Sì sì, avete letto benissimo: quella del Castello Ursino di Catania è una storia di spostamenti, quasi impossibile da leggere senza osservare il paesaggio intorno. La fortezza fu costruita nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia con una precisa funzione strategica sulla costa. Oggi, invece, il mare è lontano e il grande edificio appare saldamente inserito nel tessuto urbano, per la precisione in piazza Federico di Svevia.
Ma come è possibile? La ragione di questo cambiamento si trova nella storia geologica della città: nel 1669 una colata proveniente dall’Etna raggiunse il castello, dividendosi in due bracci e circondandolo senza distruggerlo. La lava ricoprì parte delle fortificazioni e modificò la linea costiera, togliendo alla fortezza quella posizione sul mare che aveva contribuito alla sua importanza militare.
Oggi, però, guardando le mura esterne si osserva la combinazione perfetta tra l’ingegneria umana e la potenza primordiale della natura siciliana
Indice
Breve storia del Castello Ursino
La costruzione risale al 1239 e rientrava nel sistema di fortificazioni voluto da Federico II di Svevia, imperatore della dinastia degli Hohenstaufen. La fortezza aveva una funzione militare, ma anche un forte valore simbolico: la sua presenza contrapponeva il potere imperiale a quello della Chiesa, rappresentato dalla vicina Cattedrale.
Ursino attraversò poi secoli di trasformazioni. Fu residenza reale sotto gli Aragonesi e dal 1283 fu legato alle assemblee del primo Parlamento Siciliano. Durante il periodo aragonese alcune parti dell’edificio assunsero una funzione rappresentativa, mentre nel ‘500 il viceré De Vega lo scelse come propria residenza. In quell’epoca, tra le atre cose, furano aperte delle grandi finestre che cambiarono l’aspetto austero delle facciate.
Arrivò poi il lungo periodo carcerario, tra la fine del XVI e il XVIII secolo, testimoniato ancora oggi da graffiti e iscrizioni lasciati dai prigionieri sulle pareti del cortile e del Salone San Giorgio. Alcuni disegni raffigurano imbarcazioni e strutture difensive. Il terremoto del 1693 provocò altri danni importanti: crollarono le semitorri orientali e meridionali e il torrione di sud-est. La fortezza attraversò poi una nuova fase militare in età napoleonica e rimase legata all’uso di caserma fino agli inizi del ‘900.
Una curiosità riguarda invece l’aquila sveva collocata sopra l’ingresso principale. La scultura mostra l’elegante volatile con una preda tra gli artigli, identificata con una lepre oppure, secondo un’altra interpretazione, con un agnello. È uno dei particolari da cercare prima di attraversare la grande porta ogivale.
La visita tra torri, cortili e collezioni d’arte
La visita comincia bene sin dall’esterno, con un giro intorno alla fortezza. Dal fossato la massa delle torri appare ancora più imponente. Alcune parti delle antiche fortificazioni sono state riportate alla luce dopo la rimozione di porzioni della colata lavica del 1669. L’ingresso conduce al cortile centrale, vero fulcro architettonico del complesso.
Le quattro ali originarie racchiudono grandi ambienti rettangolari collegati da sale quadrate. Le volte a crociera caratterizzano gli spazi interni, mentre le torri presentano una particolarità notevole: all’esterno hanno forma circolare, mentre all’interno risultano ottagonali. Le coperture mostrano costoloni disposti a raggiera, con un effetto che ricorda la struttura di un ombrello.
Le torri hanno anche nomi legati alla loro storia: la Torre delle Bandiere richiama le insegne regali e cavalleresche; la Torre del Sale sarebbe stata utilizzata quale deposito del sale e conserva una piccola testa scolpita su una delle mensole della volta; la Torre dei Magazzini fu danneggiata dal terremoto del 1693, è stata consolidata durante i restauri e oggi accoglie scala e ascensore per i piani superiori; la Torre dei Martìri, detta anche delle torture, nasconde una stretta feritoia e un’apertura destinata alle artiglierie nel XVII secolo.
Tra gli ambienti più suggestivi compare il Salone San Giorgio, legato alla cappella di corte dedicata al santo. Il portale quattrocentesco introduceva alla cappella ricavata nella torre mediana meridionale. Ed è proprio sulle sue pareti che restano tracce della lunga storia carceraria del complesso.
Poi c’è la Sala del Teatro che protegge reperti provenienti dal teatro romano di Catania, recuperati durante gli scavi condotti dal principe Biscari nel 1750. La Sala delle Scuderie custodisce invece reperti romani e presenta una volta ogivale molto particolare. I numerosi fori visibili nella copertura corrispondono ad anfore capovolte inserite con funzione di alleggerimento.
Il percorso prosegue attraverso la Pinacoteca e le raccolte civiche. Il Museo Civico, istituito nel castello nel 1934, riunisce collezioni formatesi grazie a donazioni e lasciti di importanti collezionisti catanesi. La collezione Biscari raccoglie reperti provenienti dagli scavi condotti dal principe Ignazio Paternò Castello e da acquisti effettuati nei principali mercati antiquari italiani. Molto interessante è anche la collezione dei Padri Benedettini che comprende invece reperti greci e romani raccolti nella seconda metà del ‘700.
Tra i dipinti della collezione Finocchiaro compaiono opere attribuite a Pietro Novelli, Matthias Stomer e Luis de Morales. La Pinacoteca comprende inoltre opere provenienti dai fondi Mirone, Zappalà-Asmundo e Balsamo. Dal livello superiore, infine, una grande apertura permette di guardare Catania dall’alto, con i tetti della città e l’Etna sullo sfondo. Il vulcano che ha modificato la posizione del castello rispetto al mare torna così dentro il racconto, ma stavolta attraverso il paesaggio.
Dove si trova e come arrivare
Il Castello Ursino si trova in piazza Federico II di Svevia, nel centro di Catania. Per raggiungerlo a piedi da piazza Duomo occorrono circa 12 minuti, seguendo le vie del centro storico. Da piazza Università il percorso richiede un tempo simile, mentre da Porta Uzeda sono quasi 4 minuti. Anche chi arriva con gli autobus può prendere come riferimento il terminal di piazza Borsellino, distante più o meno 4 minuti a piedi dalla fortezza.
L’ingresso si apre sulla piazza attraverso la grande porta ogivale, ma prima di entrare vale la pena fare il giro esterno della fortezza, soprattutto nel settore del fossato, per vedere la massa delle mura e delle torri e riconoscere le tracce delle antiche fortificazioni. La piazza Federico II di Svevia resta quindi il punto di riferimento più semplice per raggiungere il castello e iniziare la visita.