi recenti da un calco. Da lontano la figura sembra a grandezza naturale. Avvicinandosi, la sorpresa: misura circa 60 centimetri.
Il meccanismo dell’illusione
Se vi state chiedendo come sia possibile tutto ciò, rimarrete esterrefatti anche dalla risposta. Il segreto risiede nella cosiddetta prospettiva accelerata. Borromini orchestrò una serie di accorgimenti che guidano la percezione verso un punto di fuga unico. Per esempio, inclinò il pavimento verso l’alto per poi far scendere il soffitto verso il basso man mano che ci si avvicina al fondo.
Anche le pareti laterali convergono gradualmente. Le colonne, inizialmente imponenti, si rimpiccioliscono progressivamente con una precisione quasi millimetrica. Persino la statua del guerriero posta al termine della fuga prospettica è un inganno. Sembra a grandezza naturale, invece è un piccolo simulacro alto solo 60 centimetri. Questa accelerazione della prospettiva crea una profondità fittizia che lascia chiunque a bocca aperta quando viene rivelata la vera misura dello spazio.
Tutto questo accade perché il nostro cervello interpreta la riduzione dimensionale come distanza. L’artificio, tra le altre cose, possiede pure una lettura simbolica: nel clima culturale del Seicento romano, segnato da riflessioni sulla vanità delle apparenze, la galleria si presta a metafora. Ciò che sembra grandioso può rivelarsi minuto. La realtà sensibile talvolta inganna. Bernardino Spada, uomo di Chiesa e diplomatico, offriva perciò ai suoi ospiti una lezione sottile mascherata da divertimento erudito.
Cos’altro vedere a Palazzo Spada
La Galleria Prospettica non è l’unica meraviglia del Palazzo Spada. Questo tesoro di Roma, infatti, custodisce diverse sale interne piene di tele che rivestono le pareti in file sovrapposte, secondo il gusto dell’epoca. Cornici dorate si susseguono senza interruzione, dando vita a un mosaico di storie sacre, ritratti e scene mitologiche.
Spiccano i ritratti di Bernardino Spada firmati da Guido Reni e Guercino. Nel primo il cardinale siede allo scrittoio, intento a redigere una lettera al pontefice. Nel secondo regge la pianta del Forte Urbano di Castelfranco Emilia, simbolo di incarichi politici. Nella Sala II compaiono opere cinquecentesche come il Ritratto di violinista di Tiziano Vecellio e il Ritratto di botanico di Bartolomeo Passerotti, testimonianza di interesse per le scienze naturali.
La pittura caravaggesca trova rappresentanti in Orazio Gentileschi e Artemisia Gentileschi. Il David con la testa di Golia, attribuito per lungo tempo a Caravaggio, mostra un uso della luce incisivo e drammatico. Nelle sale figurano anche sculture antiche, arredi originali, soffitti a cassettoni e due mappamondi (uno terrestre e uno celeste).
Dove si trova e come arrivare
L’affascinante Palazzo Spada si trova in Piazza Capo di Ferro 3, nel centro storico della Capitale, e per la precisione all’interno del rione Regola. La zona è compresa tra Campo de’ Fiori e via Giulia, a circa 15 minuti a piedi dall’altrettanto magnifico Castel Sant’Angelo. Dalla stazione Termini si può raggiungere l’area con autobus diretti verso il centro storico, scendendo nelle vicinanze di Corso Vittorio Emanuele II e proseguendo a piedi tra vicoli stretti e botteghe.
Arrivare qui equivale a entrare in una Roma meno affollata, fatta di cortili silenziosi e portoni severi. La piazza appare raccolta, quasi appartata rispetto al traffico dei grandi assi viari. Si varca il portale e il rumore della città resta alle spalle. Nel giardino interno la colonnata di Borromini attende lo sguardo curioso.
Davanti a quei pochi metri che sembrano infiniti si comprende quanto il Barocco romano abbia osato. Geometria, fede, potere, teatro si intrecciano in uno spazio ridotto. La Galleria Prospettica di Palazzo Spada rappresenta un gioco raffinato, una dimostrazione di intelligenza costruttiva e un invito a interrogare ciò che appare. Sì, a Roma succede anche questo: un corridoio lungo meno di 9 metri riesce a parlare di infinito.