Scoperta la “Pompei di Port Talbot”, la più grande villa romana mai rinvenuta in Galles

In Galles è stata scoperta la “Pompei di Port Talbot”: una villa enorme che riscrive la storia. Il ritrovamento cambia la mappa del passato

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Sotto un parco dove oggi si passeggia, si fanno picnic e si portano i bambini a vedere i cervi, c’era una casa. Non una casa qualsiasi, però: una villa romana di dimensioni fuori scala per il Galles. È emersa (per ora solo sullo schermo di un georadar) nel Margam Country Park, nella zona di Port Talbot, nel sud del Paese.

La notizia ha già un soprannome che suona quasi inevitabile: la “Pompei di Port Talbot”. Un paragone un po’ azzardato, forse, ma che rende l’idea di quello che gli archeologi pensano di avere tra le mani. Non tanto per l’epica della catastrofe, quanto per un dettaglio molto più concreto: la conservazione. Qui, dicono, potrebbe essere rimasto tutto sorprendentemente intatto. E non perché sia stato sepolto da cenere e lava, ma perché per secoli nessuno ha arato, costruito, spianato. E questo, per un sito romano, è preziosissimo.

La scoperta della Pompei di Port Talbot in Galles

Il primo indizio non è arrivato da un frammento di mosaico trovato per caso. Il team del progetto ArchaeoMargam, che unisce Università di Swansea, amministrazione locale e realtà del territorio, ha usato strumenti di indagine geofisica e ground penetrating radar per “vedere” cosa c’è sotto la superficie senza toccare nulla.

A un certo punto, sul tracciato, la forma è diventata leggibile: un rettangolo complesso, con stanze, corridoi, ali laterali. La pianta di un edificio che non sembra affatto improvvisato. Un edificio che, per come appare, è enorme: circa 43 metri di lunghezza, con una struttura che ricorda le ville a corridoio, quelle con una facciata lunga e organizzata, spesso con una veranda sul fronte.

L’impronta complessiva della villa sarebbe di circa 572 metri quadrati. Per il Galles, dove la presenza romana è documentata soprattutto da forti e accampamenti, è qualcosa che sposta l’ago della bilancia. Non un avamposto militare, ma una residenza di rango, il centro di un’azienda agricola, un posto dove si amministrava, si produceva, si gestivano terre e persone.

Un corpo di fabbrica più grande di quanto ci si aspetterebbe per un semplice annesso: circa 354 metri quadrati. Potrebbe essere stato un granaio, un fienile, un magazzino. Oppure una sorta di sala coperta per incontri e attività collettive.

C’è anche un elemento difensivo: l’area risulterebbe racchiusa in un recinto con fossati o fortificazioni leggere. Non è detto che si tratti di mura “da guerra”, ma indica comunque un controllo dello spazio, una separazione netta tra il dentro e il fuori. Un segnale di status, e anche di gestione.

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Vista del Margam Park, dove è stata fatta la scoperta

L’importanza della scoperta

La scoperta nel Regno Unito è un indizio che cambia tono a una storia più grande: quella del Galles romano e, soprattutto, del sud della zona. Per decenni l’immaginario ha insistito su un’idea: Roma c’era, ma solo in forma militare. Presidi, forti, strade di collegamento, controllo del territorio. La villa di Margam racconta altro.

Racconta che in quest’area potevano esistere élite romanizzate, con risorse e ambizioni. Gente che costruiva in grande, che probabilmente decorava in grande. Gli archeologi ipotizzano ambienti prestigiosi, magari statue, forse pavimenti a mosaico.

Una villa romana, specie se inserita in un complesso con edifici di servizio così ampi, è quasi sempre il centro di un sistema agricolo. Campi, allevamento, depositi, manodopera. Un luogo che produce e redistribuisce. Questo significa che il territorio non era soltanto “sorvegliato”: era sfruttato, abitato stabilmente, integrato nei meccanismi dell’Impero. E se lo era, allora bisogna rivedere la mappa mentale di quella Britannia occidentale che spesso viene descritta come periferica.

Per ora si resta alle scansioni, alle interpretazioni, alla prudenza. Ma il segnale è forte: sotto un prato di Margam potrebbe esserci uno dei siti romani più importanti mai emersi in Galles. E se le promesse verranno confermate, non sarà solo una bella storia da raccontare. Sarà un pezzo di storia che mancava.

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